Thinking

...IL MIO SEGRETO?

Dal momento che tutti continuano a domandarmi e domandarsi quale sia il mio segreto ho deciso di rivelarlo!

 

Si articola in due punti:

 

Non è vero che si vive una volta sola.

È vero che si muore una volta sola e si vive 

Ogni attimo!

 

Ho sempre amato e curato l'erba del mio giardino,

senza preoccuparmi se quella del vicino fosse più verde.

E quando lo era, l'ho guardata con ammirazione!

 

La vita è meravigliosa! Siamo noi a renderla

squallida.

 

Leo Nucci

Barbiere di Siviglia, Teatro alla Scala 2015

CARTOLINA - una bella pedalata

 

27 luglio 2015 ore 10.30

Questa sera prima di Barbiere alla Scala.

Ognuno si prepara a modo suo... io con una bella pedalata, ispirandomi alla natura!

A sta sera,

Leo

 

 

RIFLESSIONI SU CANTO E BICI

 

Ho fatto un lavoro che ho amato tantissimo e che mi ha dato certamente più di quanto pensassi. Certo non più di quanto sognassi perché di sognare non ho cessato mai e mai cesserò!

Ho fatto il cantante d’opera sognando di fare il ciclista: molto meglio come è andata…

Ho comunque trovato dei paralleli fra le due attività. 

Avete mai fatto caso al fatto che i ciclisti professionisti nonostante siano magri in maniera paurosa quando li vedi con la maglietta aperta e che faticano in salita non hanno il ventre a tartaruga, ma bensì un leggero rigonfiamento diaframmatico? Similitudine di respirazione con i cantanti lirici. E poi l’aspetto aerobico. La resistenza fisica è simile nelle due attività, anche se con dovuti distinguo.

Nel ciclismo un velocista puro non potrà mai vincere il Tour de France a meno che non glielo facciano vincere per forza portandolo davanti a tutti in macchina sul Tourmalet o l’Izoard.

Così è nella lirica, per un tenore coloratura pur fenomenale è dura che possa cantare Otello di Verdi o Pagliacci. 

Nella lirica sono arrivati gli sponsor miliardari come nel ciclismo. Grandi case di orologi si contendono i “divi” del momento. Come nel ciclismo i miliardari venuti dall’Est Europa sponsorizzano squadre e decidendo del destino dei corridori da loro ingaggiati guardando solo a risultati di vetrina. 

Con mentalità nate nel periodo della “guerra fredda” si preparano gli atleti in provetta come purtroppo comincia ad accadere nelle grandi accademie di canto usando poi le lezioni per programmi nelle televisioni con canali specializzati. Guarda caso le stesse che sponsorizzano il ciclismo e tutto il resto.

Purtroppo nella lirica da tempo è arrivata la “moda”, come purtroppo sappiamo nel ciclismo, di iniezioni prima o durante la recita (performance) per sanare banali indisposizioni o meglio ancora problemi psicologici. Globalizzazione totale!

Si sono inventate nuove professioni legate ai cantanti. Teorici del canto e così via; gente che normalmente gira il mondo alle spalle di questi nuovi talenti ai quali manca però la capacità di decidere da soli cosa fare. 

Consiglieri e tecnici incutono timori, paure molto spesso non giustificate perché ovviamente perderebbero la loro fonte di guadagno se il cantante fosse capace di decidere da solo.  

Ad una giovane cantante, sicuramente dotata, ho chiesto se fosse interessata a voler cantare un certo “ruolo”, risposta: “Mi hanno detto che è ancora presto e devo aspettare qualche anno”. Ha 27 anni… Renata Scotto a 18 anni ha debuttato in Bohème, Maria Callas a 25 anni cantava in Arena Gioconda, la Signora Freni debuttava in Elisir a 19 anni e l’elenco può continuare. Scotto e Freni hanno cantato fino a 70 anni, Callas ha finito prima, ma i motivi sarebbero da analizzare.

Ne ho conosciuti e ne conosco moltissimi cantanti del passato compatibili con questi parametri: Ruggiero Raimondi e il sottoscritto nel 2015 hanno cantato Barbiere alla Scala lasciando tutti di stucco, io debuttai nel 1967 a 25 e Ruggero nel 1964 a 21 anni; Domingo canta ancora e credo abbia cominciato a cantare nella culla senza smettere più. Il povero Luciano a 70 anni cantava ancora al Metropolitan (anche con me) e se non gli fosse venuta quella maledetta cosa che ce lo ha portato via avrebbe cantato ancora.

