Lounge

10 Settembre 2017

Tokyo, trionfa la Traviata palermitana

Grande successo In Giappone per la Traviata “palermitana”. Il Teatro Massimo di Palermo e' in tournée nel Sol Levante, con 150 persone tra artisti e tecnici e un programma che tocca cinque citta', con il capolavoro verdiano e con Tosca di Puccini.
Al Bunka Kaikan di Tokyo, protagonista di “Traviata” e' stata la star palermitana Desirée Rancatore come Violetta, affiancata da Antonio Poli come Alfredo, mentre Leo Nucci e' stato il severo papa' Germont. Sul podio Ivan Ciampa, regia di Mario Pontiggia e scene di Francesco Zito che sono un omaggio al Liberty alla Belle Epoque di Palermo. Il sovrintendente Francesco Giambrone ha sottolineato che il Teatro Massimo continuerà a proporsi anche all'estero come alfiere della tradizione musicale italiana e anche della nostra tradizione del “mettere in scena” il melodramma.

IL SOLE 24 ORE by S.Carrer, 19 Giugno 2017

ANSA: Nucci, superbo Rigoletto sotto le stelle

Ovazioni, battimani accompagnati da un sottofondo di "bravo", "bis" per il Rigoletto di Leo Nucci. La prima del melodramma verdiano che ieri sera ha aperto la Stagione del Forte Arena di S.Margherita di Pula (Cagliari) è stata un successo di pubblico. La 526esima prova del celebre baritono emiliano nei panni del tragico buffone alla corte del duca di Mantova è stata accolta da applausi a scena aperta.


Sotto il cielo rischiarato dalla luna piena i circa 3000 spettatori hanno apprezzato la messinscena della prima opera della Trilogia Popolare di Giuseppe Verdi. Voce vigorosa, carisma, presenza scenica, l'interprete verdiano per antonomasia, 75 anni, 50 di carriera, ha creato un coinvolgente incontro col pubblico.

Richiesto a gran voce Nucci ha concesso il bis di 'Sì Vendetta'. Gli studenti del liceo Musicale del Convitto Nazionale gli hanno dedicato lo striscione "Grazie Leo". Sul palco è andato in scena il bell'allestimento del Teatro Lirico di Cagliari con l'ottima direzione di Donato Renzetti.

ANSA, 11 Giugno 2017

Leo Nucci, il più grande baritono vivente: "Rigoletto sono io"

C'è qualcosa di meglio, alla vigilia di un'opera, che farsi cinquanta chilometri in bicicletta? Non c'è, se si è Leo Nucci.

Che è fiero di aver scalato lo Stelvio e il Pordoi ed è, sì, anche il più grande baritono verdiano vivente. Tutto questo per passione. Che altro è, se non passione, la molla che a 75 suonati (e cinquant'anni di carriera) porta quest'emiliano innamorato della vita nei teatri del mondo? Stasera alle 21.30 sarà di nuovo in scena, sul palcoscenico della Forte Arena di Santa Margherita di Pula, per il debutto nel melodramma del teatro all'aperto del Forte Village. Sarà la sua cinquecentoventiseiesima volta (ufficiale) nei panni del tragico buffone della corte dei Gonzaga. E sarà, come sempre, la prima volta.

"Non voglio sentir parlare di routine. Per chi si emoziona, lavorando, non esiste routine. Ogni volta è diverso: cambiano i cantanti, l'orchestra, il direttore, il regista, cambia soprattutto il pubblico". Racconta, con quella sua contagiosa umanità, che quando debuttò nel ruolo aveva 31 anni e accanto a sé, in scena, come Gilda, un giovane e bravo soprano. "Adriana Anelli, mia moglie, incinta di sei mesi di nostra figlia". Quarantaquattro anni dopo, i due cantanti hanno due splendidi nipotini. "Capisce perché il mio Rigoletto è sempre diverso?".

Leo Nucci parla di estetica, di come la vita nutra l'arte, ma parla anche di etica, che poi è la stessa cosa: "E l'etica ci impone di dare il meglio, ogni volta. La nostra esistenza è un lampo, un vento che passa. Chi ha avuto la mia fortuna e non la sa apprezzare perde e fa perdere agli spettatori la meraviglia di qualcosa che si rinnova ogni volta. Nessuna recita è uguale all'altra. E solo se senti l'emozione che il pubblico ti restituisce fai bene il tuo mestiere. È il rapporto totale, che conta, quello che riesci a dare".

Lui lo fa da sempre. E alla sua età continua a girare il mondo con la musica. "Come dice il mio grande amico Chung, la musica è un messaggio d'amore. Ogni nota è l'ultima della tua vita. E ogni giorno ci regala qualcosa di nuovo. Io sono felicissimo dei miei 75 anni".

Nucci (che tiene a ricordare, qui in Sardegna, Giusy Devinu, "cantante e donna straordinaria"), è arrivato a Cagliari dopo il "Rigoletto" di Las Palmas, Canarie. Accanto a lui, come Duca di Mantova, c'era Antonio Gandìa, che ritroverà stasera. Poi, martedì, di nuovo in volo, per la tournée del Massimo di Palermo che lo porterà in Giappone con "La Traviata". E di nuovo in Europa, nel teatro romano di Orange, Francia del Sud, per un altro "Rigoletto". "Ho impegni sino al 2020. E sa che le dico? Che finora non ho mai avuto bisogno di un otorinolaringoiatra, di un foniatra. Ci sarà pure un motivo, no?". La buona sorte, ma soprattutto il rigore che ha caratterizzato la sua incredibile carriera. Una disciplina di ferro (merito del ciclismo?) unita a una professionalità al di sopra di tutto. E al rispetto di sé stesso e degli altri. "Io ringrazio per questo dono che ho avuto, e faccio il possibile per ricambiarlo".

Ride dei divi, di quest'epoca in cui chiunque emetta una nota finisce su Youtube o su Facebook. Sarà per questo che ama definirsi celebre e non (banalmente) famoso. "Noi siamo soltanto testimoni. Artisti sono i compositori. Stasera, quando entrerò in scena, lascerò la vanità di Leo nel camerino. E sarò solo Rigoletto". Un Rigoletto con trentadue anni in più, rispetto a quello che lo vide in scena, nel 1985, all'Anfiteatro Romano di Cagliari.

A quando un'autobiografia?

"Me l'hanno proposta due editori. Ho risposto che però prima devono procurarsi un avvocato… Non so stare zitto, accidenti a me".

La sua sincerità le ha mai procurato dispiaceri?

"Rogne sì, non dispiaceri. Io credo in quello che dico, non sono arrogante. Amo confrontarmi e crescere grazie agli altri, ma su tutto amo la verità".

Nucci, che vive a Lodi, patria di Adriana Anelli, e torna spesso a Castiglione dei Pepoli (Bologna), dove è nato, ha intrapreso a 70 lo studio del violoncello. I suoi compagni di classe sono ragazzini di dieci anni o poco più. "Mi chiamano Maestro, ma quando mai! Io sono un alunno come loro".

 

UNIONE SARDA by M.P. Masala, 10 Giugno 2017

ARENA DI VERONA

RIGOLETTO

July 27

www.arena.it

FORTE VILLAGE: Sport & Arte

9 giugno 2017
Domani sera sarà impegnato nel Rigoletto all'Arena del ForteVillage, ma oggi ha pedalato con noi!
Onorati della Tua amichevole partecipazione sportiva!
Grandissimo baritono Leo Nucci!
The Rigoletto at the Arena of ForteVillage, but today he ride with us!
Honors of Your Friendly Sports Participation!
Great Leo Nucci!

https://www.facebook.com

ANSA: Leo Nucci, mio Rigoletto sempre diverso

Grande baritono a Forte Arena, questo personaggio m'ha stregato

"Il Teatro e la musica classica devono diventare un bene sociale". Una forte convinzione e un auspicio per Leo Nucci. Per la 526/a volta il celebre baritono emiliano indossa i panni del deforme buffone alla corte dei Gonzaga. Il 10 giugno calcherà infatti ancora una volta il palcoscenico nel ruolo che lo ha consacrato in tutto il mondo interprete verdiano per antonomasia, Rigoletto. Attesissimo per una data al Forte Arena di Santa Margherita di Pula, il grande cantante lirico risponde all'ANSA dalle Canarie dove a Las Palmas è stato accolto da una standing ovation nelle vesti del protagonista del melodramma di Verdi che inaugura sulla costa sud occidentale della Sardegna in un teatro sotto le stelle, tra mare e montagna, 5000 posti a sedere, il cartellone dei Grandi Eventi. Repliche il 17 e 24 con Giovanni Meoni, nel ruolo di Rigoletto. Allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, sul podio Donato Renzetti, regia di Joseph Franconi Lee, nel cast anche Barbara Bargnesi (Gilda) e il tenore Antonio Gandìa, già con Nucci sul palco di Las Palmas ("Bello cantare assieme a lui", dice il grande baritono). "Rigoletto è un capolavoro musicale e di drammaturgia, interpretarlo ogni volta mi dà una emozione diversa - confessa - ogni spettacolo offre la possibilità a chi è sul palco e a chi è seduto in sala di vivere un'esperienza nuova. Del resto la vita é troppo breve, non vale la pena ridurla a routine". Quest'anno l'artista di Castiglione dei Pepoli (Bologna) festeggia 50 anni di carriera, 3.000 recite, 72 titoli, il 16 aprile ha spento 75 candeline. Dopo la Sardegna tanti altri impegni lo attendono: prima Tokyo, l'8 luglio sarà Rigoletto a Orange, in Francia, e il 27 all'Arena di Verona, a 40 anni dal suo debutto, sono 40 gli anni anche dal debutto alla Scala. La messinscena della prima opera della trilogia popolare è frutto di un accordo tra Teatro Lirico guidato da Claudio Orazi e Forte Village. Appassionato anche di cinema e ciclismo, Leo Nucci con la Sardegna ha un legame speciale. "Non vedo l'ora di tornare in questa straordinaria terra - conferma - e non solo per assaggiare spaghetti alla bottarga e Fil' e Ferru di cui sono amante. Del resto la vita è come un alito di vento e non vale la pena sprecarla mangiando e bevendo male", scherza. Non nasconde la sua ammirazione per il tenore sardo Francesco Demuro: "Una bellissima realtà italiana, artista serio, dotato di una straordinaria vocalità". La moglie, Adriana Anelli, soprano, insostituibile consigliera, è sempre presente e sarà con lui anche in Sardegna, dove il baritono regalerà nuove emozioni. "In realtà - spiega - salgo sul palco non per emozionare, ma per emozionarmi. Quando sono in scena dimentico me stesso e mi immergo nel groviglio di passioni, debolezze, conflitti, rabbia, dolore, disillusione di questo sciagurato personaggio in cui Verdi ha racchiuso gli aspetti tragici della condizione umana. Lascio a casa Leo Nucci e mi immedesimo in Rigoletto e ogni volta è diverso. E' il segreto e la bellezza di questa affascinante arte".

ANSA by M.G.Marilotti, 2 Giugno 2017

Regio Stagione 2018 al via nel segno di Leo Nucci

[...] Come detto sarà l'opera verdiana popolare per eccellenza , con Leo Nucci nei panni del gobbo buffone di corte, a alzare il sipario della stagione lirica il 12 gennaio 2018 [...]. Eccezione che conferma la regola: "Avevamo deciso di non programmare Verdi fuori dal Festival - ammette Meo - ma abbiamo fatto una deroga, per celebrare i 50 anni di carriera di Nucci il cui ruolo identificativo è sicuramente Rigoletto". 

 

GAZZETTA DI PARMA by M.Predabissi, 1 Giugno 2017

Leo Nucci, il Rigoletto più applaudito del mondo

INTERVISTA – 51 ANNI DI CARRIERA, 40 DAL DEBUTTO IN ARENA E 40 DAL DEBUTTO ALLA SCALA, 3.000 RECITE UFFICIALI, 72 RUOLI IN CARTELLONE. «HO INIZIATO COME MECCANICO, POI BIGLIETTAIO SULLA TRATTA BOLOGNA-ZOCCA MA GIÀ NEL ’51 STUDIAVO CANTO». IL 27 LUGLIO TORNA A VERONA.

“Avrò dunque sognato” è lo spettacolo che a Modena, al Teatro Comunale Pavarotti, il 5 e 7 aprile 2017, ha permesso al pubblico e al teatro di festeggiare il grande baritono Leo Nucci per il suo 75° compleanno e i suoi 50 anni di carriera. “Avrò dunque sognato” è anche un passo del Secondo Atto, scena 9, del Rigoletto (conversazione tra Marullo e Rigoletto): “Son felice che nulla a Voi nuocesse L’aria di questa notte. Ah, fu il bel colpo. S’ho dormito sempre.
Ah, Voi dormiste. Avrò dunque sognato. La ra, La ra, La la”.

Uno spettacolo, quello di Modena, composto dalle parti più importanti per baritono di quattro opere (Luisa Miller, Ballo in maschera, Rigoletto, e finalino con Simon Boccanegra), tutte cantate da Nucci e certamente a tutti sembrava di sognare ascoltandole da un unico interprete. “Avrò dunque sognato” è diventato una realtà musicale rara per la fatica dell’interpretazione. Coraggio e passione di un gigante del palcoscenico.

Abbiamo raggiunto a Monaco il leggendario Leo Nucci, dove interpreta La traviata al Bayerische Staatsoper, per farci raccontare un po’ di storia dell’opera di ieri e di oggi e quali arie canterà nel suo prossimo futuro. Ad inizio conversazione, Nucci parte subito con voce squillante, prorompente, incredibile.

– Maestro Nucci, vorrei innanzitutto focalizzarmi su Verona a quarant’anni dal suo debutto. Era il 1977 con Romeo e Giulietta, regia di Gianfranco de Bosio. Cosa ricorda di quella edizione?

«E’ stato un bellissimo allestimento con un cast di prim’ordine. C’era Fedora Barbieri (Gertrude), c’era un immenso Veriano Lucchetti (Romeo) e poi la straordinaria regia di de Bosio: si passava dal rosso al nero con movimenti di scena perfetti. Mi ricordo quando chiamavo “Romeo” una incredibile pioggia di applausi come per la cavatina del Barbiere».

– L’anno dopo, nel 1978, è tornato con Madama Butterfly nel ruolo di Sharpless. Ma c’è qualche particolarità che lega le due opere in quegli anni…

«E’ vero! Ho uno strano destino che mi lega a Verona. La prima volta che ho esordito in un’opera all’Arena è stata anche la prima volta che quell’opera veniva messa in scena nell’anfiteatro. Si tratta appunto di Romeo e Giulietta e di Madama Butterfly che hanno fatto il loro debutto in Arena quando le ho interpretate. Inoltre, la stessa sorte è accaduta al Filarmonico, sempre nel ‘78, con La bohème».

– Lei fece poi ritorno a Verona per Pagliacci (1993, Tonio), Nabucco e Il barbiere (1996, Figaro). Nel 1998 con Un ballo in maschera (Renato), Nabucco e Rigoletto; nel 1999 con Aida (Amonasro), nel 2000 con La forza del destino (Don Carlo) e La Traviata (Giorgio Germont) durante la Sovrintendenza di Renzo Giacchieri. Ma parliamo del “Rigoletto” e di quel 1991.

«Sì, complessivamente ho fatto più di cento recite in Arena. E poi anche il Rigoletto! Nel 1990 venne a trovarmi a Salisburgo Carletto (nda, Carlo Perucci, direttore artistico dell’Arena nel quadriennio 1986-1990, Sovrintendente Francesco Ernani) e disse “ho pensato di fare a Verona un Rigoletto con te”. Gli risposi: “A sit mat!” (in emiliano), “ma sei matto!”. “Assolutamente no, dobbiamo farlo”, mi riconferma. E qui, nel ‘91, comincia l’avventura del Rigoletto in Arena. Credo più di 45 recite. Il primo realizzato tutto da Sylvano Bussotti».

– Maestro Nucci, lei interpretò Rigoletto dal 1991 al 2013, in nove Festival e con quattro allestimenti diversi. Vorrei parlare dell’edizione 2001 (regia di Charles Roubaud, scene Bernard Arnould, costumi Katia Duflot) che la Televisione italiana (Rai5) ha mandato in onda il 2 aprile per l’omaggio a lei dedicato. Abbiamo così potuto rivedere una grande interprete, Inva Mula, una magnifica Gilda.

«Certamente, bravissima Inva Mula, l’ho portata io a Verona. Avevamo già fatto insieme Rigoletto e nel 2000 abbiamo recitato nella Traviata. L’avevo conosciuta e scoperta a Marsiglia. Ma anche un’altra grande interprete ha cantato con me: Elena Mosuc, sia in quell’anno che nel 2002. Bellissimo l’allestimento del 2001 con due bis, come nell’anno del Centenario».

– E cosa racconta dell’anno 1994, serata per Placido Domingo?

«Abbiamo fatto tre opere, un evento colossale. Il 1° atto di Otello con Daniela Dessì, dove io interpretavo Jago; il 3° atto di Bohème con Cecilia Gasdia (Mimì) e mia moglie Adriana Anelli che cantava Musetta, io ero Marcello; il 3° atto di Aida. Tutte le opere interpretate da Domingo e la direzione del mitico Nello Santi».

– Riprendiamo il racconto della sua carriera. Lei non ha iniziato subito a cantare, in verità faceva qualcos’altro….

«Certo, per dieci anni ho fatto il meccanico ma studiavo canto e musica fin dal 1951. La domenica lavoravo in una ditta di autopullman, facevo il bigliettaio sulla tratta Bologna-Zocca, erano 45 chilometri, e sulla Modena-Montese, sull’Appennino. Ho cominciato a suonare il bombardino nella banda musicale, cioè il flicorno basso in sì bemolle. Ho iniziato canto nel ‘57».

– Maestro Nucci, allora sono 50 o 51 anni di carriera?

«Il primo concerto (in cui sono stato pagato) è stato a Modena nel ‘66, mi avevano dato 20 mila lire. Però, la prima opera da solista è stata Adriana Lecouvreur, a Bologna nel ‘66 con Antonietta Stella e, soprattutto, a Spoleto nel 67, nel Barbiere come Figaro».

– Per la Stagione estiva 2017 dell’Arena farà il regalo di venirci a trovare a Verona?

«Si verso fine luglio, indovini che opera posso venire a cantare? Una recita sola, però!».

– Dove la porterà a cenare il suo Agente e che piatto preferisce ordinare?

«In realtà sono io che porterò a cena il mio agente e ordinerò sicuramente Risotto all’amarone!».

Chiudiamo questa intervista con lo stralcio di una lettera che Nucci inviò al Presidente Giorgio Napolitano nel 2011, a margine di una crisi del Teatro Sperimentale di Spoleto, e a seguito di un appello inviato dai dieci più celebri cantanti d’opera italiani usciti dal bacino spoletano: “Caro Presidente [...] Mi sento in dovere di rivolgerLe un appello a favore del Teatro Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Io, come tanti altri colleghi, ho avuto l’onore e la fortuna di vincere il Concorso dello Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Grazie a tale vittoria dal 1967 ad oggi ho avuto il privilegio di cantare in tutti i più grandi Teatri del mondo portando con orgoglio la nostra lingua in quei luoghi celebrati. L’Opera, nostra invenzione come ha affermato in una bella trasmissione della BBC il Maestro Pappano, è una delle forme d’Arte che tutto il mondo ci invidia. Un Popolo non può annullare la Sua storia, neanche nei momenti difficili. Anzi penso che l’orgoglio e l’onore di appartenenza vadano esattamente nell’altro senso. Lei più di tutti ce lo insegna. Avrò l’onore di cantare a Roma il Nabucco di Giuseppe Verdi diretto dal Maestro Riccardo Muti in occasione delle Celebrazioni della nostra Unità Nazionale. L’Opera lirica è stata parte importante per la realizzazione di tale unità, se non altro come riferimento emozionale e linguistico. Ci aiuti Signor Presidente. Aiuti il Centro Sperimentale “A. Belli” di Spoleto a sopravvivere. Aiuti il mondo della musica Operistica a continuare ad essere quella bandiera dell’Italia che il mondo ama e brama”.

 

OPERA ARENA MAGAZINE by Roberto Tirapelle, 15 Maggio 2017

Hospice Piccole Figlie, l'omaggio di Leo Nucci al Regio

Un'occasione speciale con un ospite d’eccezione. Serata particolare per il grande baritono Leo Nucci che si è esibito al teatro Regio in occasione del decennale dell’Hospice Piccole Figlie. L'artista è salito sul palcoscenico insieme ai musicisti della Italian Chamber Ensemble. Sono stati Mimma Petrolini, Antonio Maselli, suor Erika Bucher, Enrica Valla, Massimo Damini e Mauro Biondini a dare il saluto di benvenuto al numeroso pubblico presente. L'incasso è stato interamente devoluto all'Hospice.


 LA REPUBBLICA PARMA by M.Vasini, 9 Maggio 2017

"Avrò dunque sognato" gli applausi al Teatro Pavarotti? Con Nucci sicuramente no

50 anni di carriera celebrati con uno spettacolo dal titolo "Avrò dunque sognato?". Leo Nucci calca il palcoscenico del Teatro Comunale Luciano Pavarotti con il passo e la voce di un "ragazzino"
"Copiare il vero !.. può essere una buona cosa, ma INVENTARE IL VERO è meglio, molto meglio." - Giuseppe Verdi

RECENSIONE - Un ottimo esperimento di teatro nel teatro (o meta-teatro), al quale raramente si assiste durante spettacoli di opera lirica. Eppure è questo quello al quale hanno assistito gli spettatori che hanno affollato, in due sere distinte, il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena.

Per celebrare i 50 anni di carriera, il baritono Leo Nucci ha infatti deciso di non presentare sul palco il classico ed ormai già visto Gala in forma di Concerto, ma uno spettacolo che proponesse, collezionando comunque le opere che hanno segnato le tappe più importanti del suo percorso internazionale, il punto di vista della "macchina" teatrale.

Ed ecco che il sipario si apre con i macchinisti e gli attrezzisti in scena, che terminano il loro lavoro mentre Nucci, in penombra, come seduto al suo camerino, si prepara per andare in scena. Fulcro di tutto il collage le lettere di Giuseppe Verdi, che il protagonista legge durante le pause tra le scene cantante tratte da Luisa Miller, Macbeth, Un ballo in maschera e La Traviata.

Un viaggio attraverso le opere di Verdi, ma anche nella carriera di Nucci, più volte applaudito a scena aperta e con standing ovation, che si è dato al pubblico e ai colleghi che lo hanno accompagnato con la generosità che ha sempre contraddistinto la sua presenza sui palchi di tutto il mondo. Il baritono è stato affiancato dai giovani che negli anni hanno partecipato al progetto Opera Laboratorio che la fondazione dei teatri di Piacenza ha organizzato in questi anni e tra loro si è sicuramente distinta il soprano Maria Mudryak che in Luisa Miller (nell'opera omonima), Oscar (in "Un ballo in Maschera) e Gilda (ne "Il Rigoletto") ha saputo accompagnare la freschezza scenica ad una vocalità degna di nota.

Tutti gli artisti - il tenore Marco Ciaponi, il basso Cristian Saitta, il basso Nicolò Donnini, il baritono Simone Tansini, l tenori Alessandro Viola e Julius Loranzi ed i soprano Federica Gatta e Leonora Tess - hanno comunque dato prova di aver appreso le "lezioni" del Maestro che ha comunque dimostrato come gli anni "sulle spalle" abbiano aggiunto al carisma la dose di esperienza tale da riuscire a passare da Miller al Renato del Ballo in Maschera a Rigoletto senza apparente fatica e senza far rimpiangere allo spettatore il fatto di non assistere al prima e al dopo delle opere in questione ma riuscendo a concludere ottimamente grandi scene che raramente si possono vedere unite così bene dal punto di vista registico.

Un plauso quindi anche a Salvo Piro per aver diretto e congegnato l'intera macchina scenica e all'Orchestra dell’Opera Italiana diretta da Aldo Sisillo e al Coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati.

 

MEDIA E SIPARIO by B.Ceci 24 Aprile 2017

TV Parma: LEO NUCCI IN CONCERTO L'8 MAGGIO PER L'HOSPICE PICCOLE FIGLIE

Al Regio la festa per il decennale dell’Hospice con Leo Nucci

Un festeggiato d’eccezione per una carriera d’eccezione. Sarà una grande festa per il grande baritono Leo Nucci. La serata si terrà lunedì 8 maggio 2017, alle 20.30, al Teatro Regio di Parma.

Il favoloso artista salirà sul palcoscenico che lo ha visto tante volte protagonista insieme ai musicisti della Italian Chamber Ensemble, con la collaborazione di Mauro Biondini. La serata sarà presentata dalla giornalista Francesca Strozzi.

“E’ un grande piacere – ha esordito l’assessore al Welfare Laura Rossi, introducendo la conferenza stampa – poter supportare momenti di alto livello artistico come questo finalizzati a sostenere una nobile e importante realtà come quella dell’Hospice”.

Sono stati Mimma Petrolini e Antonio Maselli, presidente e vice presidente dell’Associazione Claudio Bonazzi Pro Hospice, a spiegare nel dettaglio la serata e a introdurre l’intervento del baritono Leo Nucci: “sono felice di tornare a Parma per i tanti legami che ho con questa splendida città, ma soprattutto di calcare il palco del Regio per uno spettacolo con una finalità così preziosa e importante. Per questo ringrazio Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro, presente oggi con noi alla conferenza stampa, insieme all’Amministrazione Comunale e agli organizzatori”.

Anche Mauro Biondini ha espresso il suo entusiasmo: “invito tutti i parmigiani a partecipare alla grande serata dell’8 maggio per sostenere l’Hospice e per render omaggio al Maestro Leo Nucci”.

Tutti gli artisti animeranno la serata insieme, per sostenere l’Hospice Piccole Figlie. Il concerto è promosso dall’ Associazione Claudio Bonazzi pro Hospice, con il patrocinio e la co-organizzazione del Comune di Parma e in collaborazione con OPEM, Movimento della gentilezza, Rotary Club Parma e Banca Passadore.

Inoltre nel foyer del Teatro e sul palcoscenico saranno esposti i dipinti di Vittorio Ferrarini, che ha espresso la sua soddisfazione per la possibilità di partecipare con le sue opere a un evento benefico, in un Teatro così prestigioso.

Sarà una grande serata di musica e solidarietà, un’occasione per dare una mano, per ascoltare e ricordare grandi momenti di musica: infatti l’incasso sarà interamente devoluto al Centro Cure Palliative Hospice Piccole Figlie, una struttura di importante supporto per coloro che stanno vivendo un momento particolarmente delicato della loro vita.

Il grande baritono sarà accompagnato dall’Italian Chamber Ensemble formata da: Pietrantonio Cazzulani (violino), Massimo Repellini (violoncello), Lino Pietrantoni (violino), Davide Burani (arpa), Christian Serazzi (viola), Paolo Marcarini (pianoforte e arrangiamenti).

Appuntamento quindi l’8 maggio, alle 20.30, al Teatro Regio con tanta musica e divertimento finalizzati a sostenere il Centro Cure Palliative Hospice Piccole Figlie.

I biglietti platea e palchi frontali € 25, palchi laterali € 20, galleria € 15 possono essere acquistati presso:
Biglietteria Teatro Regio
Gioielleria Carboni, via Mazzini, 5/a
Edicola Menotti Tatiana, via Farnese, 1
Mimma Petrolini , cell. 3394910463

BUON COMPLEANNO LEO!

RAI5: OMAGGIO A LEO NUCCI

Nel giorno della Pasqua, per l’omaggio al celebre baritono Leo Nucci, che quest’anno festeggia i 75 anni di età, ma anche i cinquant’anni di attività artistica e i quarant’anni dal debutto sul palco del Teatro alla Scala, Rai Cultura propone “Nabucodonosor”, in domenica 16 aprile alle 10.05 su Rai5. E’ il primo grande successo popolare di Verdi in cui Nucci interpreta il ruolo del protagonista. L’opera va in onda nell’allestimento andato in scena al Teatro dell’Opera di Roma nel 2011, con la regia teatrale di Jean Paul Scarpitta. Al fianco di Nucci, Antonio Poli è Ismaele, Dmitry Beloselskiy è Zaccaria mentre Csilla Boross è Abigaille. A dirigere l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è la bacchetta di Riccardo Muti. Regia tv di Lorena Sardi.

Dopo “Nabucodonosor”, il ciclo proporrà un’altra opera verdiana interpretata da Nucci: “Luisa Miller”, in onda domenica 23 aprile, nell’edizione allestita per il Teatro Regio di Parma nel 2008.

L’omaggio si concluderà domenica 30 aprile con l’unica opera non verdiana del ciclo, “Tosca” di Puccini, in cui Nucci interpreta il ruolo di Scarpia nell’edizione allestita da Luca Ronconi per il Teatro alla Scala nel 2000. L’opera, oltre a chiudere l’omaggio a Leo Nucci, introduce il nuovo ciclo di rappresentazioni che nel mese di maggio sarà interamente dedicato alle opere meno rappresentate di Puccini.

Ufficio Stampa RAI5

Leo Nucci, il Rigoletto più grande: "La voce non basta, bisogna soffrire"

Castiglione dei Pepoli (Bologna), 14 aprile 2017 

MAESTRO, finora nessuno l’ha rottamata.

Sorride, un lampo negli occhi: "L’altra sera per il concerto a Modena c’era una folla di cinesi. Un ragazzo mi ha avvicinato, non posso andare a vedere il Rigoletto senza di lei". Fa una pausa, riprende: "La soddisfazione più grande me l’hanno data il pubblico e i miei ex colleghi. È stato qualche giorno fa. Per favore finisci così, mi hanno chiesto. Facci arrabbiare perché non canti più ma non farci pensare, perché non ha smesso".

Leo Nucci, il più grande Rigoletto al mondo. Il baritono antidivo che riempie i teatri – "uno dei pochi" –, in Cina è quasi venerato come Mao. Mezzo secolo di carriera, domenica compie 75 anni. Rilassato, nella casa natale di Castiglione dei Pepoli, sull’Appennino bolognese. Scherza in dialetto. Con lui la moglie Adriana Anelli, soprano. Al piano terra il babbo Gigi aveva la bottega da fabbro. Una grande terrazza si affaccia sulla vallata, una sera mamma Lalla lo spronò, vai via. I ritratti di famiglia sul camino dei Seicento. Le foto di una carriera lunga una vita, la bici da corsa.

Non starà pensando di andare in pensione?

"Stando alle logiche della vita, avrei già dovuto smettere dieci anni fa. In realtà mi sento in una forma incredibile. Non ho nessuna paura di andare in pensione, ci è andato anche il Papa. Ci sto pensando veramente. So che continuerò a far musica, a 70 anni mi sono messo a studiare il violoncello. E continuerò a seguire i giovani. Se per caso mi saltasse in mente di venire a Castiglione tre mesi all’anno e di aprire una scuola, si vedrebbe una fila di cinesi lunga così...".

Domingo ha un anno in più di lei.

"Stiamo bene insieme, siamo due pazzi. L’altro giorno ci siamo visti a Vienna, ci siamo abbracciati. Mi ha detto, oh siamo gli unici che non cancellano. Per forza, gli ho risposto, noi due messi insieme facciamo l’età della storia dell’opera".

La spaventa?

"Mi spaventa non prendere la decisione di ritirarsi al momento giusto. L’attrazione del palcoscenico è talmente grande. Ho impegni fino al 2020. Credo che smetterò prima. Non voglio fare sceneggiate. Prenderò il telefono e dirò basta. Non devono esserci strascichi". La moglie Adriana: "I concerti d’addio, per carità".

Nucci non bari, tutto è cominciato al Comunale di Bologna nel ’66, fanno 51.

"Vero, la prima scrittura sì, ma io conto gli anni da solista. Spoleto, era il 10 settembre del ’67".

Lei, il Rigoletto più acclamato al mondo.

"Le recite ufficiali dell’opera sono più di 600, ma metto in conto solo quelle che mi hanno pagato. In tutto, più di 3mila volte in scena in 72 ruoli da cartellone".

Il Nabucco a 51 anni.

"Non volevo farlo prima. A 75? Voglio capire i personaggi. Quando vado sul palco, mi si perdoni la vanità, vorrei interpretare la vita. Un ragazzo che deve debuttare in Rigoletto mi ha chiesto consigli. Eccoli: non cantare pensando alla voce ma soffrire come soffrirebbe lui. E questo è molto difficile".

Il libro dei ricordi.

"Lo sto scrivendo, in terza persona. Ci sono già due editori che lo vorrebbero pubblicare, ho chiesto a entrambi: avete dei buoni avvocati?".

Quindi attacca qualcuno che conta?

"Parlo di falsità che si dicono. Questa storia della filologia sbandierata da trent’anni. Allora perché non si fanno le opere con 44 strumenti come ha scritto Verdi ma con 80? Perché a tutti i direttori d’orchestra fa più comodo suonare così, è un altro effetto, fanno più bella figura".

Scontri epici con certi registi.

"La regia la fa il compositore. Dà pause, colori, altezze di suoni. Invece c’è chi ha il paraocchi, tutto è nazista e si deve svolgere dal ’20 al ’43. Con la Cavani abbiamo rifatto la “Traviata” alla Scala, è stato un trionfo. Liliana, un’amica, più di sinistra non so chi ci sia. Sul palcoscenico ha detto, ma questo è Verdi, io devo rispettare le sue idee".

Evviva.

"Ecco la filologia, cercare di capire dove voleva arrivare l’autore. Molti registi mi rispettano. Chi convinco di più? I ragazzi, il pubblico. Chi è giovane deve capire che quando si fa questo lavoro c’è bisogno di cultura. Servono studio e dedizione".

Di sé dice: non sono un cantante famoso, sono celebre.

"Giro per la strada tranquillo, nessuno mi conosce. Se passa il mio amico Andrea Bocelli si fermano tutti".

La palestra più importante è quella della della provincia?

"Si giocava a carte coperte. I primi anni con Marchesi ho fatto solo vocalizzi. Poi ho iniziato un repertorio, prima leggero poi sempre più pesante".

Come un atleta.

"Mi sono comportato così tutta la vita. Non sono andato in bicicletta solo per il piacere. Questo mestiere è fatto di tanta disciplina".

 

QUOTIDIANO NAZIONALE by R.Bartolomei, 13 Aprile 2017

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Avrò dunque sognato!

Leo Nucci a Modena e ricorda Pavarotti

Leo Nucci ha festeggiato al Teatro Comunale di Modena 50 anni di carriera con Avrò dunque sognato! titolo prodotto a fianco di Fondazione Teatri di Piacenza. Lo spettacolo, andato in scena ieri mercoledì 5 aprile 2017 con replica domani venerdì 7 aprile alle ore 20, è incentrato sul repertorio verdiano e comprende scene da Luisa Miller, Un ballo in maschera e Rigoletto. “Ho scelto in particolare queste tre opere perché mi legano a Luciano Pavarotti e alla mia carriera internazionale” ha spiegato il grande baritono. “Luisa Miller è stata la prima opera che mi ha dato notorietà internazionale. L’avevo già cantata ma ebbi l’occasione della prima di una grande produzione con ‘Lucianone’ e Katia Ricciarelli a Londra, direttore Maazel”. In occasione della sua permanenza a Modena, Leo Nucci si è recato al cimitero di Montale per un affettuoso omaggio all’amico Pavarotti.

 

ANSA, 6 Aprile 2017

Biografia di Leo Nucci

• Castiglione dei Pepoli (Bologna) 16 aprile 1942. Baritono (per qualcuno il migliore del mondo in Verdi). Nel 2008 applausi a scena aperta della Scala per la sua prova nel Trittico pucciniano (direttore Riccardo Chailly, regia di Luca Ronconi). Nel 2009, al Teatro Real di Madrid, interpretando Rigoletto, ha concesso un bis di Vendetta, tremenda vendetta, per la prima volta nella storia del teatro. «Pensando che nel 1967, quando ho vinto il concorso di Spoleto, le scritture tardavano e per sbarcare il lunario cantavo nel ristorante Meo Patacca, mi viene da dire: te pare poco?» (ad Alfredo Gasponi).
• Debuttò nel 1967 poi, dal 70, per cinque anni nel Coro della Scala: «Fu la svolta: lì conobbi mia moglie, lì Grassi e Gandolfi mi rilanciarono e la mia carriera sbocciò». Nel 77 l’esordio come solista sul palcoscenico del Piermarini per una sostituzione nel Barbiere di Siviglia: «Stavo facendo Figaro a Bergamo, venni chiamato d’urgenza, un’audizione e via sul palco. Dopo la cavatina venne giù il teatro: due minuti di applausi, l’allestimento di Ponnelle prevedeva che il palco girasse, ma dovettero fermarlo. Al termine dell’atto il direttore Müller mi diede un mazzo di chiavi dicendo: “Sono quelle della Scala, adesso è tua”» (a Enrico Parola).
• Diretto da Muti nell’Otello del 2001 alla Scala, «col suo cesello, con la sua coraggiosissima interpretazione, segna uno dei vertici della sua carriera, e così come d’ora in avanti pensare a Rigoletto è pensare a Nucci, del pari nominare Jago senza pensare al grande Leo sarà impossibile» (Paolo Isotta).
• «Ha il gusto della battuta, si è fatto da solo, il padre era maniscalco e minatore. Lui stesso a 15 anni dovette lavorare per una impresa di pullman, “la domenica facevo il bigliettaio”. Venire dalla povertà significa aiutare le nuove voci di Piacenza, fare beneficenza, abbassarsi il cachet del 20 per cento: “Non è giustificato, con questa crisi, dare tutti questi soldi ai direttori d’orchestra”. Ha alle spalle 72 ruoli, fu il primo a cantare in Italia l’Onegin in russo, 3.000 recite di cui 188 alla Scala e 300 a Vienna (…) “Ad Amburgo nel 1985 il regista voleva che fossi un clown sul Reno e non il buffone di corte. Verdi non può diventare un circo”. E se ne andò? “No, la direzione decise di mandare via lui. Un’altra volta a Londra riuscii a far togliere tante cose di cattivo gusto, ma purtroppo rimase la sodomia in scena. La regia all’opera la fa il compositore, non il regista, è la musica a impostare le parole. La vera modernità del Rigoletto, con cui debuttai nel 1973 a Legnago – mia moglie Adriana, incinta di sei mesi, cantava con me –, è nel capire la violenza dell’uomo sulla donna”. Nel loro giardino a Lodi chiamano i fiori con i nomi degli artisti: “L’altro giorno è morta Maria Callas, una rosa”. Ha scritto un libretto intitolato Il mondo dell’opera sui vizi, le vanità e i luoghi comuni del suo ambiente: “Lo spettacolo andò in scena in Svizzera facendo morir dal ridere, la musica è piena di citazioni, l’acqua calda è stata già inventata, non c’è nulla di nuovo”. Adora due film, Stregata dalla luna e Pretty Woman, “perché dimostrano come, anche non conoscendo la lingua, all’opera puoi commuoverti. Cosa che non accade nella prosa”. È vero che Gigi Proietti le propose di debuttare come attore? “Sì, dopo un Nabucco, opera che interpretai per la prima volta a 51 anni, mi disse: Ma ’ndo sei stato finora? Io mi ritengo un attore che canta”. (…) Ha cantato con i tre tenori. Carreras: “Mi chiamava la bestia per come ho conservato la voce”; Domingo: “Un grande amico, a Vienna sono a casa sua. Quando abbiamo cominciato diceva che io ero più giovane, a un certo punto siamo diventati coetanei, ora dice che è più giovane lui”; Pavarotti: “Era un compagnone, mi chiamava Ciccio, mi sfidava a preparare il vitel tonné”. Che cosa invidia ai tenori? “Il fatto che – non so perché – hanno tutti i capelli in testa”. (…) Leo Nucci sta dalla parte dello spettacolo, dà i bis (“una volta pure un tris”) e ai puristi che storcono la bocca ricorda che “Verdi quando diresse la Messa da Requiem a San Marco ne diede tre”. (…)» (Valerio Cappelli) [Cds 4/4/2014].
• «Motivato, rispettoso delle esigenze musicali, delle richieste di registi e direttori, delle necessità tecniche. Praticante di una fede che intende la gioia di cantare come corrispettivo di metodica autocritica artistica e professionale. In ammirazione, non disinteressata e intelligente, dei partner: la sua è una generazione di cantanti cresciuta “per imitazione”, ascoltando e imparando dai buoni colleghi. Capace di passi indietro, o laterali se necessario – l’evoluzione, non rettilinea, del suo Figaro o di Rigoletto insegna – pur di non tradire un’idea di buonbelcanto che poggia su due dogmi: la scrittura d’autore e il rispetto della voce, intesa come fortunato prolungamento timbrico della persona, e come soggetto dotato di carattere e di requisiti propri; di cui tenere conto» (Angelo Foletto).
• «A me non interessa il canto fine a se stesso: mi interessa molto di più il personaggio, lo sviluppo drammatico».
• Facile al bis: «Alla Scala era proibito. Tante volte avrei voluto ripagare così l’entusiasmo degli spettatori, come del resto ho fatto in tutti i teatri del mondo: a volte anche due bis in una stessa serata. Ma alla Scala non si poteva. Una cosa assurda, perché l’opera non appartiene agli intellettuali e ai filologi, ma deve creare un rapporto di emozione con il pubblico». Nel gennaio 2007, alla fine di un recital, al quarto bis sulle note di Mamma son tanto felice invitò il pubblico a cantare con lui. «Neanche Pavarotti, neanche Carreras avevano osato tanto. Un karaoke alla Scala! Solo Nucci può permetterselo» (Gian Mario Benzing).
• Sposato con il soprano Adriana Anelli. Una figlia, Cinzia.
• Ogni domenica fa 130 chilometri in bicicletta per mantenersi in forma.

CINQUANTAMILA.IT by G.Dell'Arti 2014

Tgl Più incontra Leo Nucci

Nucci mattatore al Municipale, talento e voce oltre il tempo

"Bisogna sempre essere fedeli e fare quello che c’è nella partitura”. Suole dire. La sua tecnica di canto è eccezionale ed i suoi personaggi penetrano nella sensibilità dello spettatore per coinvolgerlo in emozioni particolari. Davvero un artista unico.

 

PIACENZA SERA by L.Carini, 1 Aprile 2017

La grande Opera lirica sbarca in televisione: la RAI trasmetterà il "Rigoletto"

 La RAI ha deciso di rendere omaggio così per i suoi 75 anni al grande artista emiliano Leo Nucci, il quale ha interpretato Rigoletto oltre 100 volte sul palcoscenico dell'Arena

La grande Opera lirica sbarca in televisione: la RAI trasmetterà il "Rigoletto"

Domenica 2 aprile alle ore 10 (con replica martedì 4 aprile alle ore 16,10) RAI 5 trasmetterà Rigoletto di Giuseppe Verdi rappresentato all’Arena di Verona nel corso del Festival Lirico 2001 con protagonista Leo Nucci.

Con la messa in onda di quest’opera e di altre che seguiranno nel mese di aprile, con Nucci sempre protagonista, la RAI vuole rendere omaggio al grande artista emiliano in occasione dei suoi 75 anni, che compirà il prossimo 16 aprile. Leo Nucci, ancora attivissimo sulle scene internazionali, ha interpretato Rigoletto oltre 100 volte sul palcoscenico dell’Arena che lo ha ospitato per la prima volta 40 anni fa.

Nell’edizione proposta da RAI 5, con la regia di Charles Roubaud, le scene di Bernard Arnould e i costumi di Katia Duflot  è affiancato, nei ruoli principali, da Inva Mula (Gilda), Aquiles Machado (Duca di Mantova), Sarah M’Punga (Maddalena), Mario Luperi (Sparafucile). I complessi artistici della Fondazione Arena di Verona sono diretti da Marcello Viotti.

VERONA SERA, 31 Marzo 2017

'Rigoletto', según el maestro Leo Nucci

El legendario barítono, de 74 años, se gana el aplauso del Liceu exhibiendo su propia lectura del bufón de la ópera de Verdi

Más de 500 representaciones de ‘Rigoletto’ le contemplan. Y más de 3.000 ‘verdis’, que se dice pronto. El barítono Leo Nucci es una leyenda de la ópera que sigue paseando su arte por los principales escenarios de la lírica a los 74 años. “Lo mío es un milagro”, suele decir este artista nacido en Castiglione dei Pepoli, cerca de Bolonia, que confiesa que no ha ido nunca a la consulta del otorrinolaringólogo y que ha construido su carrera siguiendo el modelo de figuras como Alfredo Kraus, que supo cuidarse  para mantener la salud vocal hasta una avanzada edad. Pocos meses después de que interpretara al bufón de la ópera de Verdi por enésima vez en La Scala, ha regresado al Liceu donde ofreció, el sábado, una única función con el personaje entre las aclamaciones de un público entregado.

Junto a Plácido Domingo, Nucci es uno de los pocos  cantantes de su generación que pueden presumir de figurar en los carteles de los primeros teatros operísticos del mundo. Su sola presencia atrae a espectadores que desean vivir con él el milagro de una nueva aparición, a pesar de las limitaciones de una voz desgastada pero que mantiene, con una buena administración de sus recursos y su innegable carisma dramático y presencia escénica, las constantes vitales de la dignidad interpretativa Y eso, más o menos, s lo que acreditó en el teatro de la Rambla. La dirección le había reservado un hueco para que diera vida una vez más a un rol que lleva adosado a su ADN artístico, y que están repartiéndose en las restantes 12 funciones el imponente Carlos Álvarez, en el primer reparto, y un buen Ángel Odena en el segundo.

PODEROSO DON COMUNICATIVO

El artista que más veces ha dado vida a este personaje en la historia de la ópera, desde que lo interpretara por primera vez a los 31 años, subió al escenario con la lección más que aprendida. A él nadie tiene que decirle como dar forma a la compleja psicología del personaje. Ni lo admite, salvo que coincida con sus propios planteamientos. Por eso el Rigoletto que ofreció Nucci en el Gran Teatre era el suyo, el que tiene interiorizado. Más próximo a la figura del padre amante y sobreprotector de su hija, Gilda, que al diseñado por la directora de escena Monique Wagemakers, que retrata a un progenitor opresivo, maltratador e incestuoso, que tanto ha dado que hablar, para bien, en esta producción.
Pero ahí estaba él con sus característicos tics, su poderoso don comunicativo y sus todavía sonoros y expansivos agudos con los que obtiene un rápido impacto. Los problemas vienen cuando tiene que utilizar las medias voces, bajar a los graves y expresar con la fuerza conveniente los recitativos, pero el artista sabe disimularlos con sus innegables tablas. El primer dúo con su hija hizo temer por el resultado final de su actuación, pero en el segundo acto resplandeció su faceta más teatral con un ‘Cortigiani’ de gran efecto, que levantó los primeros bravos. Naturalmente, llegó el dúo de la ‘vendetta’ junto a su hija y la sala reaccionó con parecido entusiasmo, propiciando el programado bis, que ofrece casi como un ritual en todas sus actuaciones y con el que complace a su legión de admiradores.

“¡Es el Messi de la ópera!”, exclamó a nuestro lado un entusiasmado espectador que había adquirido la entrada solamente para verlo. La magnífica soprano granadina María José Moreno recibió, a su lado, los mayores aplausos de la velada. ¿Qué demonios hace en el segundo reparto esta sensible, matizada y rigurosa intérprete, en el estilo vocal y en lo dramático,de Gilda? Sin duda merece estar en el primero. Antonino Siragusa, también debutante en el papel del Duque de Mantúa, exhibió la belleza de unos bien proyectados agudos y, en el resto de los papeles principales, Enrico Iori (Sparafucile) y Ana Ibarra (Maddalena) estuvieron lejos de las prestaciones que ofrecieron Ante Jerkunica y la sensual Ketevan Kemoklidze en la función inaugural. Finalmente, el evento cumplió con el objetivo de homenajear la trayectoria del incombustible barítono italiano. Nada que no fuera previsible.

 

EL PERIODICO by C. Lopez Rossel, 26 Marzo 2017

Palermo, applausi al Massimo per "Traviata" con Nucci e i profumi di Ungaro

Basta un "Sempre libera" cantato inginocchiata, al soprano palermitano Jessica Nuccio, per conquistare il pubblico del teatro Massimo, gremito come vuole un'opera di grande richiamo. E alla fine del primo atto, infatti, gli applausi sono tutti per lei, la ragazza venuta dalla Zisa.

Va in scena "La Traviata" di Verdi, la più amata del grande repertorio, capace di attirare anche un gruppo di donne tedesche e una coppia di giapponesi. Il sipario si apre su una scena che evoca le vetrate di Villa Malfitano affacciate sul parco con tanto di palma, omaggio al Liberty palermitano da parte di Francesco Zito, autore di scene e costumi. Omaggio voluto dal regista Mario Pontiggia che diventa più evidente nel secondo atto, quando le vetrate sembrano quelle di Villa Igiea con vista sul tempietto neoclassico. Il tempo di intonare "Libiamo", la celebre aria del brindisi, e l'opera scalda i cuori di un pubblico che vuole solo essere accarezzato dalle musiche che ama.

Nel secondo atto il tenore René Barbera, interprete di Alfredo, pareggia i conti con gli applausi a scena aperta. Ma poco dopo il trionfo, autentico, caloroso, spetta a un fuoriclasse come Leo Nucci, alias Germont padre, dopo il duetto con Alfredo. Il profumo ideato ad hoc da Emanuel Ungaro diffuso in sala durante lo spettacolo
si fa apprezzare in due riprese proprio nel secondo atto, mentre la scena della festa a casa di Flora è quasi da grand opera di altri tempi, che culmina con il fatidico lancio di banconote verso l'incolpevole Violetta.

In palco reale immancabile il sindaco Leoluca Orlando con la moglie Mily e il vicepresidente dell'Ars Giuseppe Lupo. Il pubblico, contento, fa scrosciare applausi alla fine per tutti i protagonisti e per il direttore Giacomo Sagripanti

 

LA REPUBBLICA by M. Di Caro, 20 Marzo 2017

Nucci, troppi teatri lirici a rischio

(ANSA) - PALERMO, 18 MAR - Leo Nucci, uno dei più grandi baritoni di tutti i tempi, debutta il 19 marzo al Teatro Massimo di Palermo nel ruolo di papà Germont nella Traviata di Verdi.
Nucci ha vinto tutti i premi possibili, ha festeggiato a Vienna le 500 recite di "Rigoletto". A lui si deve la rinascita con Claudio Abbado del "Simon Boccanegra", opera che ormai viene inevitabilmente associata al nome di Leo Nucci. In questi giorni Nucci, che è nato a Cremona 75 anni fa, si avvia a celebrare i 50 anni di carriera. Ha appena finito di cantare Germont alla Scala, ma tradisce un gran senso di amarezza quando parla dello stato dell'opera lirica in Italia.
"Sono a rischio troppi teatri - dice - Bologna, Parma, Verona.
E' verissimo che l'opera lirica è lo spettacolo più caro al mondo, un teatro deve mantenere lo staff, il coro, l'orchestra, e i migliori teatri hanno anche i laboratori, gli atelier per la creazione di scene e costumi. Troppi soldi, tutto vero, ma qui si tratta della nostra identità.

Teatro alla Scala: LA TRAVIATA

foto by Brescia-Amisano Teatro alla Scala

«Traviata» alla Scala, molto chic e poco choc

 Ci sono le crinoline e i frac, i pouf e le palme, i lampadari con le candele e le cabalette senza i daccapo, il balletto con le zingarelle vestite da zingarelle e i mattadori (s)vestiti da mattadori e tutti i bei tagli «di tradizione». «La traviata» della Scala è una specie di macchina del tempo, un’operazione-nostalgia, un tuffo nell’opera «di una volta»: infatti sta entusiasmando tutti quelli, e non sono pochi, che pensano, legittimamente per carità, che nel teatro musicale il bello coincida col fare le cose come si sono sempre fatte (ma allora perché rifarle? Boh).

La Scala riprende «Traviata» per dare ossigeno al botteghino (operazione riuscita) e per ostendere il supersoprano Anno Netrebko (operazione in corso: si appaleserà a Milano solo per le ultime tre repliche, il 9, 11 e 14 marzo).

[...] Suo padre era Leo Nucci, un altro giovincello di 75 anni. Posto che magari alla Scala si vorrebbe prima o poi ascoltare 

anche qualche altro baritono, Nucci era in gran forma: voce fermissima, acuti sicuri, pieno possesso della «parola scenica» verdiana, dunque chapeau. Comprimari sicuri, coro e orchestra in grande spolvero. Tanti applausi. Se vi piace l’opera come la si faceva una volta, non perdetevi questa «Traviata»

 

LA STAMPA by Alberto Mattioli, 4 marzo 2017

Universität für Musik und Darstellende Kunst Wien

27 and 28 January: Der italienische Starbariton Leo Nucci kommt für eine Masterclass nach Wien und Interessierte können live dabei sein, wenn er mit den Studierenden im prachtvollen Ambiente des Schlosstheaters Schönbrunn arbeitet.

Y A Coruña se volcó con Leo Nucci

El barítono italiano recibió, tras el entreacto, la Medalla de Oro de Amigos de la Ópera

Con clamorosas ovaciones saludó el público coruñés la actuación del barítono Leo Nucci, del que valoró, sin duda, el extraordinario recital con el que se clausuró la Programación Lírica de este año, pero también la deferencia que el cantante italiano tuvo con la ciudad, brindándose en su momento a actuar gratis si ello servía para mantener en pie la cita de anoche.

El prólogo de Payasos, un dúo de La Traviata, Un baile de máscaras... Las arias que cantó Nucci se recibieron con sonoros aplausos en un Palacio de la Ópera abarrotado.

Junto al maestro cantaron también la moldava Clara Panas y la canaria Eduvigis Monagas. En la velada participaron asimismo el Coro Gaos y la Orquesta Sinfónica de Galicia, dirigida por José Miguel Pérez Sierra. Al finalizar el entreacto, Nucci recibió la Medalla de Oro de Amigos de la Ópera, una distinción que agradeció con sinceridad el barítono, siempre muy vinculado a esta ciudad.

LA VOZ DE GALICIA, 10 Diciembre 2016

Los reyes entregarán las Medallas de Oro de las Bellas Artes en San Sebastián

San Sebastián, 1 dic (EFE).- Los reyes Felipe y Letizia presidirán el próximo lunes en San Sebastián la entrega de las medallas de oro de las Bellas Artes 2015, que recibirán entre otros tres guipuzcoanos: la escultora Cristina Iglesias, la soprano Ainhoa Arteta y el director del Zinemaldia, José Luis Rebordinos.

El teatro Victoria Eugenia acogerá este acto, al que acudirá también el ministro de Educación, Cultura y Deporte, Íñigo Méndez de Vigo, ha informado hoy su departamento.

Una treintena de artistas, escritores, músicos, actores, bailarinas, científicos, filólogos, gastrónomos, gestores culturales y un rejoneador, además de un arqueólogo, un filósofo y un payaso, a título póstumo, han sido distinguidos en esta ocasión.

Los actores Jean Reno y Emilio Gutiérrez Caba, el grupo musical Los Secretos, el barítono Leo Nucci y José María Sanz Beltrán, Loquillo, forman parte de una lista en la que figuran también el guitarrista flamenco Vicente Amigo y el cantante y poeta argentino Alberto Cortez.

Así mismo, han sido distinguidos, según el acuerdo adoptado por el Consejo de Ministros en diciembre de 2015, las bailarinas Blanca Ávila Molina "Blanca del Rey" y María José Ribot, "La Ribot", también coreógrafa.

El restaurante El Celler de Can Roca, de los hermanos Roca, es otro de los galardonados con estas medallas, que en el apartado de las letras recibirán los escritores María Victoria Atencia, Mauricio Wiesenthal y Francisco Rico.