Non conosco nessuno di nuova generazione che arrivato intorno hai 50 anni di età non abbia avuto seri problemi vocali: auguro a tutti di arrivare a 70 anni e più, ma qualche dubbio io nutro.

Oggi si debutta “alla Scala” e gli stessi che ti fanno debuttare dicono che devi stare attento con il repertorio per poi mandarti allo sbaraglio qualora ne avessero bisogno. 

Mi disse un giorno il grande Direttore George Solti: “Leo ricordati che se hai soldi per qualsiasi ragione domani potresti perdere tutto, se però curi e tieni riguardo della tua voce avrai sempre da mangiare”.

Dice a riguardo parlando di un collega l’ex grande campione Bugno: “Lo difendo, ma temo che abbia troppi suggeritori che decidono per lui”. 

Le sfide Coppi e Bartali ci sono sempre state anche nella lirica ed è bene che ci siano perché ciò crea interesse fra gli appassionati. Però dopo i concerti dei Tre Tenori (i quali prima non si potevano vedere, poi diventarono grandi amici per la felicità di noti cronisti) si è creato il mondo dei grandi eventi naturalmente super sponsorizzati inventando “divi” singoli o in coppia che forse proprio all’altezza del compito, almeno nel rigore del nostro mestiere, non lo sono, però belli e poliglotti. Sono certo qualità e anche merce perfetta per il mondo nuovo e globale della musica classica. 

Il ciclismo mi ha insegnato a soffrire in silenzio, decidere che rapporto usare e contro vento è inutile fare il Don Quijote, tanto vince il vento! E poi a non fidarsi sempre delle traiettorie degli altri. Il rischio di cadere e farsi male è sempre pronto. 

Riflessione importante per il mio lavoro: in bicicletta la bronchite si prende in conseguenza di come si affronta la salita e come ci si copre per la discesa. Riflettere…!

Conosco l’importanza del guadagno, ho fatto l’operaio, però soldi e immagine mediatica non sempre fanno vincere. Vince chi pedala di più con i “rapporti” giusti e riesce a muoverli a velocità/resistenza superiore agli altri. 

La vita ha grande similitudine con la bicicletta: per stare in equilibrio bisogna “pedalare” specialmente in salita.

Il mondo è certamente migliorato nelle utilità tecniche, ma da crudele com’era prima è divenuto “barbaro”  con le conseguenza di mancanza di rispetto di tutto e di tutti e, quel che è più grave, di noi stessi.

Banali similitudini!

Leo Nucci 

Baritono, giunto al momento delle riflessioni

 

Menton, dopo Barbiere alla Scala 11 agosto 2015 

IMPRESSIONISMO IN POESIA

 

 Ogni sera col tramontar del sole,

nei dì che s’avvicinano all’estate,

a dire l’emozion non stan parole

spiegar no so le immagini incantate

 

due pini ed un cipresso

forman la silhouette d’un barboncino.

Cambian color col cambio degl’orari,

e dietro il rosa ciel fa da cuscino

 

ora il tramonto arriva al suo splendore

e al barboncin d’incanto batte il cuore.

Pulsar lo ve’ fra quelli ch’eran rami.

Nel punto esatto ch’ora pare un petto.

 

Anche il mio cuor or sento palpitare.

Come può star che questa cosa viva?

Come si può spiegare quest’effetto?...

Scoiattol si diverton a saltare!

 

Leo

 

Menton, 5 giugno 2015

Nel paese di Picasso e Chagall: Saint-Paul de Vence

Nucci. Il baritono integralista

La tecnica del canto secondo Leo Nucci

"Tecnica del canto" si definisce la teoria di una forma del linguaggio musicale nella proiezione e comunicazione del suono vocale. Questa teoria serve a coloro che cantare non possono, perché madre natura glielo nega, ma grazie alla quale possono dedicarsi allo sport della critica di coloro che invece lo sanno fare, perché baciati dal fato e nello stesso tempo serve a coloro che possono dedicarsi, basandosi su teorie, ad insegnare la "tecnica del canto" agli ignari.
Questo è il motivo per il quale Nucci non ha mai dato lezioni di canto, né lo farà!
Ogni uno di noi è costituzionalmente diverso dall'altro e quando nell'attività canora si identifica con canoni o riferimenti tecnici già ascoltati lo fa per imitazione. Perciò non è più se stesso.

Divertiamoci a cantare!

Leo