El rejoneador Pablo Hermoso de Mendoza, el científico británico Michael Hoskin han sido también reconocidos, junto al experto en Patrimonio José María Ballester, el director del Mercat de les Flors, Francesc Casadesús, el diseñador y teórico del diseño Emilio Gil Cerracín, y el gestor cultural y presidente del Patronato del Teatro Real, Gregorio Marañón.

A título póstumo, el Ministerio ha considerado acreedores de la Medalla de Oro de las Bellas Artes al payaso Joan Montayés i Martí, "Monty" (Barcelona, 1965-2013); al filósofo, sociólogo y politólogo, José Vidal Beneyto (Valencia, 1927-París, 2010) y al arqueólogo Javier Cortés Álvarez de Miranda (Santander, 1929-Palencia, 2009).

 

EL DIARIO VASCO

Leo Nucci, otra vez el genio vuelve a Galicia

El barítono italiano cierra la programación lírica de A Coruña el próximo viernes 9

 

En 1973 la carrera del barítono italiano Leo Nucci empezaba a despegar. Hasta bien poco antes había formado parte del coro de La Scala, y una vez que decidió jugarse todo a la carta de probar carrera como solista solo pensaba ya en otra opción: si fracasaba buscaría trabajo en Australia. Pero Nucci tuvo suerte, ganó un premio en uno de los concursos de canto de su país y pronto recibiría una primera invitación para actuar fuera de Italia. El compromiso se lo ofrecía Amigos de la Ópera de A Coruña para participar en tres de las cuatro óperas programadas ese año: I Pagliacci, Simon Boccanegra y Madama Butterfly. La crítica gallega supo reconocer ya entonces la valía de aquel artista fuera de serie. «Su interpretación fue perfecta de principio a fin de la obra. Ovacionado con toda justicia por un público inteligente», recogía un periódico de la época haciéndose eco de la pericia del público coruñés para identificar nuevos talentos. El resto del mundo tardaría poco en descubrir también al que habría de convertirse en una de las últimas leyendas vivas de la era dorada de la lírica. En 1977 ya había debutado en La Scala con su inolvidable Figaro rossiniano; dos años más tarde en la Staatsoper de Viena, y en 1980 conquistó el Metropolitan de Nueva York, donde compartiría numerosas noches de gloria junto a Luciano Pavarotti, especialmente en Rigoletto, su rol-fetiche. Durante esos años se realizaron además las conocidas grabaciones con Herbert von Karajan, Georg Solti, Carlo Maria Giulini, Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Riccardo Muti o Zubin Mehta.

 

A pesar del éxito internacional, Leo Nucci parece que nunca olvidó sus primeras actuaciones en A Coruña, a donde ha vuelto en los últimos años. De hecho, cuando se enteró de la cancelación de la Temporada Lírica coruñesa se puso de inmediato en contacto con Amigos de la Ópera para ofrecerse a realizar una actuación que asegurase la continuidad de la actividad operística en una ciudad que en el 2018 celebrará el 250 aniversario de sus primeras representaciones. Nucci insistió varias veces y buscando un hueco en su aún imposible agenda ese concierto se celebrará ahora, el próximo viernes 9, en el Palacio de la Ópera (20.30 horas).

 

En esta nueva cita, el artista, reciente Medalla de Oro de las Bellas Artes de España, recordará su primera actuación aquí con el prólogo de Pagliacci, al que se sumarán conocidas escenas de La Traviata, Nabucco, Un ballo in maschera y, cómo no, Rigoletto. A esta especie de homenaje doble (de Nucci a la ciudad que primero lo acogió en el circuito internacional y de Amigos de la Ópera a su nuevo Socio de Honor) se sumarán además la Sinfónica de Galicia y el Coro Gaos, bajo la batuta de José Miguel Pérez Sierra, y dos jóvenes sopranos, Eduvigis Monagas y Clara Panas.

 

LA VOZ DE GALICIA by C. Maneiro, 2 Diciembre 2016

2016.10.26 LIVE Nabucco de Verdi à l'Opéra Royal de Wallonie

Leo Nucci est l’incarnation de Nabucco à Liège

Dans une mise en scène classique de Stefano Mazzonis di Pralafera pour l'Opéra royal de Wallonie, Leo Nucci incarne à la perfection l’un de ses rôles fétiches : Nabucco de Verdi.

[...] Pour cette production du Grand Théâtre de Liège, l’événement est d’autant plus grand que le rôle-titre est chanté par Leo Nucci, le Nabucco des temps modernes, référence incontestée et incontestable qui a déjà interprété l’ouvrage des centaines de fois (moins cependant que son autre rôle fétiche, Rigoletto, dont il décompte 510 représentations) ! 

Malgré cette habitude du rôle et ses 74 ans, il reçoit l’ovation qui accueille ses saluts avec une surprise et un ravissement d’enfant, preuve qu’il n’est toujours pas las du rôle. Le plaisir qu’il prend à jouer le vieillard sénile (lorsque le Roi tout puissant Nabucco est frappé par la foudre pour avoir blasphémé), démontre également que son enthousiasme n’est pas encore entamé. Sa prestation théâtrale impressionne lorsqu’il aborde l’air de la conversion de Nabucco. Vocalement, le rôle est très exigeant, convoquant une large palette de couleurs selon les états physiques et psychologiques du personnage (toute puissance, folie, pathétisme, supplication, dévotion, etc.). Leo Nucci s’acquitte de sa partition avec la subtilité de l’artiste qui a déjà essayé beaucoup de possibilités d’interprétation. Sa diction est travaillée et sa prosodie d’une précision rythmique démentielle, ce qui lui permet de tirer vers le haut le reste de la distribution et le chœur, parfois moins exacts en son absence. Puissant, il se permet de chanter de dos sans devenir inaudible pour autant. Son timbre n’est pas loin de définir celui d’un baryton verdien.

OLYRIX by D. Dutilleul, 19 Octobre 2016

 

Leo, lion de Babylone

[...] Toutes ces faiblesses s’effacent comme un mauvais rêve lorsqu’entre en scène le Nabucco de Leo Nucci, autour duquel l’opéra de Liège a intelligemment bâti son marketing. Peu importe qu’il arrive sur un cheval de bois aux couleurs psychédéliques, ou qu’on le transforme en vieux hippie après que Jéhovah l’a foudroyé. Nucci a l’autorité du rôle. Est-ce à cause des 300 fois où il l’a chanté ? De sa beauté vocale, exceptionnellement préservée à 74 ans ? Des expressions millimétrées qu’il sait faire passer sur son visage ? De son économie gestuelle ? Impossible à déterminer, et on touche ici aux limites de ce qui peut se dire sur la musique et l’opéra. Nucci est Nabucco, avec la même force que ce Dieu des Hébreux qui affirme « je suis celui qui est », et il n’y a rien à ajouter à ce fait. Sa seule présence vaut le déplacement. Il serait toutefois injuste de ne pas mentionner les autres sources de satisfaction du cast. Giulio Pelligra offre un Ismaele ciselé avec art, délivrant à la fois les raffinements du bel canto le plus aérien et une puissance jamais prise en défaut. Sa bien-aimée Fenena, Nahama Goldman est une révélation : une voix bien placée, des registres homogènes, une capacité à se faire entendre dans les ensembles où le personnage est souvent englouti. Tout cela dans une silhouette aussi mince et sulpturale ? On se pince … Les seconds rôles sont tous très bien tenus, et l’orchestre de l’opéra de Liège gronde et vrombit comme on l’attend dans ce Verdi « première manière », sous la baguette sans chichi de Paolo Arrivabeni.

Il y a donc un peu de tout dans ce Nabucco liégeois, et le pire y affronte le meilleur. Mais rien que pour Nucci, qui comme le confiait un de ses collègues en fin de spectacle « a écrit l’histoire du chant », tous les amateurs d’opéra devraient faire une embardée du côté de la Cité ardente.

FORUM OPERA by D. Joucken, 18 Octobre 2016

Leo Nucci regista: «L’opera è teatro»

«Verdi componeva pensando ai cantanti» 

[...] In camerino mostra un grande album di disegni di scene d’opera. «Mi chiedono di fare regia - dice - non posso pensarmi nel ruolo del supponente interprete dell’opera. Dopo Pirandello s’è visto di tutto. No, il teatro d’opera è musica teatro, secondo la lezione di Verdi che componeva pensando ai cantanti in scena, al loro respiro, al loro gesto, al loro muoversi. Ogni pausa, ogni intonazione è fatto concreto, significativo. A questo non si deve rinunciare, vogliamo fare teatro con la musica di Verdi come colonna sonora, come taluno teorizza?».

Il Ballo in maschera, è stato detto a più voci, non brilla certo per il libretto, stimato “il peggio verseggiato”. L’insinuazione provoca l’immediata reazione del regista Nucci. «Verdi, problemi di censura a parte, poteva collocare l’azione del dramma di Scribe Gustave III ou le Bal Masqué, in luogo non sospetto, nel Caucaso. Scelse Boston, non a caso, negli anni decisivi (1773/74) delle lotte d’indipendenza americana, mentre in Italia si era in pieno Risorgimento, vorrà pur dire qualcosa. Scri- vendo all’amica Maffei confidava ammirazione per l’alleato francese, ove tenesse fede al patto, come ammirava Washington sicuramente, mi sono documentato», conferma Leo Nucci.

«Non meno importante - continua il regista - la presenza dei neri africani deportati e resi schiavi “Immondo sangue dei negri” può far pensare al peggio, ma non è certo Verdi razzista, piuttosto l’inglese. Ancora una volta la musica interpreta e rende i moti che coinvolgono i personaggi a esprimere i problemi di sempre. Non manca il complotto per attentare alla vita di chi detiene il potere, sempre attuale. Verdi era uomo di sostanza, musica teatro, dunque, che cerchiamo di restituire al pubblico così com’è stata pensata». 

29 Settembre 2016 LIBERTÁ, by G.C.Andreoli

La Scala entusiasma Mosca

Il marchio Scala compare negli stand dei magazzini Gum sulla Piazza Rossa proprietà del melomane Mikhail Kuznerovich che sostiene questa trasferta del Piermarini, compare nei negozi di souvenir, nel foyer del Bolshoi dove è allestita una mostra sulle precedenti nove tournée del nostro teatro a Mosca (la prima fu nel ‘64 con von Karajan) e persino nella divisa delle maschere del Bolshoi che sono state prestate dal Piermarini... E compare sulle televisioni russe, dove girano sequenze dei circa dieci minuti di applausi tributati dal Bolshoi lo scorso 10 settembre per il Simon Boccanegra diretto da Myung-Whun Chung e l’altra sera per il Requiem di Verdi diretto da Riccardo Chailly, che sarà riproposto anche domani.

Successo per orchestra, coro, direttori e voci, tra quelle del Boccanegra soprattutto per lui, che nei panni del buffone o del doge è sempre alle prese con una figlia da amare: Leo Nucci, 74 anni e nel ‘74 qui per la prima volta «quando cantai nel coro del Simon Boccanegra diretto da Abbado». Ed eccolo ora protagonista, immagine dell’Italia verdiana nel mondo dopo 39 anni di Scala e 524 Rigoletti «cantati anche sulla Piazza Rossa in occasione della guerra nel Kossovo». Nucci è lo stesso in un teatro rinnovato, che non è più quello dal fascino délabré del ‘74, quando il sipario era quello in velluto rosso con la scritta CCCP e la temuta falce e martello al centro. Oggi il sipario è color oro come il teatro.

E il pubblico? Colto e appassionato, sebbene ritardatario. In sala si riconoscono il registra Dmitri Tcherniakov e la figlia del grande Rostropovich, Olga. Un pubblico comunque molto educato nel non fiatare durante il minuto di silenzio chiesto dal sovrintendente del Bolshoi, Vladimir Urin, per ricordare le vittime del recente terremoto in Italia. Con la grazia del gesto contenuto, il maestro Chung ha portato al successo internazionale il Boccanegra, da lui già diretto di recente a Milano lo scorso giugno-luglio. Applauditi anche tutti gli altri cantanti, Simone Piazzola, Carmen Giannattasio, Fabio Sartori e Mikhail Petrenko, con ottimo terzetto nella prima scena del terzo atto.E il pubblico? Colto e appassionato, sebbene ritardatario. In sala si riconoscono il registra Dmitri Tcherniakov e la figlia del grande Rostropovich, Olga. Un pubblico comunque molto educato nel non fiatare durante il minuto di silenzio chiesto dal sovrintendente del Bolshoi, Vladimir Urin, per ricordare le vittime del recente terremoto in Italia. Con la grazia del gesto contenuto, il maestro Chung ha portato al successo internazionale il Boccanegra, da lui già diretto di recente a Milano lo scorso giugno-luglio. Applauditi anche tutti gli altri cantanti, Simone Piazzola, Carmen Giannattasio, Fabio Sartori e Mikhail Petrenko, con ottimo terzetto nella prima scena del terzo atto.

 

12 settembre 2016 IL CORRIERE DELLA SERA, by P. Panza

«Va’ pensiero» alla Reggia di Caserta

Leo Nucci è un artista immenso, comunicativo e dotato di un senso del teatro quasi senza pari; in particolare il sodalizio artistico con Oren in questa partitura, ha esaltato di entrambi gli artisti i sentimenti di religiosità affratellante, pur se da fedi diverse.
Il grande baritono fa di Nabucco un sovrano cui la condizione di temporanea inabilità indotta dal castigo divino, conferisce virtù profetiche, quasi un ponte tra Antico e Nuovo Testamento.


Da antologia “Dio di Giuda!...l’ara, il tempio” in cui l’enfasi drammatica raggiunge vette in “Dio verace, onnipossente, adorarti ognor saprò”. Marco Faelli ha diretto i Cori del San Carlo e del Verdi di Salerno riuniti in un’unica colossale compagine: buona integrazione e bel colore vocale, ben superate le difficoltà a cappella in “Immenso Jehova”.

 

9 luglio 2016 IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO, by D. Ascoli

«La ópera no es un 'show'»

El prestigioso barítono italiano Leo Nucci debuta hoy en el Palau de la Música
El intérprete es una leyenda de la escena que, pese a llevar medio siglo de carrera, no había cantado antes en Valencia


Es una leyenda de la escena, lleva una carrera a sus espaldas de casi 50 años, pero nunca había cantado en nuestra ciudad, donde debutará esta tarde en el Palau de la Música. «El año pasado estaba previsto que interpretase 'Nabucco', pero un problema de salud me lo impidió. Mi mujer (Adriana Anelli), sí que cantó un 'Rigoletto' aquí a principios de los ochenta. Es la única ciudad importante española donde no he cantado», cuenta.

El barítono italiano Leo Nucci tiene 74 años y sigue en primera línea, pero no lo ve como algo extraordinario: «Estoy escribiendo eso que antes se llamaban memorias. Lo escribo por divertirme, no creo que lo publique nunca. Cuento que dejé de cantar en 1970, porque en ese momento había grandes voces como Gobbi, Capuccilli, McNeil. había mil barítonos. Entonces lo deje y pensé en irme a vivir a Australia».

Pero entonces conoció a su mujer y decidió quedarse, ingresó en el coro de la Scala y entonces: «Se me ocurrió hacer un concierto y un viejo sastre que resulta que era tenor y había estudiado con Antonio Cotogni, me convenció para volver a cantar. Y hasta el día de hoy. ¿Por qué canto con más 70 años? Cotogni fue profesor de Gigli y de Lauri-Volpi que con 82 años dio el famoso concierto en Barcelona. No es nada extraordinario que yo cante con 74 años».

Aunque cuando se le pregunta por el secreto de esa longevidad, no contesta con tópicos sobre técnica o repertorio, para él lo importante es el conocimiento cultural: «la ópera de Verdi pertenece al XIX, la técnica es importante, pero sobre todo la comprensión del repertorio. Escucho cantar 'Puritani' como si fuese 'Cavalleria rusticana', son dos mundos distintos. Es un problema cultural, la ópera es una disciplina que se ha perdido. No es solo necesario conocer la música, sino también su fundamento. Por ejemplo, ¿hay un cantante vivo que haya cantado con un autor de una gran ópera del pasado?: yo canté 'Gianni Schicchi' con su libretista Govacchino Forzano y tengo en casa el libreto con las indicaciones que el propio Puccini hizo».

Nucci habla de pasión de estos nombres , como custodio de una tradición olvidada o ignorada en el mundo de la ópera de hoy en día. En ese sentido no duda en criticar a algunos directores de escena: «no estoy en contra de las propuestas innovadoras, pero la ópera no es un 'show'; a menudo hacen cosas que no tienen nada que ver con lo que el autor, pensó y escribió. Olvidamos que la música está pensada para un libreto y en la época el libretista era tan importante o más que el compositor. Además esas producciones son carísimas con los tiempos que vivimos».

Pero Nucci también tiene sus críticos entre los puristas, en concreto con los bises, pues es uno de los cantantes que más ha bisado y le valió un escándalo en la Scala por hacerlo. «Toscanini prohibió en la Scala hacer bises, pero en 1903 el propio Toscanini los hacía. Verdi cuando dirigía su obra repetía algunos números y se alegraba de ese éxito. Incluso bisó 3 números en el Réquiem en su estreno en la Scala (1874)», asegura.

Ha trabajado con todos los grandes mitos de los últimos 40 años y de todos tiene anécdotas, para él Kraus es el número uno de los tenores y recuerda que Karajan, muy dado a mantener las distancias, era al único que le cogía por el brazo. Sobre Domingo, su otro longevo colega bromea: «mi rival... Nos llevamos más de 25 años con la mayoría de cantantes en activo y es difícil encontrar a alguien que cante con más de 50 años de edad. Se está perdiendo una cultura...».

 

10 Mayo 2016, LAS PROVINCIAS by César Rus

VIII Recital a beneficio de la FUNDACIÓN PRODIS

 

Patricia Barton - Ruth Iniesta - Leo Nucci - Ruggero Raimondi

Coralia

 Auditorio Nacional de Música 

6 Mayo 2016 19.30 h

Fúndacion Prodis 

Un ricordo... Spoleto 1968, il mio debutto ne' L'Arlesiana

Leo Nucci: "Yo no voy al teatro a escuchar a un divo"

El barítono italiano Leo Nucci ha vuelto al Teatro Real de Madrid con la ópera Luisa Miller, de Giuseppe Verdi. Con motivo de su paso por la capital, Radio Clásica ha ofrecido un reportaje sobre el intérprete, en su magacín de actualidad La darsena.

Con 74 años recién cumplidos, Nucci ha demostrado de nuevo con ‘Luisa Miller’ que continúa levantando pasiones entre los aficionados a la ópera. En esta ocasión, ha compartido reparto con la soprano Lana Kos, el tenor Vincenzo Costanzo, el bajo Dmitry Beloselskiy y la mezzosprano María José Montiel. Todos ellos bajo la dirección del estadounidense James Conlon en el Teatro Real de Madrid los pasados 23 y 26 de abril. Fue un espectáculo en el que sobraron los atriles y las partituras sobre el escenario y donde la creatividad y la dramatización cogieron protagonismo. Algo que, según ha destacado el barítono, “hace que la dificultad sea aun mayor”.

Leo Nucci ha revelado que Luisa Miller es uno de sus papeles preferidos ya que muestra “unos valores muy importantes para la vida”. Con esta ópera de Verdi debutó 1978 de forma casual debido a una sustitución de última hora. Su interpretación fue tan cautivadora que lo lanzó al mercado internacional y “un día después de la actuación, ya tenía contrato en los mejores teatros del mundo”, según ha afirmado el intérprete.

El italiano ha reconocido que las voces más extraordinarias no son siempre las más afamadas. Nucci ha asegurado que "el mundo de la ópera es un mundo maravilloso que los jóvenes deben conocer de manera justa y no como una exhibición de divos", a lo que ha añadido "yo no voy al teatro a escuchar a un divo, sino a disfrutar de un hombre que toca o canta maravillosamente".

28 Abril 2016 by RTVE

 

Conlon y Nucci regresan al Teatro Real con Luisa Miller

El director estadounidense James Conlon y el barítono italiano Leo Nucci regresan al Teatro Real de Madrid con la versión en concierto de la ópera 'Luisa Miller', de Giuseppe Verdi (1813-1901), que acogerá el coliseo madrileño en dos únicas funciones los próximos días 23 y 26 de abril.
Conlon, que en 2014 llevó a escena en el Teatro Real la ópera del maestro italiano 'I vespri siciliani', ha manifestado este jueves durante un encuentro con los medios que en 'Luisa Miller', basada en la pieza teatral 'Kabale und Liebe' ('Intriga y amor') de Friedrich von Schiller, se observa la capacidad de Verdi para dotar de "profundidad" a la obra.

El director del Teatro Real, Joan Matabosch, ha señalado que esta pieza es "excepcional" desde el punto de vista musical, puesto que en ella se ve toda la trayectoria de Verdi.

Junto a Nucci, completan el trío protagonista dos cantantes que debutarán en el Teatro Real: la soprano croata Lana Kos (Luisa Miller) y el tenor italiano Vincenzo Costanzo, Rodolfo. A su lado actuarán los bajos Dmitry Belosselskiy (Conde de Walter) y John Relyea (Wurm), y las mezzosopranos españolas María José Montiel (Federica) y Marina Rodríguez-Cusí (Laura).

Para Leo Nucci, de 74 años, la interpretación de esta obra supone encarnar de nuevo a uno de los afligidos padres verdianos: después de meterse en la piel de Giorgio Germont, padre de Alfredo en 'La traviata' (2015) y de sus interpretaciones de Rigoletto (2009 y 2015), el padre de Gilda en la ópera del mismo nombre.

Nucci se convierte ahora el bondadoso padre de Luisa Miller, que tendrá que vivir una vez más la muerte de su hija, víctima ingenua de luchas políticas, clasistas y personales, ajenas a sus sentimientos.

En palabras del barítono, la dramaturgia de esta obra se basa en un hombre de campo que fue un soldado, aunque con una visión moderna, y un hombre de poder con una visión completamente diferente, que obliga a su hijo a casarse con la prima para tomar el poder.

Tal y como ha indicado, la "modernidad" de la obra es un elemento "importantísimo" de la obra: "El poder impuesto, el amor impuesto para tomar poder y el amor que ha de ser libre".

"VIDA DE SACRIFICIO"

El barítono coincide con Conlon en el aspecto psicológico que apela a la humanidad en esta obra y recuerda las palabras que pronunció Verdi en su búsqueda de intérpretes para llevarla a escena: "No quiero cantantes con buena voz, sino cantantes que sepan lo que es la vida".

Preguntado por su trayectoria artística y por su profesión, así como por su capacidad para mantener "fresco" este papel, Nucci ha señalado que su oficio exige una "disciplina total y absoluta", así como una "vida de sacrificio". "Presentarte ante el público no basta", ha dicho.

En este sentido, ha hecho referencia a las palabras que la Reina Sofía le dedicó el pasado mes de diciembre, tras la puesta en escena de 'Rigoletto', cuya interpretación, según las palabras de la monarca, la hicieron llorar "toda la noche". "Transmitimos emoción y somos responsables de eso", ha señalado Nucci.

21 Abril 2016 by EUROPA PRESS

Un barítono de verdad

El Liceo repone el montaje de "Simon Boccanegra" en el que cantarán en el rol titular Leo Nucci y Plácido Domingo

[...] La escena más lograda del montaje es elfinale del primer acto, con el Dux clamando por el perdón y la paz entre las repúblicas de Génova y de Venecia. Impresiona la estatura de Boccanegra, soberbia creación verdiana que encuentra en el veterano barítono italiano Leo Nucci un intérprete excepcional. Nucci es un barítono de verdad, de los de antes, de los que saben emocionar con el impacto de la palabra y la intensidad del canto, con oficio, arte y temperamento verdiano. Nucci es Boccanegra y su retrato del personaje, fruto de una envidiable experiencia, es una lección de canto verdiano de principio a fin.

EL MUNDO, 13 Abril 2016 by J.Pérez Senz 

Ovazioni e applausi per il Macbeth sold out al Municipale di Piacenza

[...] il mattatore della serata è stato lui, Leo Nucci, un baritono inossidabile dalla tecnica incomparabile di canto che l’esperienza, lo studio e la costante applicazione lo ha portato ad essere uno dei migliori (se non il migliore) interpreti verdiani, in modo particolare nel Nabucco ed in MacBeth, opere che il pubblico piacentino ha avuto la fortuna di vedere e di apprezzare in tempi recenti. Al termine della romanza finale “Pietà, rispetto, amore” un autentico boato da stadio ha salutato la prodezza vocale ed artistica del cantante che ha pennellato la bellissima aria con smalto, poesia e vigore scenico.

[...] ”Soddisfatto? Dovere dirlo voi. Io ho cercato di dare il meglio, come sempre. Ho studiato questo affascinante personaggio ed ho cercato di renderlo fedele alla partitura verdiana cantando anche quell’ultima piccola romanza che normalmente si salta. Ho rispettato anche le cadenze senza concessioni arbitrarie di effetto spettacolare. Qual è il mio segreto? Beh, se fosse un segreto non potrei dirlo. Tra 20 giorni ne faccio 74 (di anni), ma quello che mi anima è il grande amore verso Verdi ed i suoi personaggi. Credo che sia stato un bel spettacolo a cui hanno notevolmente contribuito il coro e l’orchestra entrambi davvero molto bravi.”

Piacenza Sera, 19 Marzo 2016 by Luigi Carini

Un ricordo... New York October 31, 1985

"Hoy hace falta más humildad: se piensa mucho en aparecer en el escaparate"

El cantante italiano celebra el sábado los 200 años de 'El barbero de Sevilla' con un recital en el Maestranza, el teatro en el que protagonizó la ópera de Rossini en sus representaciones de 1997.

Es una de las voces más amadas por el público, un intérprete que más allá de sus facultades como cantante busca y consigue la emoción del espectador en sentidas y teatrales interpretaciones, pero Leo Nucci (Castiglione dei Pepoli, Bolonia, 1942) defiende la importancia de la humildad y el amor por el trabajo como actitudes ante su oficio y ante la vida. El Rigoletto por excelencia celebra el sábado en el Maestranza los 200 años de El barbero de Sevilla con un recital en el que estará acompañado por la Italian Opera Chamber Ensemble y en el que abordará piezas de Rossini, Donizetti, Bellini y Verdi. A la relevancia que posee siempre la visita de Nucci hay que sumar un factor afectivo: él fue Fígaro en las representaciones de El barbero en 1997, dentro de la misma producción que se ha visto en estos días.

-Su biografía lleva como título Leo Nucci, un barítono por casualidad. La llegada a la profesión sí puede deberse al azar, pero tantos años de carrera no. ¿Cuál es el secreto de su longevidad vocal?

-Mire, tengo que ser honesto: los secretos no se revelan [ríe]. Creo que es la felicidad de hacer este trabajo, el amor por él. Nací en el campo, en una familia de herreros, y a los nueve años entré en una banda en la que mi padre tocaba también un instrumento. Allí interpetábamos ópera, himnos religiosos, marchas funerarias... La música popular era la ópera, los canzoni, como boleros que en cierto modo tienen algo de ópera dentro. Nunca pensé en triunfar como cantante, y sé que tengo una suerte increíble. Por eso lo hago con gran amor. Estudiando, pero no para ser un intelectual, sino para comprender qué significa cantar. Es difícil explicarlo. Hoy [por ayer] tengo una conferencia importante en Milán y no sé qué voy a decir. Creo que voy a contar lo que la experiencia del trabajo y de la vida me enseñaron. Este oficio es un descubrimiento continuo: uno tiene que entender que el gran artista es el compositor y hacer su trabajo con humildad. Hoy falta un poco de eso. Hoy se piensa en aparecer en el escaparate.

-Y usted no tiene esa visión del oficio, precisamente.

-Me da la impresión de que muchos jóvenes quieren ser célebres, tener plata y un coche a la moda, y eso no concuerda con la música clásica. Yo no soy un hombre que sale en los anuncios, no soy famoso, me conoce la gente que viene al teatro. La fama no es lo importante, sino amar lo que haces. En todas las cosas es necesario el amor; si escribes o eres periodista, también. ¿Cómo vas a escribir un libro, contar una historia, si no amas?

-A usted siempre se le asocia con Rigoletto [al que ha interpretado en más de 500 representaciones], pero debutó con El barbero de Sevilla. ¿Qué papel juega el personaje de Fígaro en su carrera?

-Fígaro, lo he dicho en otras ocasiones, es como el cordón umbilical de mi vida. Nací con él y sigo cantándolo. Mi debut fue el 10 de septiembre de 1967, han pasado 49 años, entonces tenía 25 y hoy tengo 74. No siempre es el mismo Fígaro. El color de tu voz puede cambiar algo, no mucho, le aportas la experiencia... El año pasado volví a Fígaro en una producción en la que también estaba Ruggero Raimondi, y fue bonito porque hicimos juntos el debut en La Scala. En mi caso, El barbero de Sevilla ha sido la puerta de entrada a muchos grandes teatros. Con él empecé en Milán, en Viena... y tengo el orgullo de ser el primer Fígaro que actuó en Sevilla, en la ciudad donde transcurre la historia, la primera vez que se hizo en un gran teatro allí.

-De eso quería hablarle. Regresa al Maestranza con motivo de los 200 años de El barbero. ¿Qué recuerda de la producción que interpretó en 1997 en Sevilla?

-Tengo la grabación y lo recuerdo muy bien. Disfrutamos verdaderamente de los ensayos y de las funciones. Fue mágico. No pude decir que no a volver a Sevilla en el bicentenario de El barbero.

-En el recital interpretará varias piezas de obras de Verdi como I due Foscari o Macbeth. Es un compositor del que siempre ha defendido su humanidad, su emoción.

-A mí me interesa mucho eso, la humanidad. El barbero de Sevilla es un capolavoro, una obra maestra, ¡pero Verdi tiene una humanidad que no termina, que es universal! Es una de las razones por las que un hombre de mi edad, con dos nietas, sigue cantando y haciendo música.

-Ha mostrado antes cierta preocupación por los cantantes jóvenes. Con el ritmo de trabajo actual, ¿cree que podrán llegar a su edad con las mismas condiciones vocales?

-He de decirle que esa pregunta me aterroriza [ríe]. Porque ¿cómo se puede contestar? Vamos a mirar el panorama de la ópera. Todos los que cantan, que son celebridad, tienen 25 cuando no 40 años menos que yo. Y no vamos a dar nombres, pero hay muchos con problemas. Después de Domingo, de Raimondi, de Edita Gruberova, de Nucci... los que vienen tienen menos de 50. Y cancelan funciones porque tienen problemas con la voz.

-Usted, que presume de no haber ido nunca al foniatra, contemplará esta situación con desconcierto.

-¿Sabe qué pasa? Cuando yo empezaba tenías que llevarte un tiempo aprendiendo a vocalizar, empezabas en teatros pequeños... ibas lento. Hoy se empieza en La Scala, y eso es una locura. Yo nunca tomé dos encargos al mismo tiempo. Me organicé para cantar durante un período una ópera, ponerme con otra después... Hay cantantes que hacen una Tosca en Madrid y dos días después están en Viena con otra historia. Yo nunca hice eso. Terminé el 6 de febrero en La Scala y me ofrecieron ir a Hong Kong y hacer tres funciones la semana próxima. Pero yo venía a Sevilla y en 10 días empiezo la nueva producción de Macbeth en Piacenza. De modo que dije que no a la propuesta. El sábado pasado hice un concierto benéfico, pero interpreté más de la mitad del repertorio que tocaremos en Sevilla, con lo que fue como un ensayo. La voz humana es un músculo. Si vas a correr una maratón no puedes pensar en hacer 100 metros en 9 segundos. Es otro mundo. Pienso que he vivido la vida con la cabeza y cantado con el corazón, y hay jóvenes que viven con el corazón y cantan con la cabeza. Demasiado complicado.

 

Diario de Sevilla by Braulio Ortiz, 18 Febrero 2016

17 febbraio 2016 ore 18.30: Hayez e la musica, incontro con Leo Nucci

Hayez e la musica. Incontro con Leo Nucci [Incontro spostato a Palazzo Besana]

ATTENZIONE
A causa della prevista grande affluenza di pubblico l'incontro è stato spostato a Palazzo Besana, piazza Belgioioso 1

Leo Nucci guiderà il pubblico attraverso alcuni brani tratti da I due Foscari di Giuseppe Verdi per evidenziare i rapporti e gli scambi tra il compositore e Francesco Hayez, che qualche anno prima della messa in scena dell’opera lirica completò una tela con lo stesso soggetto. A distanza di oltre un secolo e mezzo, lo stesso Nucci si è ispirato a questo dipinto per la sua interpretazione dell’opera verdiana. E poi, naturalmente, si parlerà di Rigoletto e molti altri classici.

Qual è la relazione profonda tra un’opera d’arte e la musica? Quale quel legame sotterraneo che, quando guardiamo un dipinto, ci suggerisce una melodia o un assolo?

In occasione della mostra dedicata a Francesco Hayez, alcuni personaggi della cultura milanese, invitati nell’ambito del ciclo Parole in nota, propongono gli accostamenti più adatti tra le opere esposte e la musica, creando l’ideale colonna sonora di questa manifestazione così amata dal pubblico.

Gli incontri, promossi dalla Società del Quartetto in collaborazione con le Attività Editoriali e Musicali di Intesa Sanpaolo, vengono condotti da Andrea Kerbaker e Carlo Sini, che da anni animano la rassegna.

L'incontro è stato spostato a Palazzo Besana, piazza Belgioioso 1.
Iniziativa rivolta a ragazzi e adulti.

14 febbraio ore 21.30 RADIO24: Leo Nucci ospite a "Musica Maestro"

"Musica Maestro" è il programma di Radio 24 condotto da Armando Torno dedicato alla musica classica: lirica, sinfonica, d'epoca, strumentale e da camera commentata dai protagonisti del momento. Il programma affronta la musica sotto molteplici sfaccettature, indagando e portando alla luce anche i rapporti con la cultura, la filosofia, la scienza e la società, ponendo un'attenzione particolare all'attualità: ogni settimana la segnalazione di un libro o un disco appena uscito, un esecutore o un giovane musicista, un anniversario o un avvenimento di rilievo.

Un quartetto per Leo Nucci: l’ultima sfida da del Maestro

Debutto - Il nuovo ensemble all’Auditorium del Museo del Violino il 22 settembre. Il grande baritono, che ora studia violoncello, lo ha commissionato a Toto.

[...] Oltre che sui principali palcoscenici del mondo, il futuro di Nucci sarà sempre più legato a Cremona, e non solo per il fatto che sua moglie, il soprano Adriana Anelli (molti in città ricordano i suoi concerti tenuti con la Camerata diretta da Ennio Gerelli o con il Polifonico condotto da don Dante Caifa), è cremonese doc. Il celebre interprete di tante opere di Verdi, Rossini e Donizetti si è infatti appassionato di strumenti ad arco e di liuteria, tanto che ha iniziato a studiare violoncello, iscrivendosi ai corsi dell’Istituto Franchino Gaffurio di Lodi (“Se abitassi a Cremona mi sarei iscritto al Monteverdi”, puntualizza), ma soprattutto ideando un progetto davvero straordinario che darà un’impronta ben precisa alla sua carriera. Egli ha infatti commissionato un intero quartetto d’archi a uno dei migliori liutai cremonesi, Francesco Toto (leccese di nascita, da lunghi anni trapiantato sotto il Torrazzo), vincitore nel 2006 del Concorso Triennale Internazionale di Liuteria “Antonio Stradivari”, ribattezzata l’Olimpiade della liuteria, nella categoria violoncello. Per rendere la realizzazione la più omogena e identitaria possibile, sia dal punto di vista stilistico sia da quello sonoro, il maestro liutaio ha selezionato delle tavole di abete di risonanza di pari caratteristiche, a livello di età e struttura. I due violini e la viola avranno il fondo in un unico pezzo, per esaltare proprio la comune venatura del legno. Il tutto sarà pronto in tempo utile per il debutto mondiale assoluto, programmato per il prossimo 22 settembre alle ore 21 all’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, evento conclusivo dell’edizione 2016 del Festival Amilcare Ponchielli promosso dal Centro Studi Amilcare Ponchielli con il coordinamento artistico di Federica Zanello.[...]

Mondo Padano, 12 febbraio 2016 by Roberto Codazzi

Premio Caruso alla carriera artistica di Leo Nucci

Leo Nucci ofrece su apoyo para salvar la Temporada Lírica de A Coruña

El barítono Leo Nucci, uno de los últimos mitos de la ópera, contactó el pasado fin de semana con Amigos de la Ópera para ofrecer su colaboración en la búsqueda de soluciones para garantizar la continuidad de la Temporada Lírica de A Coruña. El célebre cantantes, recientemente distinguido por el Gobierno español con la Medalla de Oro al Mérito en las Bellas Artes, se mostró sorprendido por la situación creada con la cancelación de venta de entradas y abonos, y mostró su disponibilidad para cantar una ópera o un concierto de forma absolutamente desinteresada, en una fecha a convenir. Incluso propuso Rigoletto, con el que estos días ha vuelto a triunfar en Madrid y Milán.

Nucci demuestra así su amor por la ciudad en la que cantó por primera vez fuera de Italia. Su primer compromiso profesional en el extranjero le llegó en 1973, gracias a una invitación de Amigos de la Ópera para actuar en el coruñés Festival de Ópera, cuando aún se celebraba en el Teatro Colón. El barítono desveló que le ha escrito una carta personal al alcalde, Xulio Ferreiro, presidente del Consorcio para la Promoción de la Música, que debería llegarle en los próximos días, en que le manifiesta su preocupación por las malas noticias que le han llegado no solo de sus conocidos y amistades en A Coruña, sino a través de la gente de la profesión en el circuito internacional, y su deseo y voluntad de colaborar desinteresadamente en lo que él pueda. Al conocer la iniciativa de los cantantes gallegos, una veintena de los cuales ofrecerán el próximo 3 de febrero, en el Teatro Rosalía, un Concerto pola lírica para reivindicar la continuidad de la Temporada, Nucci dijo que ese mismo día enviaría un mensaje de apoyo para todos sus compañeros, el público asistente y las autoridades, que grabará en el escenario de La Scala, donde actúa estos días. Amigos de la Ópera ya ha trasladado su más profundo y emocionado agradecimiento a Leo Nucci por su generoso ofrecimiento.

La Voz, 26 de enero de 2016 by G.Novas

Verdi, Rigoletto e la rinascita del nostro Paese

Leo Nucci and Nadine Sierra thrill in La Scala's classic Rigoletto

"This production was even older when it came out in 1994," quipped one audience member during the interval. From its period setting to its grand, towering sets, Gilbert Deflo's take on Rigoletto - now in its eighth run at La Scala - is as traditional as it gets in the contemporary age of experimental opera. That in itself is far from problematic: many envisage La Scala as a bastion of high-end traditionalism, and those who flock to its shores for a taste of precisely that got what they expected tonight. Flare in the casting department combined fresh talent with an old hand, making this time-honoured production gleam anew.

House debutant Nadine Sierra and veteran Leo Nucci made for a triumphant partnership. At the end of Act II, their duet "Si, vendetta" pushed house excitement beyond the point of no return, prompting cries of "Encore!" to rain down from the gods amidst a smattering of resistant hisses. A moratorium on aria repeats has existed since the time of Toscanini (daringly breached on only a handful of occasions, most notably in the Muti era), and musicians looked uncertain in a house that does not wear its heritage lightly. Nucci's searching gaze sought consent from Sovrintendente Alexander Pereira (stationed ready for action in a box stage right), who joined the applause to signal his approval. The encore went ahead, and journalists scrambled for their Twitter apps. So ecstatically received was this leading duo that it brought into being the next chapter of La Scala legend.

Nadine Sierra is the Gilda currently on everyone's lips. Her Metroplitcan Opera debut in the role last December had the New York Times proclaim her discovery of the season. Tonight's was a butter-wouldn't-melt-in-her-mouth reading of Gilda, where Sierra's lissome form and girlish looks felt particularly well-suited to a role that fits her like a glove. The voice is peachy and sun-drenched, and it glides through Verdi's mellifluous lines with a gratifying purr. Confirmation of her abilities came with "Caro nome": all chirruping trills and wax and wane, with Sierra jumping off high perches to trickle down her even range. This was a triumphant La Scala debut for the 27-year-old in what she acknowledges as her favourite role.

What makes Rigoletto just about everybody else's favourite role? That surely has something to do with the character's dramatic depth, where a decent reading can move us from disgust to empathy within the space a single aria. There is none better than Leo Nucci for this towering role – the visceral animal of the stage has over 500 performances of the role under his belt, and, at the age of 73, Nucci now eats this operatic challenge for breakfast. Physically, he is a sensation, limping about the stage carte blanche, his eyes lighting up with expressionistic terror atop delirium tremens hands. Vocally, he retains his heft, his rich, nutty core now clad in a gruffness around the edges that lends extra bitterness to this characterisation. When this baritone is on the stage, it is impossible to take your eyes off him. "Cortigiani vil razza dannata" was a masterclass in high drama, with Nucci oozing magnetism from every pore.

Whilst Nucci was thrillingly unpredictable, the untempered bravado of Vittorio Grigolo seldom comes as a surprise. Nevertheless, this was a piece of strong type-casting: a red-blooded Duke full of rollicking tenacity. Annalisa Stroppa's Maddalena was full-bodied and bawdy, whilst the dark bass of Carlo Colombara made for a tenebrous Sparafucile with long straggly hair. On fine form throughout, the chorus displayed characteristic verve as courtesans in licking dialogue, torchlit kidnappers and a howling evocation of Act III's thunder. 

Act I's Mantuan court drips with luxury, from gold-lacquered columns and marble floor to the period finery of Franca Squarciapino's costumes: noblewomen in floral pinks and blues, plume-hatted noblemen and revellers topped with ruffs. Long pauses between gargantuan set changes lead the momentum to lull, though ennui is forgotten when our eyes meet the red-brick exterior of a Renaissance palazzo as seen from the alleyway of Act I's second scene. In a rare stray from the libretto, Act III offers a towering warehouse edifice fronted by a gaping open space (instead of the usual glimpse into Sparafucile's house through two windows). Here, Gilda roams vulnerably, spied on by her eventual killers rather than visa-versa as the plot conventionally suggests.

Finnish conductor Mikko Franck, originally billed for this production, was inexplicably replaced by Nicola Luisotti, thus placing on the podium an unquestioned purveyor of italianità. His was a full-throttle account, where driving gestures produced strong forward momentum amongst moments of breezy spaciousness. Verdi's phrases are laden with fast-shifting moods, and Luisotti would reel the steering wheel before applying the throttle. This is a Rigolettothat runs on all-cylinders, and the old classic shows no signs of slowing down

Bachtrack, 15 January 2016 by James Imam 

17.01.2016 Leo Nucci celebra con Rigoletto 200 recite ufficiali alla Scala

A Milan, l'émotion se nomme Leo Nucci

Il en est ainsi des « grandes maisons », quoi qu’elles fassent, quand bien même leurs prestations peuvent sembler passéistes, éculées, vieillottes, elles dégagent une noblesse du spectacle à nulle autres pareilles. C’est la marque de La Scala de Milan et du formidable Rigoletto de Giuseppe Verdi qu’elle offre à ses passionnés avec en prime un Leo Nucci émouvant aux larmes.

Nous sommes au second acte, Gilda (Nadine Sierra) avoue son amour pour le Duc de Mantoue à Rigoletto (Leo Nucci), son père. Du haut de ses vingt-sept ans, la soprano américaine promène la pureté de sa voix dans l’anxiété de cet aveu. Son chant éthéré touche immédiatement. Quand bien même la jeune femme possède un instrument d’une belle puissance et d’une homogénéité exceptionnelle, elle offre sa cantilène avec un véritable régal de douceur. Leo Nucci, assis écoute la confession amoureuse de sa fille. Peu à peu il laisse apparaître son désarroi, son visage se décompose mais, au fur et à mesure qu’il réalise les implications de cette confession filiale, on remarque que l’attitude du chanteur se transforme et que l’acteur s’efface devant l’Homme. Leo Nucci n’est plus Rigoletto, il devient le père. Alors son chant perd la ligne. Il ne chante plus, il dit. Il dit son angoisse, il sait son impuissance. Dans ce duo sublime, la voix du baryton se casse, la ligne de chant se brise. Il ne reste plus que l’émotion. Sublime et insoutenable.

Leo Nucci est l’émotion. A soixante-quatorze ans, sa voix a perdu de sa brillance mais, ici, l’important n’est plus le chanteur, ni l’opéra. L’évidence est dans l’émotion pure. Verdi n’existe plus, seuls comptent l’homme Leo Nucci et son message d’amour aux gens. Pas au public. Aux gens. Parce que le baryton verdien dépasse l’expression lyrique. Il est dans la joie de pouvoir donner de sa personne dans ce chant qu’il aime tant. Miraculeusement !

Bien évidemment, son « Si ! Vendetta » déclenche les bravos. Le rideau tombe. La foule exulte. Le couple vient saluer devant le rideau. Les bravos redoublent. Alors, généreux, heureux de leur succès, les deux chanteurs vont bisser ce dernier air. Ils le chantent, le miment encore avec une force, une expressivité, une authenticité artistique sans ménagement. Aux derniers accords, d’un seul élan, le public se lève pour offrir aux deux héros de cette représentation une « standing ovation » où se mêlent le bonheur et les yeux mouillés par l’émotion libérée.

 

A noter un bon Carlo Colombaro (Sparafucile) dont la presque trop belle voix efface quelque peu le caractère noir du tueur à gages. Quant à lui, le baryton Giovanni Furnaletto (Monterone) apparaît vocalement trop timoré pour lancer son anathème musicalement si terrifiant contre Rigoletto. Dommage car la malédiction reste le point central de cet opéra.

Quand bien même cette production date de plus de vingt ans, elle n’a rien perdu de ses fastes bienvenus. Reprise depuis neuf saisons, l’accent est mis sur le grand spectacle laissant parler le livret et la musique. Rien dans la mise en scène de Gilbert Deflo ne vient contrarier le drame ugolien. L’intelligence du propos scénique s’illustre par des décors (Ezio Frigerio) justes, colorés et grandioses, des costumes (Franca Squarciapino) riches, brillants et bien dessinés et des éclairages (Marco Filibeck) qu’on aurait aimé plus soutenus, certaines scènes disparaissant à la vue.

Dans la fosse, le chef Nicola Luisotti alterne certaines lourdeurs (dans l’ouverture) avec de très beaux moments de lyrisme (tout le second acte). A sa décharge, à noter qu’ayant repris le poste de Mikko Franck (forfait pour des raisons de santé voici trois semaines), il lui était difficile d’imprimer sa patte en si peu de temps. Sinon, comment expliquer les quelques décalages entre les pupitres et avec le chœur (dans « Scorrendo uniti remota via… »).

Reste que, dans ce temple mythique de l’opéra, les débuts plus que probants de la jeune soprano Nadine Sierra, l’interprétation de Leo Nucci alliant son très grand métier, son plaisir de chanter encore à sa générosité humaine débordante ont offert au public de La Scala l’un des moments artistiques parmi les plus émouvants qu’on puisse imaginer. Aucun amateur d’opéra présent ne pourra oublier cette soirée.

Res Musica, 19 Janvier 2016 by Jacques Schmitt

Scala: a fine secondo atto Rigoletto pubblico esige bis

Non sono molti i casi in cui alla Scala durante un'opera è stato concesso un bis. È successo  alla prima del Rigoletto con Leo Nucci e il soprano Nadine Sierra al debutto milanese.  Gli applausi sono arrivati durante tutta l'esibizione a Nucci, Sierra e al tenore Vittorio Grigolo ma dopo il duetto finale del secondo atto fra Gilda e il padre Rigoletto il pubblico è esploso chiedendo il bis a gran voce.

La ventisettenne americana ha guardato Nucci invitando a concederlo e il baritono, che ha vestito i panni di Rigoletto più di 500 volte, ha guardato verso il palco del sovrintendente, Alexander Pereira, che applaudiva felice come una Pasqua, quasi a chiedere il permesso.  Così i due cantanti hanno ripetuto il duetto 'no vecchio t'inganni' mandando il pubblico in visibilio con Nucci che poi si è avvicinato al palco di Pereira per abbracciarlo. 

ANSA, 14 Gennaio 2016

Bis o non bis alla Scala?

“E’ successo qualcosa di particolare”, ha commentato Nucci. “Io sono abituato a fare bis ma non alla Scala. Sono consapevole della tradizione,. ma era quasi impossibile non farlo”. Quasi. Per questo, Nucci ha chiesto l’ok al soprano, all’orchestra e al sovrintendente che, dal suo palco, stava applaudendo in piedi. “È stato un omaggio al pubblico, non per Toscanini che non era il padre eterno e nell’opera ha imposto cose che non stanno ne in cielo ne in terra”. Verdi non era contrario ai bis: “Alla prima del Requiem a Venezia concesse tre bis. E in una lettera a Ricordi scrisse che alla prima di Macbeth fu bissato il coro del secondo atto”. Finale: “Toscanini non voleva i bis – ha aggiunto – ma ha anche cacciato Puccini dalla Scala. L’opera è passione e ieri il pubblico si è commosso”. Ma qualcuno (un critico musicale) ha gridato “vergogna” (un altro critico ha lasciato la sala)? “O c’erano 1600 imbecilli – ha osservato Nucci – o si sbaglia lui”.

Per il sovrintendente Pereira, “Nucci è il più grande Rigletto del mondo, non ha mai cantato di routine e se l’entusiasmo è grande, il bis è un momento di fusione tra cantanti e pubblico che succede in tutto il mondo, è una festa”.

Ma la modalità di ieri rimandano a una fruizione ottocentesca, quando sul proscenio si cantava e ricantava in barba a scena, regia e tutto il resto. Un’aberrazione per i puristi questo ritorno a un consumo emozionale, molto italiano; i loggionisti, invece, parlano di “ragioni del cuore” (blog “Lavocedelloggione”). Per il pubblico scaligero continua a valere un solo punto di vista: poco importano filologia, scena o innovazione registica… importa che i cantanti cantino, espressivamente, come il Duca di Mantova Vittorio Grigolo e i due bissanti Nucci e Sierra. Per tutto il resto c’è la Germania.

14 Gennaio 2016, IL CORRIERE DELLA SERA by Pierluigi Panza

Clamoroso alla Scala: per Leo Nucci un bis a sipario chiuso e ad atto finito

Vabbé che qui e successo di tutto, ma una cosa del genere alla Scala (e per la verità in nessun altro teatro), a memoria di cronista, non si era proprio mai vista. Già i bis, dai tempi della "fatwa" di Toscanini, sono rari. Un bis a sipario chiuso e ad atto finito è una rarità assoluta, destinato certamente a entrare nelle cronache, forse nella storia e speriamo non nell'abitudine, perchè in effetti "fa" un po' circo equestre. [...] Segue apoteosi: applausi ri-deliranti, urla, standing ovation, Toscanini si rivolta nella tomba. Nucci quest'estate aveva bissato la cavatina di Figaro del Barbiere di Siviglia, ma in scena. Siamo e saremo sempre il Paese del melodramma.

14 Gennaio 2016, LA STAMPA by Alberto Mattioli

Rigoletto, otto minuti di applausi ed è bis alla Scala

Bis del Rigoletto alla Scala, con Nadine Sierra al debutto nel ruolo di Gilda. L'opera è stata un trionfo che ha raccolto otto minuti di applausi finali. Con lei in scena c'era Leo Nucci, che in carriera ha cantato il ruolo del giullare deforme più di 500 volte. Questa sera però è successo qualcosa di particolare. Gli applausi sono stati talmente tanti che dopo il secondo atto, quando il sipario era calato e sono apparsi davanti al pubblico hanno dovuto concedere il bis che tutti chiedevano a gran voce. Una cosa a dir poco irrituale al Piermarini dove il primo ad abolire questo «malcostume» fu Arturo Toscanini. Da allora i bis si contano con le dita di una mano. Un paio di volte il Và, pensiero durante il Nabucco, nel 2007 la cavatina Ah mes amis cantata da Juan Diego Florez nella Fille du regiment. Forse per questo quando Sierra ha guardato Nucci quasi a proporgli il bis, lui si è girato verso il palco del sovrintendente che applaudendo gli ha dato il via libera e poi alla fine, a bis concluso, si è avvicinato a Pereira e lo ha abbracciato. Gli applausi però, quelli a scena aperta inclusi, sono andati a tutto il cast a partire dal tenore Vittorio Grigolo, tornato a Milano dopo che a settembre ha cantato nell'Elisir d'amore non solo in teatro ma anche nella versione flash mob fatta a Malpensa e ripresa in diretta dalla Rai. Applausi al coro e anche a Nicola Luisotti, il direttore della San Francisco opera, che ha sostituito Mikko Franck sul podio per questa ennesima ripresa dell'allestimento con la regia di Gilbert Deflo del 1994. Una ripresa che c'è da scommettere resterà negli annali.

IL GIORNO, 14 Gennaio 2016

Pubblico in visibilio per Rigoletto. Concesso il bis chiesto a gran voce

Raramente alla Scala durante un'opera è stato concesso un bis. Questa sera è accaduto alla prima del Rigoletto con Leo Nucci e il soprano Nadine Sierra al debutto milanese. Gli applausi sono arrivati durante tutta l'esibizione a Nucci, Sierra e al tenore Vittorio Grigolo ma dopo il duetto finale del secondo atto fra Gilda e il padre Rigoletto il pubblico è esploso chiedendo il bis a gran voce. La ventisettenne americana ha guardato Nucci invitando a concederlo e il baritono, che ha vestito i panni di Rigoletto più di 500 volte, ha guardato verso il palco del sovrintendente, Alexander Pereira, che applaudiva felice, quasi a chiedere il permesso e così i due cantanti hanno ripetuto il duetto 'no vecchio t'inganni' mandando il pubblico in visibilio con Nucci che poi si è avvicinato al palco di Pereira per abbracciarlo. Alla Scala a non concedere il bis iniziò Arturo Toscanini.

 

RAI NEWS 14 Gennaio 2016

Teatro alla Scala, trionfa Rigoletto: Leo Nucci fa il bis

Ovazione per il baritono e strappo alle regole imposte da Toscanini durante la prima dell'opera a Milano

Trionfo per la prima del "Rigoletto" alla Scala, ennesima ripresa dello storico allestimento firmato da Gilbert Deflo che debuttò nel 1994. Questa volta è stata festa grande, con applausi per tutti gli interpreti e addirittura un bis concesso al pubblico dal baritono Leo Nucci (nel ruolo del titolo) nel celeberrimo duetto con Gilda "Sì, vendetta, tremenda vendetta" alla fine del secondo atto, quando già era calato il sipario.

Un evento che alla Scala si verifica molto raramente, secondo il diktat imposto da Toscanini, quasi sempre rispettato ad eccezione di qualche episodio, ad esempio il "Va pensiero" del "Nabucco" replicato
da Riccardo Muti nel 1986 e poi dieci anni dopo.

Nucci, accolto da un'ovazione, si è avvicinato al palco della sovrintendenza e ha abbracciato Aleandro Pereira. Grande successo anche per il direttore d'orchestra Nicola Luisotti, per il tenore Vittorio Grigolo e per il soprano Nadine Sierra.

 

LA REPUBBLICA 14 Gennaio 2016, by di Paola Zonca

Teatro alla Scala 13.01.2016: "Sì, vendetta" + bis

Rigoletto alla Scala, bis a furor di popolo: non succedeva dal 1986

Al termine del secondo atto, gli interpreti, Leo Nucci e Nadine Serra, sono stati subissati dalla richiesta dal pubblico. Poi la fragorosa e lunga standing ovation

 

Bis a furor di popolo della cabaletta «della vendetta» alla Scala, dove è in scena la prèmiere di «Rigoletto» diretta da Nicola Luisotti. Al termine del secondo atto, che si chiude appunto con tal brano estremamente popolare, il sempreverde Leo Nucci (Rigoletto) e la giovane Nadine Sierra (Gilda) - anagraficamente nonno e nipote più che padre e figlia - sono stati subissati di richieste di bis dal pubblico. Uno sguardo al direttore Luisotti, uno sguardo al sovrintendente Pereira, e via con la replica a sipario chiuso, con conseguente, fragorosa e lunghissima standing ovation della platea. Un bis in un'opera di Verdi alla Scala non succedeva dai tempi del «Nabucco» diretto da Riccardo Muti nel 1986. Da allora, l'unica trasgressione alla regola toscaniniana che vieta i bis in corso d'opera l'aveva compiuta il tenore Juan Diego Florez con l'aria «dei nove do» della «Figlia del reggimento» di Donizetti.

 

La «deb» e il fuoriclasse

La giovane soprano Nadine Sierra affianca il decano Leo Nucci in «Rigoletto». Per lei è il battesimo al Piermarini, il baritono per la 515esima volta interpreta il buffone

Per lei sarà il debutto alla Scala, per lui la 515a volta che darà voce, anima e corpo al buffone deforme. Senza parlare di un Duca di Mantova appassionato e ammaliante e un direttore specialista del repertorio verdiano. «Rigoletto» torna da mercoledì al Piermarini con un cast stellare: sul podio Nicola Luisotti, Vittorio Grigolo come Duca, Nadine Sierra-Gilda e Leo Nucci nel ruolo eponimo. «Largo al factotum» cantava (con tanto di bis) Nucci a luglio nei panni di Figaro, ma qui intona un «largo ai giovani» e cede la prima parola alla 27enne americana, la rivelazione della stagione 2015 del Metropolitan secondo il «New York Times»: «ha una voce educata, bella, piena e - non devo dirlo io che potrei essere suo nonno: oh, il 16 aprile sono 74! - ha anche il physique du rôle ; l’ho sentita al concerto di Capodanno alla Fenice e mi ha colpito», assicura Nucci: un’introduzione che è un’incoronazione. «Che emozione essere qui, nel tempio della lirica con un dio della lirica», sorride Sierra. «Forse per voi italiani è scontato, ma per una come me che viene dall’America entrare nei vostri teatri e lavorare con maestri come Leo è toccar con mano la storia del melodramma che ho studiato; Nucci è l’incarnazione di Rigoletto, i suoi consigli sono come lo schiudersi di uno scrigno pieno di gioielli e mi aprono un mondo che neppure immaginavo». Un mondo che però sognava già a dieci anni: «Vidi al Metropolitan la Bohème di Zeffirelli con Carreras e la Stratas: rimasi incantata, a quel tempo forse ancor più dalla recitazione che dal canto; ancor oggi considero Mimì il ruolo dei miei sogni, nel senso che non mi sento portata per quel ruolo. Gilda invece sì: è una teenager, io non ho passato da molto quella fase e quindi ho la memoria ancora fresca (il padre possessivo - il mio era molto presente e pressante -, l’innamoramento che ti acceca e ti rende capace di perdonare tutto e non vedere nulla pur di non crollare davanti a una realtà diversa da quella fantasticata...). È stato Nucci a spiegarmi come tradurre queste emozioni nel canto di Gilda sedotta e tradita dal Duca». 
«Stavamo provando - racconta il baritono emiliano - e alle parole “la speme più grata” le ho suggerito che quella è una confessione ben precisa: lei vorrebbe andare a letto col Duca (Verdi qui cambia anche la tessitura vocale del soprano, che si avvicina non a caso a Traviata) e anche quando il padre le dà i suoi consigli lei annuisce, ma ha la mente rivolta da tutt’altra parte; le ho chiesto il permesso di mettermi dietro di lei e mimare il senso di queste note». «Mimì è il personaggio dei sogni, ma Gilda è quello che preferisco», riprende Sierra. «L’ho cantato in quattro produzioni, due anni fa al San Carlo di Napoli, il mio debutto italiano ed europeo». Quella scaligera sarà la quinta: numeri che rischiano di impallidire davanti al più grande Rigoletto di tutti i tempi: «Mercoledì sarà la 515a volta contando solo quelle ufficiali, dove sono stato pagato per intenderci, non le prove aperte al pubblico - sorride Nucci - mi piacerebbe arrivare a 600, senza fretta e senza affanno: quando mia moglie e mia figlia mi diranno che mi balla la voce lascerò perdere». Non ora: «L’ho appena cantato al Teatro Real di Madrid, proprio con Luisotti; ogni sera ho fatto il bis della “Vendetta” e il governo mi ha insignito della medaglia d’oro alla cultura. Il segreto? Vivere l’opera come teatro: non è solo acuti e note, è drammaturgia: si canta con la testa e si recita col cuore, solo così ogni sera s’inventa qualcosa di nuovo». 
 

IL CORRIERE DELLA SERA, 11 Gennaio 2015 by Enrico Parola 

Tutti in piedi per il talento senza tempo di Leo Nucci

La vocalità quasi incredibile ha acquistato, con gli anni, un colore ancor più brunito, e con esso le corde di una tessitura drammaturgica sempre più ampia

Nei panni del sovrano che vive due vite, quella del sanguinario persecutore e quella, più difficile da catturare, dell’uomo nuovo, baciato dalla fede, Nucci non si limitava a convincere ma addirittura strabiliava. Non una seconda, forse nemmeno una terza, ma un’ennesima prepotente giovinezza, la sua: la vocalità quasi incredibile ha acquistato, con gli anni, un colore ancor più brunito, scultoreo, e con esso le corde di una tessitura drammaturgica sempre più ampia; nello smalto del mattatore ancora capace di autentiche prodezze, si fanno sempre più profondi i solchi dell’introspezione, dell’abbraccio totale con il personaggio. Nucci entra nelle pieghe del sovrano tiranno, ne colora le tinte della cieca sete di potere fino al delirio di onnipotenza e, quindi, scava con cesello assoluto i rovelli della più sincera e solenne conversione.  

IL CITTADINO, 29 Dicembre 2015 by Elide Bergamaschi

Teatro Municipale di Piacenza: applausi per Nabucco

La Razón: LEO NUCCI, MÁQUINA TOTAL

El barítono rompe todos los récords en el Teatro Real y vuelve a hacer historia al bisar la «Vendetta» en las cuatro funciones que ha cantado de «Rigoletto»

Se veía venir y lo barruntábamos desde el momento enquepusoelpieenel escenario del Teatro Real a finales de noviembre. Ya en el ensayo general demostró maneras, que estaba en plena forma, a pesar de acabar de salir un cólico nefrítico. Su esposa le decía que no cantara mientras él se preguntaba: «¿Cómo voy a decir que no a Madrid?». En las cuatro funciones de «Rigoletto» que ha cantado ahora en Madrid ha bisado la misma aria: «Vendetta, tremenda vendetta». Lo suyo ha sido también tremendo.

A sus 73 años, Nucci, Leo «bis», está en plena forma. Divertido, ocurrente y emocionadísimo en su tercera función estuvo a un «tris» de bisar dos veces, aunque él mismo se encargó con un gesto de decirle sin palabras al maestro que con una vez era suficiente. 

Cuatro noches que, como aquella de 2009, cuando el verano ya se asomaba por Madrid, marcó un hito al repetir por primera vez en el coliseo la misma aria que ahora. Le pasa al artista como a los grandes: es de una inmensa generosidad (recordamos una mañana, día 25 de diciembre, que contestó al teléfono como si fuera un día cualquiera, una mañana en que la conversación, que se desbordaba con tantísimas anécdotas, acabó en Lady Gaga, inolvidable) y sabe darle al público lo que pide. El patio de butacas cada noche ha esperado el momento final del segundo acto para romperse las manos pidiendo una repetición y él ha vuelto a cantar esa tremenda aria como si fuera la primera vez, desolado, roto de dolor, padre al cabo. Nucci se ha transmutado al caer el sol en el bufón de la corte. Ha pasado de verdugo a víctima.

Él es y será para siempre Rigoletto. Con el teatro entero puesto en pie. Se llama Leo, pero no da patadas a un balón.Y es grande.Y redondo. Y un máquina total. 

LA RAZON, 11 Diciembre 2015 by G. Pajares

El Mundo: 'Me llamo Leo... pero no soy Messi'

En su historia reciente, sólo dos cantantes han conseguido hacer un bis en el Teatro Real. El primero fue Leo Nucci, con un 'Rigoletto' en 2009. El año pasado le siguió Javier Camarena con 'La hija del regimiento'. Y este lunes, a sus 73 años, Nucci volvió a repetir la gesta, de nuevo, con 'Rigoletto'. Entre el orgullo y la modestia, el barítono italiano evoca su romance con el público.

 

¿Lleva la cuenta de cuántos bises ha hecho?
Yo soy el cantante de los récords. Anoche fue la 511ª vez que canté 'Rigoletto', según el cómputo 'oficial': es decir, sin contar ensayos generales. Y creo que tengo también el de los bises. Si alguien tiene la información, le ruego que me lo confirme, pero me gustaría saber cuántos cantantes han hecho tantos bises como yo. Ahora con 'Rigoletto', la semana pasada con el último aria de 'I due foscari' en Marsella, este agosto pasado en La Scala con 'El barbero de Sevilla'...


¿Por qué se siente a gusto en el 'encore'?
A lo largo de mi historia musical (no me gusta decir carrera), calculo que he podido hacer 400 bises en escena, muchos de los cuales han sido 'trises'. Me gusta hacerlos delante del telón, frente al público, aunque el lunes, por el decorado, no era posible. Y me gusta que sean sin actuar de nuevo la escena. Porque el bis es una cosa 'fuera' de la representación. Es un regalo al público.


¿De cuánto tiempo estamos hablando con esta 'tradición'?
Mi debut fue el 10 de septiembre de 1967. Y otro 10, el de mayo de 1973, hice mi primer 'Rigoletto' junto con Adriana, mi esposa, que fue mi primera Gilda y que estaba entonces embarazada de nuestra hija. Pues bien, desde aquella primera función ya empecé con los bises... Y aquí sigo, 42 años después.


¿Considera que estas repeticiones tienen que ver con la faceta más popular de la ópera?
Esta mañana un amigo español me escribió un mail diciéndome que ésta es la forma de hacer ópera. No sé si estoy de acuerdo o no. Y no pretendo tener razón con esto que voy a decir, pero creo que la ópera no resulta sólo algo intelectual, sino que, sobre todo, es emocional. No es algo para minorías (y por eso cuesta demasiado), sino que representa un momento en el que el público de verdad hace un sacrificio. Y estos verdaderos aficionados lloran y se emocionan. No les interesa el vestuario, ni el escenario ni ninguna de esas cosas caras y bastas que muchas veces molestan. Les interesa qué pasa detrás de los personajes, en el interior de esta locura que es el mundo de la ópera. Yo soy una persona mayor y estoy seguro de que en el futuro los jóvenes que vengan a la ópera seguirán emocionándose. El resto son asuntos para enzarzarse en discusiones. Pero la emoción se sostiene sobre tres pilares: la voz, la música y la actuación.


¿Hay alguna diferencia entre hacer un bis y otro?
Cada vez es una emoción increíble. Pero no porque haga el bis, sino porque es algo que el público reclama. Puede ser que algunos les moleste que se repita tal o cual aria. Pero cuando la mayoría de los asistentes lo pide con tanto calor, gritando, uno no puede sino satisfacerlo.


¿Por qué el público quiere el bis de la 'Vendetta'?
Porque tenemos algo dentro que nos interpela. Mire, dicen que Nucci se oculta en la palabra. Pero mi voz está siempre proyectada y en su lugar. Lo que pasa es que hay momentos que tienen que ser 'piano' y recitados, y hay otros que han de ser 'forte'. Porque esto es teatro. Quien sí se oculta es Rigoletto, porque al final no acepta su responsabilidad. Dice que es la maldición, la superstición, la excusa. Y no: es su culpa.


Hay quien dice que esto no es más que un divismo...
No es una cuestión de divismo, porque creo que nunca he sido un divo: Siempre digo que no soy un hombre famoso, sino un hombre célebre de la ópera. Los famosos son otros... Y además, como no soy tenor, es como si jugase en el centro del campo. Me llamo Leo... pero no soy Messi [ríe]


No se considera una estrella
Siempre me he presentado en el escenario como intérprete. Y así lo seguiré haciendo hasta que me muera. Yo no soy un artista: el artista es Verdi. Mi objetivo es buscar lo que Verdi quiere explicar, desde los valores hasta las melodías.


Tiene 73 años. ¿Cuál es la clave para esta longevidad?
El mayor cumplido que me dieron anoche fue el de una compañera del Teatro Real, Nùria Moreno, que nunca había escuchado antes y que emocionó profundamente. Me dijo: "Cómo te mueves en tu personaje y cómo sabes escuchar". Y es verdad: sigo cada palabra que cantan los demás. No llego, canto mi parte y me doy la vuelta para sonarme la nariz o beber agua. Porque eso es lo que me mantiene en esta fuerza. Otro récord que tengo, y lo siento por los colegas, es que desde que empecé no he ido al otorrinolaringólogo. Nunca. Ni tomo medicinas. Pregunta al doctor del teatro si me han visto alguna vez por la enfermería. ¿Por qué? Porque nunca he querido ser más que mis compañeros ni tampoco me ha gustado eso de llegar, cantar mi aria y desentenderme de lo que hacen los demás. Tengo mis años. Esto [se señala la cara] es mi historia. No tengo más pelo que éste [se toca las entradas], lo siento. Por eso canto Verdi, porque no es un autor que quiera meter en un acorde 17 notas. No le interesa. Quiere las cosas a ras del suelo, que reflejen la vida.


¿Qué le parece la actual dictadura de la juventud?
Tengo una hija de 42 años y dos nietas, y pienso en el futuro, naturalmente. Eso de ser joven por fuerza, pero sentirse viejito porque no saberse manejar en internet no tiene sentido. Lo que da sentido a la vida son los valores verdaderos y la relación entre los hombres. El mundo no era mejor antes, pero ahora es más bárbaro. Más abierto, pero no como decía Einstein, que el cerebro del hombre es como el paracaídas, que sólo funciona si se abre. ¿Por qué 'Rigoletto' sigue transmitiendo emoción? Porque la problemática es la misma que la de hoy. Sí, tenemos leyes contra el abuso y el acoso a las mujeres en el trabajo. Pero seguimos viendo cómo el jefe de la oficina continúa haciendo uso de su poder para sacar a cenar a sus empleadas. El hombre, que en esta obra llamamos Duque de Mantua (por obra de la censura), el domingo en la iglesia, junto a su esposa e hijos, no hacía sino mirar a la chica. Y esto es lo que hay que reflejar, no una orgía, que Verdi nunca dijo que tuviese que haber una.


En la noche del estreno, entre los asistentes estaban José María Aznar, Ana Botella, Alberto Ruiz-Gallardón, Cristina Cifuentes y otros altos cargos de ayer y hoy del PP. ¿Que le inspira su presencia en una ópera con el contenido de 'Rigoletto'?
El pasado octubre di una actuación en la Expo de Milán (por cierto, bis también), en la que canté 'Nemico della patria' de 'Andrea Chenier'. Entre los asistentes había muchos políticos y dije antes de atacar la pieza: "Espero que, en un momento tan feo para el mundo, escuchen bien lo que voy diciendo". Y la organizadora del acto me dijo que si la mitad de los que habían escuchado este aria lo pusiesen en práctica, el mundo cambiaría. Cuando canto 'Rigoletto' lo hago señalando al público. Pero, al final, el Duque se va cantando: gana siempre el poder. Lo siento mucho.

 

EL MUNDO, 2 Diciembre 2015 by Darío Prieto

 

El Mundo: Seis años después, Leo Nucci vuelve a cantar un bis en el Teatro Real

Estaba cantado, nunca mejor dicho. Desde el momento que comenzó la función de este lunes de 'Rigoletto' en el Teatro Real, estreno en Madrid de esta producción de la Royal Opera House Covent Garden con dirección musical de Nicola Luisotti y escénica de David McVicar, quedó patente que el público deseaba algo muy específico. Y así ocurrió.

Leo Nucci, caracterizado por 511ª vez como el bufón jorobado que inmortalizó Verdi, fue cantando las desventuras de una existencia maldita entre pozos de corrupción. Y cuando, al final del segundo acto, cantó aquello de 'Si!, Vendetta, tremenda vendetta!' ("¡Sí! ¡Venganza, terrible venganza!") junto a la soprano rusa Olga Peretyatko, que da vida a la deshonrada hija de Rigoletto, Gilda, el Real se vino abajo. Una larga ovación hizo recordar lo que sucedió en el mismo lugar, con el mismo personaje y el mismo cantante, hace seis años.

Entonces Nucci actuaba por una sola noche en la piel (y voz)del bufón, y en el mismo momento de la representación, se produjo el que es considerado como primer bis oficial de la historia moderna del Teatro Real.Lo de menos es si la interpretación de Nucci fuese lo suficientemente excelsa o no como para merecer un 'encore'. Lo importante es que el público quería su bis 'nucciesco' y lo tuvo. Y lo definitivo es que, a sus 73 años, los bises -y hasta 'trises', que este lunes incluso se especuló con la posibilidad de una tercera interpretación al escuchar la aclamación del patio de butacas tras la segunda vuelta- se han convertido en una rutina en la apretada agenda del barítono boloñés.Es verdad que Nucci es la estrella de esta producción, a pesar de que sólo canta en cuatro de las 16 funciones que ocupan el coliseo madrileño hasta el 29 de noviembre -y para las que apenas quedan unas pocas entradas, por supuesto, en funciones que él no canta-, pero no hay que olvidarse de Peretyatko, una prodigiosa Gilda frente al poderío de su compañero, tanto en lo vocal como en lo dramático.Al estreno acudieron numerosos altos cargos del PP de ayer y hoy, como José María Aznar, Ana Botella, Alberto Ruiz-Gallardón, José María Michavila y Cristina Cifuentes. Junto a ellos, otros famosos como Nati Abascal y Eugenia Silva.

Interesante pensar en ellos en determinados momentos de la representación, no tanto en el comienzo de la obra, esa orgía de mujerzuelas con los pechos que se escapan de los corpiños y jubones, como en el momento en que Rigoletto clama contra la injusticia de unos poderosos que le arrebatan lo único que tiene. Esa "raza maldita de cortesanos" contra la que se rebelará, sin éxito. Porque, al final, el poder siempre gana.

EL MUNDO, 1 Diciembre 2015 by Darío Prieto

EFE: Leo Nucci vuelve a hacer un "bis" en el Real con su imbatible Rigoletto

Leo Nucci ha cantado esta noche en el Real su 511 "Rigoletto" y a sus 73 años y 48 de carrera ha demostrado por qué es el mejor barítono que interpreta el papel del pobre tullido: "es" Rigoletto, y así se lo ha reconocido el público, la orquesta y el coro, que le han vuelto a pedir un "bis" de "Si, vendetta".

Nucci solo había cantado antes "Rigoletto" en el Real el 22 de junio de 2009, la única de las 18 representaciones programadas entonces de ese título a la que él, con una agenda "casi de ministro", pudo sumarse al elenco.

Se convirtió entonces, en aquel montaje que hizo Monique Wagemekers de la famosa ópera de "La donna e mobile", en el primer intérprete que hacía un "bis" durante la representación de una ópera.

Se trataba del dueto, con Patrizia Ciofi, de "Si, vendetta, tremenda vendetta", en el que su mezcla de pasión y sufrimiento hace dolorosamente creíble la decidida intención del bufón jorobado de la corte del Ducado de Mantua de vengar la ignominia que ha sufrido su hija.

Luego, al año siguiente volvió al Real para dar un recital y volvió a cantar con Ciofi esa pieza. Entonces no hizo un bis, sino un "tris".

Hasta noviembre del año pasado, el italiano era el único intérprete de los cientos que han pasado por el Real que había generado tal entusiasmo que la ópera daba un "salto atrás" para que el artista cantara de nuevo lo que se acababa de oír.

Pero llegó el tenor mexicano Javier Camarena y bordó el aria "Ah, mes amis", de "La hija del regimiento", con el resultado de que le pidieron el bis de la famosa aria de los nueve Do de pecho.

Eso fue el 7 de noviembre y el 10 de noviembre el mexicano repetía la hazaña convirtiéndose en el único que ha repetido bis con el mismo título.

Esta noche, Nucci, que estaba acompañado en escena por Olga Peretyatko, ha hecho un bis, pero nada impide que vuelva a hacerlo en las representaciones que aún le aguardan: el 3, el 6 y el 10 de diciembre.

EFE Madrid 30 Noviembre 2015

Teatro Real el bis: Sì, vendetta, tremenda vendetta'

6 años después del primer bis de la historia reciente del Teatro Real, Leo Nucci ha ofrecido otro bis con el mismo papel. 

Junto a Olga Peretyatko, Nucci ha repetido 'Sì, vendetta, tremenda vendetta', por aclamación del público, durante el estreno de 'Rigoletto'.

From Official Facebook Teatro Real

Some tributes to Leo Nucci

     Opéra Magazine (FR)         Ópera Actual (ES)         L'Opera (I) 

ABC - Leo Nucci: «Rigoletto te descubre cada noche una emoción nueva»

El lunes 30 vuelve al Teatro Real uno de los títulos más populares del repertorio operístico: «Rigoletto», de Giuseppe Verdi. Se harán 16 representaciones

La obra, que se representará hasta el 29 de diciembre, narra las desventuras de un bufón en la corte del duque de Mantua y se presentará con dirección musical de Nicola Luisotti y dirección de David McVicar. La producción procede del Covent Garden londinense, donde obtuvo un notable éxito. En el reparto, donde figuran cantantes como Stephen Costello, Francesco Demuro, Pietro Pretti, Ho-Yoon Chung, Luca Salsi, Juan Jesús Rodríguez, Olga Peretyatko y Lisette Oropesa, destaca Leo Nucci, uno de los grandes nombres de la ópera internacional en las últimas décadas, y que ha hecho de Rigoletto su papel más emblemático.

Leo Nucci, barítono boloñés de 73 años, ha cantado el papel en más de quinientas ocasiones. «Quinientas doce, concretamente -cuenta a ABC vía telefónica-; y en muchas de ellas he tenido que bisar la “Vendetta”. A ello hay que sumar los ensayos generales con público; en algunos de ellos también hice el bis. Rigoletto me ha acompañado toda la vida». Es, por tanto, y así lo dice Nucci, un papel muy especial para él. «Lo debuté en 1973 junto a mi esposa, Adriana Annelli, que entonces estaba embarazada de nuestra hija. Entonces no pensaba que lo pudiera cantar tantas veces y durante tantos años, porque han pasado 42 desde entonces».

El todo por el todo

No hay espacio para el cansancio o la rutina. «Cuando cantas a Verdi y te encuentras con personajes de la humanidad de Rigoletto, de Nabucco, de Simon Boccanegra o de Francesco Foscari, siempre hallas cosas nuevas en ellos. “Rigoletto” es, quizás, la ópera más representativa de Verdi, la más importante, y el personaje te permite cada noche descubrir algo diferente en él, una emoción nueva. Su carácter cambia según quien sea la soprano o quien sea el director de orquesta. Escuché una vez a un colega que después de la “Vendetta”, con la que termina el segundo acto, la ópera está acabada. Eso es una estupidez; el último acto es el mejor, es magnífico, tiene cosas increíbles. Ahora, si se canta por cantar, entras en la rutina, y a mí no me interesa. Después de cuarenta y ocho años, sigo cantando porque estoy en forma y porque siempre voy descubriendo cosas diferentes... Eso es teatro verdadero. Incluso cuando canto conciertos intento ser el personaje en cada diferente aria».

Una leyenda

La diferencia entre que una ópera sea una maravilla o sea aburrida, dice Leo Nucci, está en cómo la planteen los intérpretes: «Cantar sin decir nada es solamente decir notas, y a mí eso no me interesa. La ópera es teatro: en “Rigoletto”, la música de su entrada en escena ya sugiere a un hombre deforme; es además un madrigal de Monteverdi, que nos lleva ya a un período histórico. Verdi lo dejó escrito todo, y yo no puedo subir al escenario y traicionar al compositor. Por él cantamos».

Nicola Luisotti, el director musical de estas funciones, firma punto por punto las palabras del barítono. «¡Leo! -exclama con admiración-. Es una leyenda. Todo lo que hace es algo extraordinario, tiene magia, es una inspiración... Es un gran hombre, no solo un gran artista. Como Plácido Domingo... Leo es Leo», resume. Como Nucci, encuentra algo especial en las óperas de Verdi. «Verdi es Mozart que se ha vuelto viejo. Era un gran hombre de teatro y “Rigoletto” una obra maestra. Y dirigir una obra maestra es simpre una tarea complicada; siempre tienes la duda de si estás haciendo las cosas bien, si estás llevando los “tempi” justos, si estás respetando los colores orquestales... Te preguntas qué es lo que quería exactamente el autor y mantenerte fiel a lo que pensó; y eso es lo más difícil del mundo».

EquilibrioVerdi, dice Luisotti, era un dramaturgo y sus partituras son teatro. Por eso debe guardarse un equilibrio entre foso y escena. «Hay teatros donde lo logran, pero no siempre es así. Pienso en un “Rigoletto” en laÓpera de Múnich, llevado a “El planeta de los simios”, y donde el bufón era un astronauta. Hay ocasiones en que el libreto es solo un pretexto para inventarse una historia nueva. Esto es cuando menos discutible. Para mí las óperas son textos clásicos; la historia es la que es, y se puede cambiar poco: la época, el vestuario... Lo moderno -concluye- es volver a los orígenes».

El drama, dice el director musical, está escrito en la partitura. «Verdi quería que el libreto se expresara a través de ella. No escribía antes la música y luego se ajustaba la letra, él necesitaba un libreto para inspirarse; como Mozart, que hacía lo contrario que sus contemporáneos. A Verdi le preocupaba mucho encontrar primero el argumento adecuado y después el libreto. En la ópera la música y el libreto deben ir cosidos para hacer olvidar al público que los personajes están cantando y que la historia es verdadera».

Para Luisotti, la música es el sonido del universo, y cada obra es una consecuencia de lo que tiene detrás. «Cuando Verdi escribió “Rigoletto”, no tenía 40 años. Llevaba dentro millones y millones de años de evolución humana dentro de su ADN y, además, cuarenta años de vida. “Rigoletto” no está escrita hace 150 años, sino esta mañana, si tenemos en cuenta los años de evolución del universo. Y la música se convierte en eterna».

ABC 25 Noviembre 2015 by Julio Bravo

Leo Nucci, trionfo dell'opera italiana

[...] Anche per questo i piacentini non perdono occasione per ringraziare affettuosamente il “loro” amato baritono, oltre che naturalmente, per tributargli gli applausi che ogni volta dimostra di meritare. Applausi che, venendo al concerto di sabato, il pubblico ha rivolto non solo alla bravura di tutti gli interpreti (impossibile contare gli innumerevoli “Bravo! Bravi!” urlati dal pubblico in visibilio a ogni brano cantato o suonato), ma anche al programma proposto, che ha regalato una selezione di brani pregevoli non solo per bellezza ma anche per spessore culturale.

E’ stato questo infatti il fil rouge di un concerto che dopo una spiritosa apertura con il celeberrimo Largo al factotum dal rossiniano Barbiere di Siviglia ha visto Leo Nucci percorrere sentieri di sempre maggior intimismo e complessità psicologica dei personaggi operistici ai quali ha dato voce. Ruoli traboccanti di pathos, perfetti per un baritono come Nucci, che sa esprimere più e meglio di chiunque altro la profondità dei sentimenti attraverso le sue grandiose capacità espressive, drammatiche, spirituali e affettive, con le quali incarna alla perfezione ora i panni del padre affettuoso, ora quelli dell’amante respinto, ora quelli dell’eroe sempre indomito, benché tradito dai nemici o sconfitto da un destino crudele.

Una timbrica morbida e scorrevole è stata quella che ha espresso nei brani di Bellini (Qui mi accolse oppresso, errante da Beatrice di Tenda e Ah! per sempre io ti perdei da I Puritani) mentre più passionale è stato con Donizetti (Vien, Leonora da La Favorita). Ma Nucci è noto anche e soprattutto per la sua straordinaria capacità di modulare la propria voce. Ecco allora farsi più intenso e introspettivo nelle due splendide romanze da camera di Verdi (Non t’accostare all’urna e L’esule), poi farsi più affettuoso nel Resta immobile dal Guglielmo Tell di Rossini e infine sfoderare una timbrica appena più scura, ma sempre brillante, nelle tre arie liriche tratte da I due Foscari, Macbeth e I Vespri siciliani, con momenti quasi declamati per rendere viva e percettibile la più marcata drammaticità e la forza espressiva delle liriche del Cigno di Busseto.

Che dire infine dell’Italian Opera Chamber Ensemble, che con Paolo Marcarini (pianista e arrangiatore), Cesare Carretta e Lino Pietrantoni al violino, Christian Serazzi alla viola, Massimo Repellini al violoncello e Davide Burani all’arpa hanno efficacemente accompagnato Nucci, oltre che esibirsi da soli in due bellissime fantasie operistiche arrangiate da Marcarini (stupenda quella su Bellini, con il tema della Sonnambula magistralmente eseguito dal primo violino Cesare Carretta)? Semplicemente eccezionali.

Immancabili e attesissimi i bis, invocati dal pubblico e di buon grado concessi dal ba- ritono: ben cinque, tre di Verdi (Per me giunto è il dì supremo dal Don Carlo, O dolcezze perdute da Un ballo in maschera e la celeberrima Cortigiani vil razza dannata da Rigoletto) e una di Umberto Giordano: Nemico della patria dall’Andrea Chenier, che il baritono, con riferimento ai recenti fatti di Parigi, ha voluto così commentare: «Senza retorica, ma se qualcuno ascoltasse le parole di quest’aria forse le cose andrebbero meglio di come vanno adesso». E per finire, un dolcissimo Non ti scordar di me cantato anche dal pubblico prima della standing ovation da parte di tutta la platea. [...]

LIBERTÀ 24 Novembre 2015 by Mauro Bardelli

Baryton hors d’âge !

[...] Arrive Leo Nucci !

Le grand baryton italien a 73 ans. C’est un phénomène vocal : un crû exceptionnel qui conserve étonnamment toute sa puissance en prenant de l’âge… à l’instar d’Alfredo Kraus qui possédait encore tous ses moyens vocaux à un moment où d’autres ont pris leur retraite depuis longtemps. Nucci, il y a un quart de siècle, trissait son duo de Rigoletto à Marseille avec une jeune diva arrivant tout droit d’Albanie : Inva Mula ! On a craint d’être chagriné (comme on l’a été par exemple lors des dernières prestations de feu Pavarotti!), mais il n’en est rien à l’automne 2015. Tout est là, intact, des mimiques de cabotin aux ports de voix reconnaissables entre mille, vigueur, largeur, force expressive… Il faut dire que le rôle du vieux Doge, se débattant dans la tourmente d’un pouvoir qui lui échappe, lui va comme un gant. Mieux, alors qu’on s’approche du final, déjà comblé par le trio vocal (on ajoute volontiers les prestations de la basse Wojtek Smilek, de la soprano Sandrine Eyglier et du ténor Marc Larcher dans les « seconds » rôles) le vieux lion lance un dernier rugissement. Son ultime air, redoutable, est chanté avec une ferveur, un spinto farouche, une déclamation hors-normes : c’est inouï ! Si bien que le public applaudit sans relâche après un aigu rageur qui se plante dans les travées du théâtre… jusqu’au derniers rangs du « poulailler » ! On n’en revient pas… et, chose de plus en plus rare à l’opéra, la star « hors d’âge », au bout de deux heures et demi de spectacle, bisse son air, ajoutant un triomphe à la liesse générale… avec tout le monde au diapason, le Chœur et l’Orchestre de l’Opéra de Marseille, d’où émergent de beaux soli de clarinette, alto et violoncelle, sous la baguette souveraine d’un grand chef aimé des rives de la Mer du Nord à la Méditerranée : Paolo Arrivabeni.

journalzibeline.fr 18 Novembre 2015 by Jacques Freschel

« I due Foscari » à l’Opéra de Marseille : viva Verdi, viva Nucci, viva tutti…

[...] Du beau travail sur scène, mais aussi en amont sous la direction d’Emmanuel Trenque. Mais, qu’on ne s’y trompe pas, la découverte de cette partition, c’est grâce à Léo Nucci qu’elle est intervenue. Si le baryton n’avait pas été là, il y a fort à parier que les deux Foscari seraient restés au royaume des ombres.
Léo Nucci : un phénomène. A plus de 70 printemps il trimballe la carcasse du vieux Doge écrasé par le poids de sa charge, écartelé entre sa fonction de juge et l’amour paternel. Il entre sur scène, visage grave, épaules basses, regard perdu sur la lagune et il chante « O vecchio cor que batti ». Tout y est, et tout restera jusqu’à son dernier souffle : l’émotion, la puissance, une ligne de chant d’une fraîcheur extraordinaire au sens propre du terme, le velours de la voix, les sentiments qui se lisent sur le visage et cette grande technique vocale qui lui permet de bisser « Questa dunque é l’iniqua mercede » au troisième acte… Que dire, qu’écrire après avoir vu et entendu cet artiste hors du commun ? Chapeau bas et respect, ovation debout, tutti et quanti : mille fois mérité.

[...] A oui, on oubliait de vous dire que ces deux représentations étaient données en version concertante ; mais qu’importe, le bonheur était au rendez-vous en smoking et robes longues. Et par les temps qui courent, nous l’avons savouré pleinement.

Destimed.fr 20 novembre 2015 by Michel Egea

Toute l’humanité dans la voix du baryton Leo Nucci

« I due Foscari » un opéra méconnu de Giuseppe Verdi donné en version concert.


Nous sommes au troisième et dernier acte de I due Foscari, un opéra de jeunesse de Verdi, présenté ce dimanche en version concertante à l’Opéra de Marseille. Le baryton Leo Nucci est le vieux Doge vénitien Foscari. Foudroyé par la nouvelle de la mort de son fils il épanche sa souffrance. Le père déchiré vient de perdre son dernier enfant. Son cri « Ah, rendete il figlio a me » contient toute l’humanité. Dans la voix de cette homme, de cet artiste, c’était, en cette après-midi de dimanche où l’esprit de chacun était sans doute tourmenté par les récents événements, comme si toute l’humanité, la vraie, la profonde, l’essentielle, nous était rendue toute entière. Le père qui réclame son fils abattu froidement est le cri de chaque être humain face à la douleur ineffable de la perte absurde.

La salle électrisée scande le nom du chanteur « Leo ! Leo ! » Et c’est le bis. Rarissime. Puis le final. La salle est debout, longtemps. Comme s’il y avait un trop-plein d’émotion à laisser déborder. Mais il y avait aussi pour l’immense artiste qu’est Leo Nucci comme un remerciement à une fidélité. C’est que son nom est profondément inscrit dans la mémoire des amateurs d’opéra marseillais. Et le rôle est taillé sur mesure pour l’intensité dramatique qu’il sait y mettre et l’impeccable technique vocale qui font de cet homme l’un des plus grands et plus généreux artistes qui soient. A ses côtés la distribution mérite le même enthousiasme. Sofia Soloviy aborde les premières mesures de son rôle avec une ampleur qui laisse augurer une grande Lucrezia Contarini. La voix est belle, charnue dans les graves et le médium, mais manque un peu de tenue dans le plus haut du registre.
Cette courte réserve faite, la soprano offre une prestation trépidante et passionnante. Giuseppe Gipali est un Jacopo Foscari, le fils condamné à l’exil par ses ennemis, a la vaillance sans faille. La voix est nette, sans vibrato. La ligne de chant est souple et le jeu dramatique du ténor italien très efficace. Les marseillais connaissent bien la basse Wojtek Smilek, sa profondeur de timbre et la fluidité de son articulation. Il fait un méchant irréprochable. Sandrine Eyglier et Marc Larcher viennent, en heureux renforts, compléter cette mémorable distribution. I due Foscari, déploie de belles pages auxquelles, en chef accompli, Paolo Arrivabeni rend pleinement justice. Il est loin le temps où la simple évocation de l’Orchestre de l’Opéra de Marseille pouvait laisser traîner un sourire condescendant. Force est de constater qu’aujourd’hui notre phalange municipale sait se frotter au meilleur du répertoire sans déchoir. Loin de là. Une merveilleuse introduction au violoncelle et alto en est la preuve et le final grandiose du deuxième acte suffirait à convaincre les plus sceptiques. Sous la direction de leur nouveau chef Emmanuel Trenque le chœur s’énergise en diable.

Alors que les barbares en s’attaquant à une salle de spectacle croyaient nous en imposer, faisant de la musique comme un irrémédiable péché, il suffit d’une page de Verdi pour ne pas renoncer à l’espoir dans une humanité souriante et généreuse. Là est la vraie foi. La seule.


La Marseillase 18 novembre 2015 by Patrick De Maria

Gli artisti a sostegno del riconoscimento del Festival Verdi

TEATRO ALLA SCALA, Il Tempio delle Meraviglie

Opéra Magazine: Leo Nucci

À 73 ans, le baryton italien déborde de projets, à commencer par la version de concert d’I due Foscari qui l’attend à l’Opéra de Marseille, les 15 et 18 novembre, suivie d’une reprise de Rigoletto au Teatro Real de Madrid, le 30. Entré dans la carrière à une époque où les chanteurs originaires de la Péninsule occupaient encore une place de choix sur les affiches des grands théâtres internationaux, il s’est petit à petit retrouvé seul, ou presque, à porter le flambeau d’une tradition vieille de quatre siècles. Tout ce qu’il a appris, il a heureusement décidé de le transmettre. Non pas à travers des cours de chant, mais en se faisant metteur en scène, pour apprendre aux jeunes le b.a.-ba du métier.

Nous nous rencontrons à Plaisance où, à partir du 9 octobre (1), vous mettez en scène L’amico Fritz de Mascagni, au Teatro Municipale…
C’est ma troisième « messa in scena » d’opéra, après Luisa Miller et L’elisir d’amore, déjà à Plaisance. Je tiens au mot « messa in scena » car, en italien, il n’a pas les mêmes connotations que « regia », alors qu’en français, ils se traduisent tous les deux par « mise en scène ». Je déteste le « Regietheater » et tous ceux qui essaient d’imprimer leur propre démarche au détriment des volontés de l’auteur. Il y a quelques jours, le pape François l’a dit : « Il faut faire confiance au Créateur. » Toutes proportions gardées, un metteur en scène se doit de faire confiance au compositeur et de découvrir ce qu’il souhaitait. Comment ? En se documentant, en étudiant toutes les sources disponibles, en scrutant les moindres détails de la partition, aussi bien sur le plan du texte que de la musique. Il est impossible, par exemple, comme on l’a vu récemment dans La traviata, de montrer Violetta et Giorgio Germont amants… Personnellement, en tant que chanteur, je n’ai jamais voulu perdre mon temps à discuter : quand quelque chose ne me plaisait pas, je m’en allais !

Comme Luisa Miller et L’elisir d’amore, L’amico Fritz est un projet qui dépasse le cadre d’une simple mise en scène…
La distribution est effectivement constituée de jeunes chanteurs, que nous avons sélectionnés au terme d’un processus particulièrement minutieux. Pour l’opéra de Mascagni, nous avons ainsi auditionné cent cinquante candidats. Après avoir choisi les meilleurs, nous avons commencé à leur montrer comment se comporter en scène, car c’est cela le plus important. Personne ne leur a appris à jouer, ni même, tout simplement, à déclamer un texte ! Ils n’ont jamais travaillé que la technique d’émission, la respiration, hors de tout contexte dramatique. Imaginez qu’ils viennent aux répétitions en baskets ! Comment voulez-vous prendre conscience des difficultés, de l’« inconfort » d’un plateau, si vous ne répétez pas, dès le départ, avec vos chaussures de scène ? Nous leur apprenons à « faire du théâtre », nous les incitons à « dire » leurs répliques comme si elles n’étaient pas accompagnées de musique, nous leur faisons comprendre l’importance du livret. Regardez ce qui est écrit en frontispice de la partition de L’elisir d’amore : « Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani, musica di Gaetano Donizetti. » Le premier mentionné est le librettiste, pas le compositeur ! Je crois que nous offrons à ces jeunes l’opportunité de vivre une expérience fondamentale pour leur avenir, surtout qu’après les représentations de Plaisance, la production sera reprise à Ravenne, Modène et Cosenza. Autant d’occasions pour eux de faire leurs preuves devant le public, en recevant en plus un cachet, ce que toutes les structures d’insertion professionnelle ne proposent pas. Bref, nous cherchons à redonner aux théâtres de région ce qui était autrefois leur fonction première : la formation, sans laquelle il est ensuite impossible de partir à la conquête de la Scala, du Met et du Covent Garden. Aujourd’hui, on fait débuter les jeunes directement sur les scènes les plus prestigieuses, et on s’étonne de ne plus entendre parler d’eux après quelques années de carrière ! Moi, je suis passé par le circuit des théâtres de province italiens : vingt représentations par mois, dans des maisons d’opéra toutes plus belles les unes que les autres. Le monde entier nous enviait ce système et on l’a laissé partir à vau-l’eau. Il est vrai que les subventions publiques se sont réduites comme peau de chagrin, mais il est tout aussi vrai qu’il y a eu – et qu’il y a encore ! – beaucoup de gaspillage. On soutient souvent des initiatives qui ne le méritent pas et on pénalise celles qui mériteraient d’être soutenues…

Opéra Magazine november 2015 by Paolo di Felice

Lire la suite dans Opéra Magazine numéro 111

EXPO 2015: Anche la Musica "nutre" - Intesa San Paolo

Quelle frizzanti note di Mascagni

Vicenda amorosa di giovani è coerentemente interpretata da giovani di autentico talento, guidati dal maestro Leo Nucci, aiuto regista Salvo Piro. Il pubblico è protagonista a sua volta e sempre del rito teatrale e la regia ne accentua il coinvolgimento creando un collegamento luminoso tra platea e palcoscenico, con un’invenzione fuori testo fin dalle prime note, una breve azione mimata che porta alla rivelazione del quadro iniziale nel fermo immagine, in una composizione di sobrio realismo. Poi, via, tutto prende vita e vigore nelle belle cantate armoniose.

 

LIBERTA' by Gian Carlo Andreoli 10.10.2015

Talento e arte nella bottega di Nucci

Lo scorso fine settimana, la sua firma alla regia de L’amico Fritz di Mascagni ha trionfalmente inaugurato la stagione lirica al Municipale di Piacenza nel segno di una continuità che scommette sui giovani talenti. E il grande baritono lodigiano ci aveva preannunciato uno spettacolo immerso nell’atmosfera impressionista, letteralmente calato nella cornice della scena. Ma da lì a immaginare che, all’alzarsi del sipario, il pubblico si trovasse di fronte a una vera e propria tela rubata a un imprecisato d’Orsay, con le quinte ammiccanti al lussureggiante Manet del Déjeuner sur l’herbe e, sul fondale, i profili delle case dagli alti tetti di paglia intinti nella luce di Giverny, era troppo. Di più: a muoversi in un giardino iperfrancese appena velato da una tenda-cornice, erano personaggi perfettamente vivi ad animare una natura per nulla morta, e, a guardarli, due spassosi turisti in posa per un selfie davanti al capolavoro. Operazione geniale, schiaffo alle concettose torri di babelici scenografi in cerca di consenso. In quest’opera dall’allure leggera sono tanti i nodi da dipanare, a cominciare dai continui scarti di registro tra il sanguigno sinfonismo dichiaratamente verista e gli incantati momenti intimistici di spiccato camerismo.

 

IL CITTADINO by Elide Bergamschi 13.10.2015

WIEN/ Staatsoper: SOLISTENKONZERT LEO NUCCI MIT SEINEN PHILHARMONISCHEN FREUNDEN

EIN KÖNIG DES BELCANTO: LEO NUCCI BEIM SOLISTENKONZERT MIT PHILHARMONISCHEN FREUNDEN ( 15.9.2015)

Leo Nucci ist ein wahres Phänomen – nach einer jahrzehntelangen Karriere (Erstauftritt 1967, Debüt in Wien 1979) liefert der 73jährige italienische Bariton beim Solistenkonzert in der Wiener Staatsoper am 15.September 2015 eine makellose vokale Belcanto- Leistung. Er begeistert mit Raritäten und brachte die „Gassenhauer“ seines Faches erst bei den Zugaben. Das Publikum tobte schon beim offiziellen Teil. Aber mit Posa, Renato , Gerard und seiner Paraderolle – dem Barbier von Sevilla – provoziert er einen echten Hexenkessel an Begeisterung. „standing ovations“, Jubel, Trampeln und Heiterkeit. Wer studieren will, wie wirkungsvoll die richtige Gesangstechnik ist, bei Leo Nucci findet er ein ideales Studienobjekt. Dabei machte es sich der bei Bologna geboren Sänger alles andere als leicht. Er motivierte seine „Philharmonischen Freunde“ Günter Seifert, Raimund Lissy (beide Violine), Michael Strasser (Bratsche), Raphael Flieder (Cello), Kristin Ockerlund (Klavier) sowie Ursula Fatton (Harfe) mitzutun. Und präsentierte dann im 1.Teil Arien aus Poliuto (Donizetti), Beatrice di Tenda (Bellini), Don Sebastiano (Donizetti) , Macbeth und „L’esule“ – beide von Verdi. Nach der Pause ging es ähnlich weiter: I due Foscari (Verdi), I vespri siciliani (Verdi), dann Guglielmo Tell (Rossini), I puritani (Bellini) und La Favorita (Donizetti) . Die Klang-Wirkung dieses Mini-Orchesters war jedenfalls enorm. Und die Vielfalt der Rollen von Leo Nucci ebenso: da wechselten sich Greise und Liebhaber, eifersüchtige Ehemänner und lustige Schelme ab.

Leo Nucci ist nicht gerade das, was man einen „Brüller“ nennt. Aber seine sitzenden, leicht tenoralen Höhen können mit jeder hochdramatischen Kollegin mithalten. Leo Nucci verfügt über eine Zungenfertigkeit ohne Gleichen (Barbier), schöpfte aber bei „Un ballo in maschera“ und bei Andre Chenier wahrlich auch beim Forte aus dem Vollen. Er moduliert seine wohlklingende Stimme nicht durch Veränderung der Stimm-Substanz. Aber durch die Technik erzeugt er Zorn und Zuneigung, Hoffnung und Resignation . Unglaublich das Crescendo beim Schlusston des „Eri tu“. Jedenfalls sollte der Abend als Erkenntnis bringen. 6 Musiker als Assistenten und das Ganze kommt einem Opernabend nahe (die Streicher spielten übrigens als Dankeschön zwei Instrumentalstücke von Paolo Marcarini und Giaccomo Puccini). Die Solistenabende sollen zumeist offenbar Schließtage kaschieren helfen. Diesmal musste gar nichts „zugedeckt“ werden. Es war ein unvergesslicher Abend eines phänomenalen Künstlers, der die Zeitgesetze wirklich aufhebt: möge der „König des Belcanto“ sich diese Qualitäten noch lange bewahren.

Online Merker by Peter Dusek 

Presentato "L'amico Fritz" al Municipale

Nucci: «Salto di qualità sotto l'aspetto vocale»

«Quest'anno - afferma il maestro Leo Nucci - si può parlare di un vero e proprio salto di qualità sotto l'aspetto vocale. "L'amico Fritz" alla sua prima, il 31 ottobre 1891 al teatro dell'opera di Roma, ha avuto 34 chiamate al sipario alla fine della rappresentazione: ebbe tantissimo successo. L'opera è da considerarsi unica nel suo genere e la possiamo pensare come una fantastica storia di amore: noi abbiamo cercato di renderla in questo modo anche sulla scena. Abbiamo fatto un'operazione di ripristino e riscoperta dell'opera».

«La musica de "L'amico Fritz" - continua Leo Nucci - è molto attuale. In realtà noi abbiamo ambientato l'opera nell'alta Normandia, nella casa di Monet, e non nell'Alsazia, come voleva la lettura tradizionale. Quest'opera è moderna e noi abbiamo cercato di mettere in scena questo: gli spettatori si troveranno in un mondo dove l'arte visiva e quella acustica collaborano».

IL PIACENZA Sofia Mingarelli 7 ottobre 2015

Piacenza: è in scena "L'amico Fritz", venerdì 9 e domenica 11 ottobre

20 settembre, anteprima del film: TEATRO ALLA SCALA Il Tempio delle Meraviglie

Anteprima del Film

di Luca Lucini e Silvia Corbetta

Durata 90 min.

Domenica 20 settembre alle ore 15 e alle ore 20 la sala del Piermarini ospiterà due proiezioni in anteprima a ingresso gratuito del film “Teatro alla Scala – Il Tempio delle Meraviglie” di Luca Lucini con Silvia Corbetta. Il film, una produzione Rai Com, Skira Classica, ARTE France e Camera Lucida Productions in collaborazione con Teatro alla Scala e Nexo Digital, sarà proiettato nei cinema italiani il 24 e 25 novembre. È la prima volta che al Teatro alla Scala viene dedicato un lungometraggio in cui tradizione, presente e futuro della vengono raccontati dai protagonisti. Nella Grande messe di materiali raccolti spiccano le interviste a Daniel Barenboim, Roberto Bolle, Mario Botta, Riccardo Chailly, Francesco Maria Colombo, Marco Contini, Fiorenza Cossotto, Maria Di Freda, Plácido Domingo, Alessandra Ferri, Carlo Fontana, Carla Fracci, Mirella Freni, Giovanni Gavazzeni, Raina Kabaivanska, Stéphane Lissner, Leo Nucci, Alexander Pereira, Franco Pulcini, Luciana Savignano e Marcello Sirotti, mentre le parti recitate sono affidate a Gigio Alberti, Andrea Bosca, Giuseppe Cederna, Pia Engleberth, Francesca Inaudi, Filippo Nigro e Bebo Storti; la voce fuori campo è di Sandro Lombardi.

Kultur: Imposanter baritonaler Kraftakt

Stimphänomen Leo Nucci (73) eröffnete die Musikvereins-Saison

Sptember 20 2015, Kultur

by Ernst Naredi-Rainer

Ein großer kammermusikalischer Opernabend!

Stephaniensaal am 18. 9. 2015

Der im 74. Lebensjahr stehende italienische Starbariton KS. Leo Nucci ist wahrlich ein Phänomen! Das zeigt allein ein Blick auf seinen Terminplan:

Konzerte unter dem Titel „Belcanto italiano“: 4. September La Coruna, 15. September Wiener Staatsoper, 18. September Graz, 18. Oktober London, 21. November Piacenza

Konzertante Aufführungen von Verdis „I due Foscari“: 15. und 18. November in Marseille

Bühnenauftritte: Rigoletto in Madrid am 30.11., 3., 6. und 10. 12. sowie Nabucco in Piacenza am 27. und 29.12.

Es war eine große Freude für alle Freunde der italienischen Gesangskunst, dass Graz eine Station in diesem Terminplan sein durfte. Musikvereinsgeschäftsführer Dr. Michael Nemeth hatte Leo Nucci in den Liederabendzyklus eingeladen - und dort hatte das Belcantoprogramm durchaus seinen berechtigten Platz, wenn man bedenkt, was Leo Nucci zur Programmzusammenstellung sagte: „Meine Idee ist es, die Tradition des 18. und 19.Jahrhunderts wieder aufleben zu lassen, nach der man diverse Arien- und Liedkonzerte in kleineren Besetzungen, quasi kammeropernhaft, gegeben hat. Darüber hinaus ging es mir um den Aspekt des Melodisch-Dramatischen, um ein italienisches Pendant zum Deutschen Lied.“ Leo Nucci hatte sich für dieses Programm die Partnerschaft seiner „philharmonischen Freunde“ gesichert - ein Streichquartett und eine (Gast)Harfenistin der Wiener Philharmoniker sowie eine Pianistin der Wiener Staatsoper.

 Günter Seifert (Violine 1), Raimund Lissy (Violine 2), Michael Strasser (Viola), Raphael Flieder (Violoncello), Ursula Fatton (Harfe) und Kristin Okerlund (Klavier) waren exzellente Partner. Sie verbanden kammermusikalische Klarheit mit der großen opernhaften Geste, die ihnen als Mitglieder des Wiener Staatsopernorchesters eine gewachsene Selbstverständlichkeit ist. Sie begleiteten Leo Nucci in den Arrangements mit großer Aufmerksamkeit und konnten auch zwei Instrumentalstücke präsentieren: Eine köstliche Paraphrase über „Le ,donne‘ di Donizetti“ von Paolo Marcarini, mit dem Leo Nucci schon seit Jahren zusammenarbeitet, und nach der Pause den schwermütigen Streichquartett-Satz „Crisantemi“, den Puccini 1890 im Gedenken an den Tod des in Italien überaus beliebten Prinzen Amadeo von Savoyen (und kurzfristigen Königs von Spanien) in einer Nacht geschrieben hatte und dessen Themen er dann drei Jahre später im letzten Akt von Manon Lescaut verwenden sollte.

Das Programm brachte im 1.Teil Raritäten aus Donizettis „Poliuto“ und „Don Sebastiano“, aus Bellinis „Beatrice di Tenda“ und aus frühen Verdi-Romanzen sowie den Tod von Macbeth. Und schon in diesem 1.Programmteil zeigte sich die Meisterschaft des Belcantisten Leo Nucci. Er war an diesem Abend wohl ein wenig indisponiert - eine kleine Verkühlung war nicht zu verbergen. Aber gerade in einer solchen Situation kann man seine ungeheure Erfahrung und Disziplin bewundern. Mit großer Konzentration sang er „über die Indisposition drüber“, suchte mit Konsequenz und durchaus merkbarer Anstrengung den optimalen Stimmsitz für jeden Ton. Und wenn die Tiefe und das Piano einmal nicht ganz „ansprachen“, dann wandelte er dies in dramatisch gerechtfertigten und überzeugenden Ausdruck. Jede einzelne Nummer wurde zu einem musikdramatischen Kammerspiel.

Nach der Pause hatte sich Leo Nucci etwas freigesungen, blieb aber immer noch bei eher selten Gehörtem: Verdis „I due Foscari“ und „I vespri Siciliani“, Rossinis „Guglielmo Tell“, Bellinis „I Puritani“ und als Abschluss des offiziellen Programms die große effektvolle Szene und Arie des Alfonso aus dem 2.Akt von Donizetttis „La Favorita“. Allen, die sich für italienische Gesangstechnik ernsthaft interessieren, kann man nur dringend empfehlen, Künstlern wie Leo Nucci aufmerksam zuzuhören und sie genau zu beobachten. Da erlebt man, was Atemstütze - appogiare la voce - bedeutet: die optimale Verankerung der Stimme im Körper und ein ruhiges Fließen des Atems, ohne die Luft zu stauen. Leo Nucci bewies an diesem Abend, dass mit einer perfekten italienischen Gesangstechnik auch im fortgeschrittenen Alter und bei nicht optimaler Disposition jene großen Melodiebögen gespannt werden können, die für die italienische Belcantoliteratur unverzichtbar sind.

 Am Ende gab es den erwarteten großen Beifall und viele Bravo-Rufe für den ungemein sympathischen Belcanto-König - und es folgte das ebenso erwartete Zugaben-Programm mit den erhofften Hits.

Zunächst nach all den düsteren und melancholisch-schwerblütigen Stücken ein heiteres Glanzstück:

Figaros Auftrittsarie aus dem „Barbiere di Siviglia“. Mit dieser Rolle hatte Nucci im Jahre 1967 sein Bühnendebüt in Spoleto und später auch die Debüts an der Scala und an der Wiener Staatsoper gegeben. 48(!) Jahre später steht er mit dieser Rolle noch immer auf der Bühne - im Juli und August sang er den Figaro neuerlich an der Mailänder Scala in 5 Aufführungen. Da hörte man im Grazer Konzert keine Indisposition mehr - mit strahlenden Spitzentönen, spitzbübischem Charme und eminenter Textgeläufigkeit begeisterte er sein Publikum, das - so wie drei Tage davor an der Wiener Staatsoper - mit noch drei weiteren Zugaben beschenkt wurde: Posas Tod aus dem „Don Carlo“, Renatos Eri tu aus dem „Ballo in maschera“ und Nemico della patria aus Umberto Giordanos "Andrea Chenier". Viele hatten wohl noch auf Nuccis Glanzrolle, den Rigoletto gehofft. Diese Hoffnung wurde nicht erfüllt - aber wir hatten ja sein berühmtes Cortigiani, vil razza ohnedies zuletzt vor drei Jahren in der Grazer Oper hören dürfen, als ihm zu seinem 70.Geburtstag die ehrenvolle Auszeichnung des „Iso d’Oro-Award“ verliehen hatte. Damals stimmte Leo Nucci im Zugabenteil auch in das Trinklied aus Verdis Traviata ein - Zitat aus dem damaligen Bericht: „Neuerlicher großer Jubel für alle – und das Publikum erzwingt eine Wiederholung, an der sich nun auch Sabbatini vom Dirigentenpult als Tenor dazugesellt und die der inzwischen ebenfalls wieder auf die Bühne gekommene Leo Nucci gemeinsam mit Vittorio Terranova mit einem hohen B (!) im Finale krönt.“

So wie sich Leo Nucci diesmal in Graz präsentiert hat, wird er wohl auch zu seinem 75.Geburtstag auf den Bühnen und den Konzertpodien stehen - es ist ihm und seinem Publikum zu wünschen!

Hermann Becke, 19. 9. 2015

www.deropernfreund.de

Leo Nucci - der Barbier von Posa

Der italienische Bariton stellte in einem fulminanten Belcanto-Abend in der Wiener Staatsoper seine ganze Wandlungsfähigkeit unter Beweis - und ungebrochene Stimmkraft mit 73 Jahren

Es gibt Gesangsstars, die drängen so unerschütterlich wie unerbittlich in Richtung 50-jähriges Bühnenjubiläum, obwohl sie knapp davor sind, ihr Denkmal, das sie sich in Jahrzehnten mühsam Ton für Ton, Koloratur für Koloratur errichtet haben, wieder zu schleifen. Es gibt auch Sänger, die sich plötzlich als Rigoletto fühlen, obwohl sie ein erfülltes und erfolgreiches Tenorleben lang den Herzog gesungen haben. Und es gibt Leo Nucci. Mit 73, in einem Alter also, wo manch andere an den wohlverdienten Bühnenruhestand denken, denken müssen, denken sollten, gab er am Dienstag in der Wiener Staatsoper einen fulminanten Belcanto-Arienabend, gespickt mit einigen Repertoire-Raritäten, der auch für einen 15 Jahre jüngeren Sänger eine Glanzleistung gewesen wäre.

Die Gesetze des Alterns, sie scheinen für diesen Bariton schlicht nicht zu gelten, sieht man einmal vom schmalen Grat zwischen "gerade noch Stilmittel" und "schon physisch bedingte Notwendigkeit" ab, an dem Nucci seit einiger Zeit beim Anschleifen der Töne von unten entlangsingt. Die Kraft dieser Stimme ist ungebrochen, ihre Ausdrucksintensität ebenso, und Nucci weiß sie mit all seiner Erfahrung auch höchst öknomisch einzusetzen. Wenn es in entscheidenden Moment gilt, noch einen letzten Gang höher zu schalten, noch einmal an Volumen und Intensität zuzusetzen, dann stehen ihm diese Reserven auch zu Gebote, weil er rechtzeitig drauf schaut, dass er's hat, wenn er's braucht. Allerdings hat man nie den Eindruck, dass Nucci irgendwann an diesem Abend auf Sparflamme schalten würde und sich seine strahlenden Spitzen- und Schlusstöne (von denen ihm einfach jeder gelingt) sozusagen vom Mund absparte. Umgekehrt hat man aber auch nicht an den Eindruck, als würde er schon am stimmlichen Limit kratzen.

Das Gesicht ist Kostüm genug

Arie um Arie serviert er mit einer Mühelosigkeit, die immer mehr Staunen macht, je länger der Abend dauert. Dazu kommt Nuccis notorische Einheit von Stimme und Darstellung. Er braucht weder Henkerbeil noch Purpurmantel, sein Gesicht ist Kostüm genug, völlig ausreichend als Requisiten seine Hände.

Das wird sdchon in "Qui mi accolse" aus Bellinis "Beatrice di Tenda" deutlich, ein früher erster Höhepunkt des ersten Teils. Wie dieses Scheusal von einem Filippo alle Gewissensbisse vor dem von ihm orchestrierten Todesurteil für seine Geliebte in sich abtötet und dafür "die Verurteilung des Himmels" in Kauf nimmt, Nucci zeichnet es nicht nur mit allen ihm zu Gebote stehenden Stimmschattierungen nach, sondern beglaubigt es auch mit einem getrieben-rasenden Blick, bei dem eine Gänsehaut ein schamloses Understatement wäre.

In komprimiertester Form wird seine Darstellungskunst bei Macbeths Sterbeszene deutlich. Ansatzlos zieht einen Nucci in die letzten Sekunden dieses blutrünstigen Königsmörders und Mörderkönigs, und ehe man sich`s versieht, ist alles schon wieder vorbei - aber erlebt hat man die Essenz einer ganzen Oper.

Erst gemordet, dann der Mörder

Blitzschnell wechselt Nucci auch die Charaktere, eben ist er noch - wir sind bereits bei den Zugaben - ein elastischer, humorsprühender Rossini-Barbier (mit genau jener Leichtigkeit, die so schwer zu erreichen ist), da gibt er schon tief berührend den sterbenen Marquis von Posa aus Verdis "Don Carlo", nur um wenige Minuten später als "Maskenball"-Renato derjenige zu sein, der selber tötet. Wer als vierte und letzte Zugabe auf die "Cortigiani" aus Rigoletto und also DAS Glanzstück Nuccis wettete, hat seinen Einsatz verloren, der Bariton verabschiedete sich von seinem dankbaren Publikum, das es längst nicht mehr auf den Sitzen hielt, mit "Nemico della patria" aus Umberto Giordanos "Andrea Chenier".

Vor zwei Jahren bereits gab Nucci im Rahmen der Solistenkonzerte der Staatsoper einen reinen Verdi-Arienabend, den man allerdings mit der Gewissheit verließ: Dieser Sänger hat etwas Besseres verdient. Das ihn begleitende Kammerensemble nämlich spielte nämlich nicht nur ziemlich unsauber, sondern auch reichlich uninspiriert, was neben dieser vokalen Inspirationsquelle auch eine Kunst ist. Am Dienstag bekam Nucci tatsächlich etwas Besseres, ein weitgehend aus Philharmonikern bestehendes Sextett (Streichquartett plus Klavier plus Harfe), unter Führung des Erz-Musikanten Günter Seifert. Dass die Streicher an einigen Stellen intonationsmäßig ordentlich daneben lagen, soll nicht verschwiegen werden. Doch das wurde mehr als aufgewogen durch das ungemein subtile Zusammenspiel: Mit einer perfekt abgestimmten Balance umgarnten sie den Solisten in einem wechselseitigen Geben und Nehmen, und stellten ganz nebenbei unter Beweis, wie gut sich doch italienischer Schmelz und wienerisches Schmalz vertragen.

Die Presse 16.09.2015 by Von HELMAR DUMBS  

 

The Exceptional Leo Nucci Delights in La Coruña

Leo Nucci: Ramón Tébar (piano), Teatro Rosalía de Castro, La Coruña, 4.9.2015

Between the two scheduled performances of Il Trovatore, La Coruña presented a compelling recital by Italian baritone Leo Nucci. Attending a concert by the great baritone is always a special occasion, and with good reason. On top of his genuine talent, there is his miraculous longevity and his generosity towards the audience. To this one might add some curiosity about whether the decline that will inevitably come has begun. Well, our high expectations were more than met: the recital resulted in a new triumph for Leo Nucci.
The first section of the program featured little-known works that were not of great vocal relevance: three prayers by Giuseppe Verdi, a song by Vincenzo Bellini with a text by Metastasio (“Per Pietà, bell’idol mine”) and two other Verdi pieces. I found Nucci less impressive here, almost inaudible in the lower notes and with vibrato that I had not noted before. This segment was useful mainly for Nucci to warm up his voice, and everything changed in the second half.
Opera now became the focus of the program, and there’s no doubt that Nucci especially shines in opera, rather than in lieder or song. He began with an excellent interpretation of the Guglielmo Tell aria “Resta immobile,” and followed with a brilliant rendering of Riccardo’s aria from I Puritani, “Ah, per semper io ti perdei.” He was at his best in “Qui mi accolse” from Beatrice di Tenda. Finally, he significantly raised the emotional temperature of the theatre with the Poliuto aria “Di tua beltade immagine” and, above all, with “Vien, Leonora” from La Favorita.
Leo Nucci’s generosity was fully in evidence at the encores, which were the best part of the recital. There were four encores, all opera arias and rather difficult ones, and the house was fully appreciative. The encores were “Largo al factotum,” where Nucci showed how exceptional his Figaro has always been. Then he sang the entire scene of Posa’s death from Verdi’s Don Carlo, which was really impressive. He continued with the recitative and aria by Renato, “Eri tu,” where he was superb, and finished with nothing less than “Nemico della patria” from Andrea Chenier.
You have to take your hat off to this exceptional singer and his ability to communicate with the audience. Leo Nucci at 73 is a miracle of nature, and it seems that he still has a long career ahead of him.
He was nicely accompanied at the piano by Ramón Tebar, who performed a solo in the first part, a Chopin Nocturne; and two studies by the same composer in the second half. It should be noted that Leo Nucci at all times shared his success with Ramón Tebar.

seenandheard-international.com
by Jose M. Irurzun

September 6, 2015

Piacenza: al via le prove de “L’amico Fritz”. Leo Nucci docente d’eccezione

"Barbiere" alla Scala, Nucci concede il bis

Gli applausi non si fermano. Intensi. E molti invocano il "bis". Parola che spesso si sente alla Scala. Ma alla quale non si da quasi mai corso. Leo Nucci si guarda in giro. Sorride. Con lo sguardo cerca il sovrintendente nel palco di proscenio. Ma Alexander Pereira non c'è. Allora prende coraggio e dice sì. Bissa il celeberrimo "Largo al factotum" di Figaro dal Barbiere di Siviglia. E il teatro esulta. Nucci può. 

by Pierachille Dolfini

August 6 2015

L'Avvenire

Sul palco da 48 anni. Ancora studio

"Sono Figaro, non un nonno: faccio sport per calcare meglio la scena."

Il Corriere della Sera 

 July 27 2015

Nucci e Raimondi guidano i giovani nel Barbiere

"Volevamo vedere come se la cavavano due vecchietti fra i ragazzi: è stata un'esperienza splendida perche sono bravi"

by Luigi di Fronzo

La Repubblica

July 25 2015

Largo al Barbiere Nucci: l'opera è divertimento

"Ai giovani insegno a guradare alla sostanza. Tecnica e studio servono più di una vetrina su Facebook"

Il Giorno

by Luca Salvi

July 25 2015 

Attenti a quei due

4 agosto 2015 Teatro alla Scala: "Largo al factotum" + Bis

Refreshing the classics: Ponnelle's Barbiere resurrection

Anchoring the green cast were veterans (and Academy collaborators) Nucci and Raimondi as Figaro and Don Basilio respectively, both 73-years-old, with precious backstory: when Nucci role-premiered Figaro in 1967 at the Spoleto Festival, Raimondi was Basilio, and a decade later, when Nucci made his Figaro première at Teatro alla Scala, Raimondi was also Basilio.

During “Largo al factotum”, Nucci’s ageless, spritely Figaro tossed-off elegant high notes like a cork in a storm and slid down a brass fire pole from his second floor apartment above his barbershop storefront. His cavatina garnered so much applause that he briefly broke character from the suave, charming, mannered hairstylist in humble acknowledgment.

July 29 2015

Bachtrack by Courtney Smith

Il Barbiere di Siviglia torna alla Scala

...Figaro di un Leo Nucci in piena forma, abilissimo a destreggiarsi nei sillabati, negli acuti da vero basso cantante e con una verve attoriale incredibile. Agiva, si muoveva in controcampo con mille gesti, mille sguardi, da vero animale di palcoscenico.

31 July 2015

Il trillo parlante by Fabio Tranchida

Largo ai veterani

Che dire di Leo Nucci? Classe 1942, anni 73, il baritono emiliano ha dato prova di possedere ancora un’energia e un’agilità fisica e vocale da far invidia a cantanti che hanno la metà dei suoi anni. Si cala da un pertica, salta, corre come un ragazzino. E la voce non è da meno. Ancora sonora, ben proiettata e sicura in tutte le insidie del ruolo di Figaro, indiscusso cavallo di battaglia della sua gloriosa carriera. Quanto all’interpretazione, non può sottacersi il fatto che rispetto all’enfasi retorica tipica di un modo di cantare Rossini, si crede, un po’ datato, sarebbe stato bello vedere qualcosa di nuovo. Ma non sarebbe stato Leo Nucci. Tripudio di meritatissimi applausi a scena aperta dopo  "Largo al factotum", eseguito con la freschezza e la grinta di un trentenne.

31 July 2015

Apemusicale by Pietro Gandetto

Teatro alla Scala: Il barbiere di Siviglia con Leo Nucci e Ruggero Raimondi

Leo Nucci non interpretava Figaro all’incirca da una decina di anni. Il baritono di Castiglione dei Pepoli si è presentato all'appuntamento in forma vocale e fisica strepitosa facendo letteralmente sgranare gli occhi al pubblico sin dall’inizio della sua celebre cavatina, per il gesto atletico da ragazzino che lo porta a calarsi attraverso una pertica, dal primo piano, ove è posizionata la camera dell'abitazione di Figaro, sino al piano terra dove è posto l'ingresso della bottega; ma anche nel prosieguo della recita Nucci si è mosso con una leggerezza incredibile. Dal punto di vista prettamente vocale tutto ciò che riporteremo potrà suonare esagerato e retorico: del resto se diciamo che la voce è ancora compatta, il legato magistrale, il fraseggio curato e gli acuti squillanti, possenti e torniti riferiamo solo la pura e semplice verità. Quest'uomo va studiato perché è un autentico fenomeno; il pubblico presente se ne è reso ovviamente conto decretandogli un trionfo meritatissimo.

July 2015

Operaclick by Danilo Boaretto

Milano; Teatro alla Scala: “Il barbiere di Siviglia"

 E veniamo al Figaro di Leo Nucci. Il cantante, classe 1942, per qualità vocali e performance sul palco dimostra almeno la metà dei suoi anni. Si cala da un palo, salta, corre e a ciò unisce una agilità vocale unica, qualità per la quale è conosciuto a livello mondiale. Insomma  il suo è un Figaro storico e lo è a buon diritto.

July 2015

GB Opera by Francesco Castelli

Largo al factotum 1981 - Teatro alla Scala in Japan

Nucci: «Verdi? L'ho sempre ascoltato fin da piccolo»

Il cantante in concerto sabato alle 18,30 a Sant'Agata, nella villa del Maestro. «Nessun compositore ha mai raggiunto la sua umanità»

 

Servirà a promuovere e a sostenere uno dei più importanti luoghi verdiani, probabilmente quello più vicino al Maestro dal punto di vista umano, il concerto di sabato alle 18,30 a Villa Verdi a Sant’Agata.
Accompagnato dall’Italian Opera Chamber Orchestra, ospite d’onore sarà il baritono Leo Nucci che si esibirà in un programma interamente verdiano dal titolo “La parola scenica”.

 

Qual è il suo primo ricordo legato a Verdi?
«L’ho sempre ascoltato in famiglia fin da piccolo. Mi ricordo soprattutto Rigoletto e a nove anni lo avevo cominciato a suonare in banda con il bombardino baritono. In seguito è scoppiato un amore vero, ma era già tutto dentro. Un amore legato non soltanto alla musica, ma anche al modo di vivere e alla trasmissione di certi valori. Sappiamo benissimo quanto sia stato importante per l’italianità. Negli ultimi dieci anni ho cantato quasi solo Verdi con qualche piccola eccezione come Gianni Schicchi, Pagliacci e quest’estate con “Il barbiere di Siviglia”, l’opera con la quale ho debuttato, ma si tratta di un’occasione particolare e si rifà la vecchia produzione».

 


Com’è cantare in un luogo tanto legato al Maestro?
«Quando mi è stato proposto questo concerto non mi sono tirato indietro. Al di là di tutte le retoriche, questa è veramente la casa che voleva Verdi. Ho avuto modo di conoscere anche la parte non turistica e ho scoperto cose incredibili che mi riportano al suo modo di vivere e di pensare. Spero che venga gente perché l’intento è proprio quello di rilanciare questa casa. Ho accettato di partecipare gratuitamente soprattutto per dedicarlo alla memoria di quest’uomo che mi ha dato tantissimo in termini umani, oltre al discorso della carriera e del repertorio».

 

Quali sono gli aspetti di Verdi che le sono più cari?
«Io condivido moltissimo il suo pensiero. Ha costruito una casa di riposo e un ospedale: questi sono gli aspetti più conosciuti, ma ci sono anche quelli meno noti come quello di cedere il terreno per il passaggio del treno o l’orgoglio col quale poteva scrivere in una sua lettera “dalle mie terre, le persone che lavorano con me non emigrano”. Sono questi alcuni degli aspetti che hanno permesso a Verdi di comporre quel tipo di musica che non era stata scritta prima e non è stata scritta più. Alcuni personaggi, in particolare quelli legati alla mia chiave , hanno un tale rapporto con l’umanità che non è mai stato uguagliato. Ci sono compositori che forse hanno scritto in modo più bello dal punto di vista musicale rispetto a Verdi, ma nessuno ha mai raggiunto la sua umanità. Anche i suoi personaggi femminili non sono eroine, ma donne che prendono decisioni importantissime. Non si va a vedere un’opera di Verdi: si vanno a sentire delle sofferenze umane, delle riflessioni di uomini. A Villa Sant’Agata questo si respira e si capisce il suo pensiero più che in ogni altro luogo».
Al termine del concerto sarà offerto un buffet con specialità tipiche. Le prenotazioni dei biglietti (80 euro) potranno essere fatte al telefono 0523/830000 o alla e-mail info@villaverdi.org.

 

26/06/2015 GAZZETTA DI PARMA by Giulio Alessandro Bocchi

21.06.2015: Una serata indimenticabile alla Scala

Giuseppe VerdiTre preghiere
1. La preghiera del poeta
2. Sgombra, oh gentil
3. Invocazione a Maria Addolarata
(version by Leo Nucci and Paolo Marcarini)

Vincenzo Bellini
Per pietà, bell’idol mio

John Field Nocturne No. 4 in A major

Giuseppe Verdi
Non t’accostare all’urna
L’esule

 

__________

 

Gioachino Rossini
from Guglielmo Tell "Resta immobile"

Vincenzo Bellini
from I Puritani "Ah! Per sempre io ti perdei"
from Beatrice di Tenda "Qui mi accolse"

John Field Nocturne No. 18 in E major (“Midi”)

Gaetano Donizetti
From Poliuto "Di tua beltade immagine"
from La Favorita "Vien, Leonora, a’ piedi tuoi"

 

__________

 

...and 7 encores:

Gioacchino Rossini
From Il barbiere di Siviglia "Largo al factotum"

Ruggero Leoncavallo
Aprile

Giuseppe Verdi
From Don Carlo "Son io mio Carlo"

Giuseppe Verdi
From Rigoletto "Cortigiani, vil razza dannata"

Umberto Giordano
From Andrea Chenier "Nemico della patria"

De Curtis - Furnò - Marischka
Non ti scordar di me

Giuseppe Verdi
From La Traviata "Di Provenza"

21 giugno 2015: questa sera Recital alla Scala

Pavarotti & Nucci, Metropolitan Opera 1990: "the italian style"

Piacenza: Leo Nucci commuove nel dramma verdiano

E ancora una volta, dopo il recital con il quale aveva aperto la stagione concertistica nel novembre dello scorso anno, il celebre baritono Leo Nucci, il protagonista principale, ha di nuovo trionfato, applaudito in continuazione dal pubblico, che ha addirittura interrotto l’opera, dopo la sua aria nel terzo atto, per tributargli lunghissime acclamazioni. E non a torto, perché il cantante bolognese ha emozionato e commosso, regalando per l’ennesima volta una grandiosa interpretazione, alla quale la forma di concerto della recita non ha in definitiva sottratto granché. Perché Leo Nucci sa essere Francesco Foscari, o Giorgio Germont, o Rigoletto, o Nabuccodonosor o Scarpia (e quanti altri) anche in frac e papillon. Che indossi o meno tuniche e mantelli questo artista ha doti vocali e sceniche debordanti, voce da vendere e straordinarie capacità interpretative e drammaturgiche. Così, il dramma dell’anziano Francesco Foscari, privato da parte di un Consiglio dei Dieci cinico e spietato, prima dell’amato figlio e poi della carica di Doge, è diventato il pathos condiviso da tutti gli spettatori. Che per due ore immersi appieno nella vicenda, composizione giovanile del Cigno di Busseto ma di buon livello, nella quale attraverso i numerosissimi concertati e le pur concise arie solisti che Verdi riesce a trasporre in musica la disperazione dell’esilio a cui viene condannato il figlio del Doge e poi quella del Doge stesso. In una società nella quale lo spazio urbano, delimitato dalle mura della città, rappresentava non solo protezione fisica ma anche e soprattutto l’appartenenza ad un ordine costituito da vincoli familiari e comunitari, la tragedia dell’esilio di Jacopo è amplificata dalla sua innocenza, che però sarà tale solo agli occhi di Dio, come il padre presagisce nel secondo atto (il Giudice supremo protegga l’Innocente, dopo il terreno esilio giustizia eterna v’è). Ed è questa disperazione, questo senso di impotenza e di ingiustizia che la stupenda musica di Verdi traduce in emozioni. Ed è qui che sta tutta la grandezza di quest’opera, attraversata dal ricorrente, livido tema del clarinetto (un plauso alla prima parte Paolo Fantini). Innumerevoli gli applausi a scena aperta che ha riscosso la rappresentazione, che assieme alla strepitosa prova di Nucci ha regalato altre interpretazioni di livello. Prima fra tutte quella del tenore Fabio Sartori, uno Jacopo Foscari perfetto, intenso e di grande espressività, con una timbrica scura al punto giusto per il suo personaggio. Unica voce femminile di primo piano dell’opera, il soprano Kristin Lewis è stata parimenti una Lucrezia Contarini convincente e dalla bella timbrica. Ottime anche le prove del basso Marco Spotti (un validissimo Jacopo Loredano), come quelle del tenore Fabrizio Paesano (Barbarigo) e del soprano Federica Gatta (Pisana), senza dimenticare l’eccezionale direzione del bravissimo Renzetti e le altrettanto eccellenti performance di coro e orchestra.

 

24/05/2015 LIBERTÀ by Mauro Bardelli

I Due Foscari chiude al Municipale la stagione lirica

Si chiude questo fine settimana con la rappresentazione in forma di concerto dell'opera verdiana I due Foscari la Stagione Lirica 2014-2015 della Fondazione Teatri di Piacenza.


L'opera, che debutterà venerdì 22 maggio alle 20,30 e in replica domenica 24 maggio alle 17,30, è una produzione della Fondazione Teatri di Piacenza e vedrà esibirsi sul palco del Municipale un cast “stellare”. Sono stati, infatti, coinvolti in questo progetto cantanti di fama mondiale e altri già affermati che per l'occasione saranno accompagnati dall'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna diretta Donato Renzetti e dal Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati.


Tornando al cast venerdì alle 20,30 e domenica alle 17,30 si potranno ascoltare le voci straordinarie del baritono Leo Nucci nel ruolo di Francesco Foscari, del tenore Fabio Sartori in quello di Jacopo Foscari, del soprano statunitense Kristin Lewis nei panni di Lucrezia Contarini e del basso Marco Spotti in quelli di Jacopo Loredano. Ad affiancarli ci saranno Fabrizio Paesano (Barbarigo) e Federica Gatta (Pisana).

 

PIACENZA SERA

Leo Nucci: «Soy polémico, pero con una sonrisa»

Dentro de dos años se cumplirán cincuenta de la primera vez que Leo Nucci se presentó ante el público. Fue en el Teatro Sperimentale de Spoleto. Cantaba Fígaro en «El barbero de Sevilla». Hoy sigue conservando el nervio y la chispa que le han hecho ser grande entre los grandes y haberse convertido en «el» Rigoletto. Más de 500 veces lo ha representado y otras tantas se ha llevado el aplauso del público. Hoy será protagonista, junto a la soprano María José Moreno y el pianista Paolo Marcarini, de uno de los conciertos de «Música en vena», un ciclo único que forma parte de la programación del Centro Nacional de Difusión de la Música (CNDM). La asociación, que es la que da nombre a esta serie de conciertos lleva funcionando tres años. La temporada 2014-2015 habrá doce recitales en cuatro hospitales de Madrid: Clínico San Carlos, 12 de Octubre, Gregorio Marañón y Puerta de Hierro. Ayer volvió a vestirse de Giorgio Germont para «La traviata» del Teatro Real, en la que canta tres funciones. No hay entradas.
–No se podía haber elegido un título mejor para este ciclo que «Música en vena».
–Sí, es perfecto. Me parece muy importante poder hacer algo por aquellos que sufren, aportarles un momento de alegría para que olviden. He interpretado un montón de conciertos benéficos, pero los de este tipo son especiales.
–¿Se canta igual que si fuera para el auditorio de un teatro?
–Para mí el público es siempre público. Has de darle lo mejor. Recuerdo una vez que me escribió el hijo de una mujer que estaba enferma. Me dijo que trataba de conseguir una grabación de «El barbero de Sevilla», pero que no la habían conseguido y que el deseo de su madre era poder escucharme. Pasaron cinco o seis meses y me escribió de nuevo. Junto a su carta, otra del director del hospital en la que me daba las gracias por haber podido hacer más felices los últimos momentos de vida de aquella mujer. Había hecho mucho más el disco que los propios médicos. Impresionante. Recuerdo otro encuentro memorable en Parma. Esas emociones son muy complicadas de describir. Hay que cantar sin pensar en hacer un show, sino en ser uno mismo. No pienso que haya que ser piadoso, sencillamente cantar y no hacer comedia. Estoy encantado de poder trabajar ahora en España.
–Usted sabe, además, que aquí se le adora, se habla de su voz, se le considera un maestro...
–Yo no entiendo nada de técnica. Lo que hago es cantar y transmitir. Sé dónde poner mi voz.
–Pues la pone muy bien. ¿Acepta de buen grado las malas críticas?
–Las buenas y las malas (ríe). Cuando la crítica no es buena, aunque quien la firme te odie, sabes que algo de verdad y de razón hay en ella, una base de fundamento. No pensemos que estamos en posesión de la verdad absoluta.
–Debe de ser una satisfacción poder hacer feliz a la gente de manera tan altruista. No se lleva mucho hoy, señor Nucci...
–El mundo es completamente ridículo, está loco. Yo pensé que era yo quien había perdido el juicio, pero todos estamos así. Tenemos tantos problemas a nuestro alrededor que no somos capaces de verlos. Y tanta retórica... Yo soy polémico, pero con una sonrisa.
–Explíquemelo, porque tiene jugo.
–Es mi manera porque hacerlo con una bomba en la mano hace daño, mucho daño. A través de una sonrisa es como lo realizan los comediantes. Con ella puedes llegar a que la gente se tome en serio lo que dices. Puedes lanzar dardos terribles con una sonrisa en los labios. Y yo lo hago. Soy Leo Nucci, un italiano de Bolonia, con familia de la Toscana, y los de allí son todos polémicos, la tierra de Dante Alighieri, imagínese si puede haber alguien más polémico. Mi abuela, que era mujer simpática y sabia, una toscana de raza, me repetía una frase que siempre tengo en mi cabeza: «Recuerda que cuando hablas debes pensar dos veces lo que dices». Y he seguido esa máxima. Aunque siempre que polemizas has de tener toda la información en la mano y saber de lo que hablas.
–Qué momento el que se vive en Italia ahora mismo ¿verdad?.
–Muy difícil, tremendamente complicado. Hoy (por ayer) se vota la nueva ley electoral en el Parlamento y yo creo que las cosas no pueden quedarse como están. Este Gobierno debe cambiar algo, no podemos seguir así, como si no sucediera nada. Yo propongo devolver a los estantes de las librerías un libro único, «El gatopardo», que incluye una frase inmortal: «Hay que cambiarlo todo para que nada cambie». El mundo se ha transformado radicalmente en estos últimos años. Quienes tienen el poder y están bien sentados en sus despachos, no quieren dejarlo y ahí radica el quid de la cuestión. Cuando miro a Italia me doy cuenta de que somos un pueblo con una fuerza particular en el mundo de la moda, en el arte..., el número uno en bastantes campos, poseemos una fuerza grande, pero no podemos vivir del pasado. El tema de la corrupción resulta inaceptable. En el tercer milenio no podemos seguir con estos lastres. Si no somos capaces de dar un paso hacia adelante, caminaremos hacia atrás. La Exposición Universal de Milán se inaugura el viernes. ¿Qué imagen vamos a ofrecer al resto del mundo? Soy italiano y vivo en Italia y voy a luchar para que mi pueblo tenga el respeto que se merecen, pero ojo, que no soy en absoluto nacionalista, para nada.
–El problema no reside sólo en Italia.
–Lo sé, es general en toda Europa. Debemos buscar la manera de hablar en común y resolver conjuntamente. Cómo no voy a luchar por el país que me ha dado la vida, la familia, y donde tengo mis raíces. Yo lo sufro y pido un cambio, pero sin nada de violencia, sino con una sonrisa.
–No se resiste.
–Tenemos que luchar y no convertirnos en meros contempladores, cada uno a su manera y desde su parcela, y por eso hoy vamos a tratar de dar toda la emoción que esté en nuestras manos.
–¿Cuál será el programa?
–Habrá un poco de todo, pero estará «Rigoletto». ¿Y sabe por qué gusta tanto? Porque habla de valores eternos, del bien y del mal. Por eso siempre gusta.

 

 29/04/2015 LA RAZON by Gema Pajares 

Leo Nucci: la inconfundible voz del padre atormentado

El veterano barítono Leo Nucci ha regresado a Madrid para interpretar, en 4 de las 16 funciones de La Traviata programadas en el Teatro Real, al padre de Alfredo, el atormentado Giorgio Germont, personaje verdiano por excelencia.

La cancelación del concierto de Leo Nucci previsto en Ferrol dentro del Ciclo de Grandes Cantantes de la temporada lírica coruñesa a causa de una bronquitis el pasado 15 de abril, provocó que en Madrid empezaran a saltar todas las alarmas. El comunicado hecho público por su agente anunciaba que la enfermedad tendría al cantante alejado de los escenarios al menos 10 días, un plazo se cumplía precisamente este sábado 25 de abril, poniendo en duda que Nucci pudiera unirse al tercer reparto de La Traviata del coliseo madrileño, según estaba programado. Había expectación por ver al genial barítono meterse en la piel y la garganta del complejo personaje de Giorgio Germont, protagonista, junto a Violetta y su hijo Alfredo, de la apasionada historia de amor sin final feliz basada en la novela “La dama de las camelias” que Verdi convirtió en la ópera más representada de la historia. Un rol fascinante que, por fortuna, Nucci ha podido venir finalmente a interpretar en el teatro de la Plaza de Oriente con su inconfundible timbre oscuro y su grandiosa proyección dramática. Por supuesto, también con esa enorme presencia escénica a la que hace cuarenta años empezó a acostumbrar a los aficionados.

 

La larga y exitosa carrera de Leo Nucci ha discurrido, en buena parte, ligada a las obras de Giuseppe Verdi. Y en Madrid, hasta este sábado, ha estado especialmente unida al imprescindible rol de Rigoletto. Porque en junio de 2009, su magnífica interpretación del sufrido padre jorobado lograba el primer bis en el Teatro Real desde su reinauguración en 1997. Más aún, el afamado barítono con más de 450 representaciones de Rigoletto a sus espaldas repetía hazaña justo un año más tarde. En realidad, lo que en aquella ocasión se llevó Leo Nucci no fue un nuevo bis, sino un todo un tris. Ocurrió durante el concierto ofrecido junto a Patrizia Ciofi – la soprano italiana con quien compartió el éxito de 2009 -, en el que cantaron hasta tres veces la impactante aria titulada “Sí Vendetta” de la ópera de Verdi, ante un público entregado en una de esas “raras” veladas en las que el respetable parece haberse olvidado por completo de las habituales prisas por llegar antes que el resto al guardarropa o al parking. 

En la magnífica producción de La Traviata, dirigida por Renato Palumbo, que estos días y hasta el 8 de mayo podrá verse en el Teatro Real, Nucci nos regala otro padre verdiano, atormentado al límite, fatalmente arrepentido. Pero siempre justo, movido por un mismo y único fin: hacer lo mejor para sus hijos. Aunque con posterioridad tenga que sufrir la desgracia de comprender que la decisión tomada, esa por la que apostó hasta sus últimas consecuencias, haya resultado aún más trágica y dolorosa que el mal que pretendía evitar o vengar. Grandioso desde que aparece en el escenario, Nucci estuvo acompañado anoche por un magnífico dúo protagonista al que no hizo sombra: el tenor rumanoTeodor Ilincâi – aquejado de un proceso gripal según se informaba justo antes de levantarse el telón – y la joven soprano rusa Venera Gimadieva, quien incluso “ganó” en aplausos al propio Nucci al final de la representación. Ambos, tenor y soprano, han tenido la ocasión de cantar una gran ópera con quien ya es considerado uno de los barítonos más brillantes de la historia, compartiendo con él momentos sublimes. En especial, el aria “Di Provenza il mar, il suol”, después de la cual los múltiples aplausos y exclamaciones de bravo parecían querer dejar en el aire un atisbo de bis que finalmente no llegó.

En todo caso, ni Rigoletto o Germont son los únicos papeles que borda el barítono italiano - a sus 73 años empieza ya a rozar la leyenda - ni, mucho menos, su repertorio se limita a las obras de su admirado compositor, Giuseppe Verdi. Desde que en 1976 debutara en La Scala en el papel de Fígaro, Nucci ha interpretado en los principales teatros de ópera del mundo hasta 45 roles diferentes y de diversos compositores como Donizetti, Puccini, Giordano, Rossini o Leoncavallo, aunque sea, sin duda, con los “padres” verdianos con quienes más se identifique su figura. Por otra parte, el propio cantante boloñés hace gala de la fascinación que siempre sintió hacia Verdi. No solo como compositor, también como persona. De él, Nucci insiste en destacar su humanidad, un hombre pendiente de su obra al mismo tiempo que, por ejemplo, de la Casa de Reposo para músicos que construyó en Milán o del hospital que hizo en su pueblo, Villa Sant’Agata. Uno de los principales compositores italianos y universales que, a pesar de las 27 óperas que creó, jamás dejó que le llamaran maestro. 

Leo Nucci es, por otra parte, uno de esos ejemplos – no demasiado frecuentes – de carrera profesional medida y meditada. Es decir, sin salirse de los papeles que “le corresponden”. Para el veterano cantante italiano el único misterio que se esconde detrás de una carrera larga y sin altibajos es cantar con la voz que uno tiene y, por descontado, en el repertorio propio para esa voz. Sabe que en los 40 años que lleva de carrera son muchas las cosas que han cambiado en el mundo de la ópera, pero por lo que se refiere a la técnica vocal Nucci está convencido de que se dicen “muchas tonterías”. Afirma, incluso, que la técnica se ha convertido hoy en un negocio, a pesar de que ya son muchos los cantantes que, como él, han demostrado que se puede seguir sobre las tablas durante años y años si se hacen bien las cosas. Con cabeza y precaución. Por eso, Nucci nunca ha permitido, por ejemplo, que le pusieran una inyección de cortisona para salir a cantar. En realidad, el propio cantante reconoce que jamás ha ido a un otorrinolaringólogo. Más bien son estos últimos, suele decir Nucci con ese gesto paternal que no solo reserva a los roles verdianos, quienes quieren ver cómo funciona su inconfundible voz. Un don por el que el barítono italiano, que se confiesa creyente, asegura que siempre da las gracias. Su público, también.

 

26/04/2015 EL IMPARCIAL by Alicia Huerta

VIDEO: Rigoletto de Verdi à l'Opéra Royal de Wallonie

Intervista al baritono Leo Nucci

Il tratto principale del tuo carattere?
Credo di avere un carattere che trasmette vitalità e serenità!

Il tuo principale difetto?
Dovresti chiederlo a mia moglie, sicuramente ne avrà un elenco! Io ti posso dire che, se si può definire un difetto, sono sempre stato poco attento a promuovere la mia immagine pubblica

Segno zodiacale?
Ariete

Sei Superstizioso?
Assolutamente no

Cosa volevi fare da grande?
Ci sto ancora pensando! Sono troppo pieno di interessi e di passioni, una vita non basta!

Sai una cosa, Leo la visione che ho di te è quella di un “bambinone”…
Vero! Per me è fondamentale potermi divertire anche mentre lavoro. Ieri sono tornato a cavalcare, per prendere confidenza con il cavallo con il quale entrerò in scena nel “Nabucco”. Confesso, ho un po’ di dolori, qua e là….soprattutto là, ma è stato un piacere incredibile!

Ricordo che durante la lavorazione del film “Macbeth” facevi le gare di go kart…
Ah, ti ricordi ! Si allora giocavo con le “macchinine”…

Cosa ricordi di quel “Macbeth”, a mio parere uno dei migliori film d’opera, anche se, personalmente non amo quel genere..
Era girato tutto in esterni, ricordo di aver patito un gran freddo e tanta umidità. L’antro delle streghe del terzo atto era ambientato in un lago sotterraneo. Aldilà di questi dettagli, lavorare con D’Anna, anche se non era certo un personaggio facile, è stata un’esperienza notevolissima, ha contribuito moltissimo alla mia visione del personaggio. Ero talmente preso che, al termine delle mie riprese, andai a New York per il “Barbiere”. Successe una cosa divertentissima, a un certo punto mi chiamarono in direzione perché erano tutti preoccupati. Il perché? Avevo ancora l’espressione cupa di Macbeth

Ti sei mai preso qualche rivincita?
Nei confronti delle persone, mai, verso qualche regista, certo! Sono riuscito a prendermi qualche soddisfazione. Soprattutto in Germania dove la regia d’opera è sempre all’insegna dello stravolgimento. Io, in Germania, ho fatto la scelta di non cantarci più, purtroppo però, questo tipo di impostazione registica si sta diffondendo un po’ ovunque

E qui a Verona con “Nabucco” come sta andando?
Direi molto bene. Con Denis Krief si lavora benissimo. E’ una persona con grande entusiasmo e soprattutto, molto intelligentemente guarda all’ essenza dei personaggi, nel mio caso all’ambizione di Nabucco, senza cercare delle realtà storiche che,nell’opera verdiana non ci sono

Ami leggere e c’è un libro che ti ha segnato?
Leggo moltissimi libri e la mia vita è segnata da libri importanti,primo su tutti “La Bibbia” che leggo costantemente e che mi trasmette continui spunti di riflessione. In questo momento. Adesso sto leggendo il libro di Benedetto XVI su “Gesù” e che trovo essere di una lucidità filosofica incredibile

Anche se, ho letto, sono state riscontrate delle imprecisioni storiche?
Credo che la ricerca di una verità storica abbia poco significato in un fatto religioso. Quante delle grandi religioni posso vantare una realtà storica precisa?

Sei credente?
Sono credente, certo, ma anche fortemente laico nella mia visione della società e dalla quale la Chiesa, come istituzione, è quanto mai lontana. La presa di posizione nei confronti degli omosessuali e delle unioni di fatto è la triste prova. A questo aggiungiamoci l’atteggiamento ipocrita di certi politici, paladini dei valori della famiglia tradizionale, ma loro stessi divorziati e spesso conviventi. Una vera farsa! Qual è la famiglia tradizionale?… Quella dove spesso si verificano varie forme di violenza se non l’omicidio vero e proprio?

Certamente. Senti, torniamo su argomenti più…leggeri! La musica è stata una vocazione?
Certamente, ho iniziato a suonare nella banda da ragazzino e poi la scoperta di avere una certa voce e da qui l’inizio, lo studio e quello che è venuto dopo, tra alti e bassi

Cosa ti manca di più nella tua vita di oggi?
Sono cresciuto a contatto con la terra, con dei valori che erano fondamentali e per valori voglio dire l’etica della parola. Una volta bastava una stretta di mano per sancire anche contratti importanti. Adesso? La gente, anche chi dovrebbe avere l’etica professionale, parla e si smentisce allo stesso tempo

Che importanza dai al denaro?
Ho guadagnato più di quello che immaginavo, lo vivo come un ottimo supporto, senza nessuna ansia di guadagnare di più. Non sono mai curioso di sapere quanto guadagnano i miei colleghi per adeguarmi e ti dirò di più, faccio molti concerti gratis. Dall’inizio di quest’anno ne ho già fatti una ventina. E quando ti dico gratis lo sono veramente e completamente, non con il “rimborso spese” !

Hai un sogno nel cassetto?
Senza false modestie mi piacerebbe scrivere un libretto d’opera e metterlo anche in musica. Le idee non mi mancano e, spesso mi metto a scrivere

Quali sono le tue paure?
In tutta onestà non mi fa paura nulla, nemmeno le malattie. E ti parla uno che ha già fatto un infarto e che avuto tutta una bella serie di problemi fisici

A te, chi o cosa imbarazza?
Se parliamo di imbarazzi professionali, beh, la paura di non essere sufficientemente preparato la metterei al primo posto. Ci sono poi quei piccoli imbarazzi legati a quelle occasioni in cui vengo presentato come “il grande baritono Leo Nucci” a delle persone che, capisco subito, non sanno assolutamente chi sono. Io mi sento tra l’imbarazzato e il divertito

A queste persone che non ti conoscono come cantante cosa faresti sentire di te?
“La strada nel bosco” e “Mamma”

Nulla di lirico?
Sceglierei il “Largo al factotum” del “Barbiere di Siviglia” e il “Sì, vendetta” e il “Cortigiani” dal Rigoletto. Credo siano i brani che più mi caratterizzano

Dell’ambiente lirico cosa ti da più fastidio?
Gli inutili divismi di certi colleghi. Quando ti capita di sentire, “Se c’è quello o quell’altro, non canto!” O ancora:”Se canta lui, canto, altrimenti no. Sono degli atteggiamenti che non sopporto! Io canto sempre e comunque

Sei sempre stato un cantante che non si risparmia…
Quando sai che il pubblico è lì per te, devi cercare di dare il massimo. Raramente mi è capitato di cancellare delle recite. Devo stare veramente male per farlo e non cancello per andare a cantare altrove

Un bilancio della tua carriera?
Direi più che positivo, mi posso considerare molto fortunato. A 65 anni e con 40 anni di carriera alle spalle, la mia voce è ancora sana e sicuramente canto meglio di quando ero più giovane

E come guardi agli anni futuri?
Intendo sempre di più rallentare i ritmi di lavoro. Ho già rinunciato a due nuove produzioni del “Gianni Schicchi” e del “Macbeth” al Metropolitan di New York. Ti ho detto che la mia voce è sana e voglio lasciare questo ricordo al pubblico. Non voglio cantare con una voce che “balla”. La mia famiglia e soprattutto mia figlia, sono molto critici e mi auguro di essere coerente in questo. Se mi sentirai con la voce “traballante”, vieni a dirmi: “Leo,ti ricordi quella volta…” Anche se mia moglie e soprattutto mia figlia, che non mi risparmia critiche me lo avranno già detto

Vedrò di ricordartelo! Cambiando argomento, ti ricordi quale era la tua materia scolastica preferita?
Di certo la storia e ancora adesso mi appassiona moltissimo

Città preferita?
A parte i luoghi dove sono nato e cresciuto, potrei farti un elenco anche piuttosto lungo, perché io sono più legato a un concetto di come vivo il luogo, più che alle caratteristiche del luogo stesso

Colore preferito?
Il rosso

Fiore preferito?
La margherita e in genere i fiori di campo

Vacanza ideale?
Non ho mai fatto vacanze, solo recentemente ho fatto una settimana di mare e terme. Giusto perché comincio a ritagliarmi sempre di più dello spazio per me stesso. Stare a casa mia, con la mia famiglia è la situazione ideale. Sono già nonno e in arrivo c’è un altro nipote, meglio di così!

Giorno o notte?
La sera, direi. Vedere calare la sera, tranquillo, in giardino è un momento impagabile!

Il film più amato?
Amo il cinema, soprattutto quello classico: dai western al nostro neorealismo

La stagione dell’anno?
La primavera

Il tuo rapporto con il cibo?
Sicuramente ottimo, credo di essere anche un buon cuoco

Piatto preferito?
Da grande amante della cucina mediterranea, credo che un bel piatto di spaghetti al dente, con pomodoro fresco, basilico e un filo d’olio sia il massimo

Mangiati con…?
…Con un buon bicchiere di vino rosso

I cantanti che prediligi?
In macchina ho molti cd di Nat King Cole, Frank Sinatra,Bing Crosby e soprattutto Dean Martin, cantava con una posizione del suono pressoché perfetta

Ricordi il primo disco acquistato?
Era un disco di un grande pianista jazz, Errol Garner

Il tuo rapporto con la televisione?
Guardo il ciclismo e la formula uno e quando capita, qualche film

Le cose più brutte della televisione?
I telegiornali, veramente aberranti e sempre più condizionati dalla politica

Cosa fai un’ora prima di salire sul palco?
Nulla di particolare, me ne sto tranquillo, concentrato, ma estremamente rilassato

Cosa non manca mai nel suo camerino?
Le foto dei miei genitori

Il tuo motto?
Sinceramente non ho un motto, ma penso che quella frase che dice: “un sorriso amico apre ogni porta”, per me sia quanto mai vera

Il baritono LEO NUCCI è nato a Castiglione dei Pepoli, nel bolognese, il 16 aprile 1942. Ha studiato canto con Giuseppe Marchesi di Bologna, perfezionandosi poi con Ottavio Bizzarri e successivamente con Mario Bigazzi.

Il debutto del protagonista è avvenuto a Spoleto, presso il Teatro Sperimentale “A. Belli” nel ruolo di Figaro ne Il Barbiere di Siviglia di G. Rossini nel 1967. Dopo alcuni anni ha interrotto la carriera di solista per entrare nel coro del Teatro alla Scala di Milano; durante i cinque anni di permanenza nel complesso scaligero ha continuato a perfezionarsi ed ha partecipato a diversi concorsi, vincendo il Concorso Internazionale “Viotti” e ricominciando successivamente l’attività come solista.

Il suo debutto al Teatro alla Scala è del 1977, ancora come Figaro ne Il Barbiere di Siviglia, a seguito del quale inizia una grande attività nei maggiori teatri italiani. La svolta internazionale avviene nel 1978 quando è chiamato al Royal Opera House Covent Garden di Londra per sostituire un collega nella Luisa Miller. Nel 1980 debutta in Un Ballo in Maschera, accanto a Luciano Pavarotti, e da quell’anno è presente ogni anno al Metropolitan di New York. Da allora canta regolarmente nei più importanti teatri del mondo.

I ruoli nei quali più si identifica e per i quali ha ottenuto i maggiori riconoscimenti sono Rigoletto nell’opera omonima di G. Verdi e Figaro ne Il Barbiere di Siviglia, due ruoli che, forse unico caso nella storia dell’opera, ha presentato in tutti i maggiori teatri del mondo.

Cantante dalla straordinaria carriera, Nucci ha ricoperto quasi tutti i ruoli verdiani e molti dei ruoli pucciniani tradizionali per una tessitura che ne fa il paradigma del baritono italiano. Questa sua naturale dote, unita ad una presenza scenica di grande valore, lo ha portato, oltre che a calcare le scene in tutti i teatri più importanti del mondo, anche ad interpretare i ruoli al fianco di altri grandi personaggi in compagnie prestigiose e sotto la guida di direttori che oggi sono nella storia dell’interpretazione musicale.

2007 Gay TV by Giorgio Bagnoli 

Leo Nucci e la sua "Opera Laboratorio"

Per "Opera Laboratorio" cominciano tra poco le audizioni per "L'amico Fritz" che verrà portata in scena nella prossima stagione al Teatro Municipale di Piacenza: ci può dire cosa capiterà?

Penso che "Opera Laboratorio" rappresenti il punto di partenza per ri-creare la cultura operistica in Italia, e Piacenza sta facendo scuola in questo campo grazie ad una grande intuizione della Direzione Artistica del Teatro (Cristina Ferrari - ndr) supportata dalle Istituzioni locali (Assessorato e Sindaco). Mi piace indicare quello che stiamo facendo come "lavoro di bottega". Ti ricordi Giotto e la sua famosa "O"? Bene, la sua capacità è servita ad inserirlo in una "bottega" affinchè altri maestri potessero consentirgli di affinare la tecnica sopraffina mettendogli a disposizione le loro competenze. Questo è quello che cerchiamo di fare anche noi: a ragazzi usciti dal conservatorio (pensa che la soprano del "Elisir d'Amore" ha solo 20 anni!) che hanno svolto percorsi di studio importanti, noi mettiamo a loro disposizione tecniche, esperienza e competenza per dar loro modo di apprendere il più possibile! Dico noi perchè il lavoro deve essere collettivo per essere completo: sono affiancato da nomi importanti nel mondo del teatro italiano come Carlo Centolavigna, Rinaldo Rinaldi, Salvo Piro e Claudio Schmid. Il risultato del lavoro è entusiasmante: per Elisir d'Amore si sono presentati ben 150 cantanti per le audizioni-selezioni! E’ stato pertato in scena a Piacenza e poi ha avuto rappresentazioni a Modena, Reggio Emilia, e il prossimo fine settimana sarà a Ravenna. Ha avuto tantissime recensioni su testate giornalistiche nazionali e soprattutto di settore (www.operaclick.com).
Il messaggio trasmesso dalle più importanti recensioni lette (vedi rivista "L'opera" mese di gennaio 2015) è: "Andate a Piacenza per vedere come si fa" … e non è poco!

Piacenza Music Pride by Giovanni Castagnetti

Pagliacci à l'Opera de Monte Carlo

La distribution relève avec brio cet imposant défi : âgé de 72 ans, le baryton Leo Nucci ouvre la danse avec le rôle du clown Tonio (Taddeo dans la pièce).

Et quelle danse ! Son air du prologue « Si puo ! Si puo !... » nous surprend par son incroyable verdeur et nous offre un modèle de robustesse lyrique.

Une prestation légitimement ovationnée à son issue et lors des rappels car cet italien qui débuta sa longue carrière en 1967 n’a pas faibli d’un pouce, ni scéniquement, ni vocalement, jusqu’à la fin de la représentation. 

 

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Jean-Luc Vannier

musicologie.org

 

January 22, 2015: Vienna Philharmonic Ball

ATV: Interview by Franz Zoglauer for KULTUR MAGAZIN in Vienna

Watch the video (from minute 00.10.30)

 

Das Kulturmagazin mit den Moderatoren und Sendungsmachern Erna Cuesta und Franz Zoglauer setzt ein klares Signal für Kulturberichterstattung in Österreich. „Highlights“ zeigt, dass Kultur unterhaltend, bewegend und spannend ist. „Highlights“ ist das Magazin für die großen Themen der Kulturszene, ihrer Trends und frischen Strömungen. Berichte aus dem Theater- und Musikbereich prägen das Format ebenso, wie brisante Hintergrundgeschichten über die „Aufreger“ der Branche. In „Highlights – Das Kulturmagazin“ wird aktuell über Premieren und Festspiele berichtet. Natürlich widmen sich Franz Zoglauer und Erna Cuesta nicht nur den Erfolgen der Szene, sondern auch Pleiten, Erregungen und Kuriositäten. Interviews und Portraits mit Publikumslieblingen wie Anna Netrebko oder Tobias Moretti sollen die Stars dem Publikum näher bringen. Auch Literatur ist Thema: „Highlights“ bringt erfolgreiche Schriftsteller wie Daniel Glattauer oder Raoul Schrott, aber auch große Außenseiter wie Christoph Marthaler vor die Kamera. „Highlights – das Kulturmagazin“ verzichtet auf ein Studioambiente, die Beiträge werden direkt an den diversen Schauplätzen anmoderiert. Die Themen der Sendung sollen für die Jugend und ein breiteres Publikum ebenso attraktiv sein, wie für den speziell Kunst- und Kulturinteressierten.

Leo Nucci as Miller in Zurich

In Verdis Luisa Miller sind die beiden Hauptfiguren nicht das Liebespaar Luisa und Rodolfo, sondern Miller und der Graf von Walter. Ich sage das wirklich nicht, weil ich als Miller selbst die Baritonrolle singe, aber die beiden Väter sind nun einmal die wichtigen Kontrahenten in dieser Oper. Während der Graf von Walter mit aller Wucht und Grausamkeit für den Machterhalt steht, ja sogar für den Machtmissbrauch, verkörpert der alte Soldat Miller die bürgerliche Ehre und die Würde! Und er ist im Gegensatz zu Walter, der die Vaterliebe einmal als Höllenqual beschreibt, ein emotionaler und gütiger Vater: «In terra un padre somiglia Iddio / per la bontade, non pel rigor!»(«Auf Erden gleicht ein Vater Gott durch Güte, nicht durch Strenge»). Miller hat seine Tochter Luisa freiheitliches Denken gelehrt und überlässt ihr die Wahl ihres Gatten. Anders der Graf von Walter: Er projiziert seine eigenen Vorstellungen auf seinen Sohn und will in erster Linie über ihn bestimmen.

Vaterrollen nehmen in Verdis Werk ja grundsätzlich eine zentrale Stellung ein, und in diesem Zusammenhang möchte ich auf ein wichtiges biografisches Detail hinweisen: Verdi empfand die Übermacht der Väter während der Komposition von Luisa Miller ganz besonders stark. Damals hatte er selbst grossen Streit mit seinem Vater, so dass es später schliesslich zum Bruch kommen sollte. Der Anlass war unter anderem seine unkonventionelle Liaison mit der Sängerin Giuseppina Strepponi, die sich in Busseto grossen Anfeindungen ausgesetzt sah. Die beiden entschieden sich schliesslich, auf Verdis Gut nach Sant’Agata zu ziehen – ein Befreiungsschlag, der Rodolfo und Luisa in der Oper leider nicht vergönnt ist...

Für mich persönlich hat die Rolle des Miller eine wichtige Bedeutung: Zwar habe ich meine Karriere mit Rossinis Barbiere begonnen, und ich habe den Rigoletto so oft wie kein Zweiter gesungen, aber mein endgültiger internatio­na­ler Durchbruch gelang mir als Miller, als ich 1978 an der Londoner Covent Garden Opera debütierte. Und: den Miller habe ich auch bei meinem Debüt am Zürcher Opernhaus gesungen, in der Spielzeit 1981/82! Die Luisa war da­mals keine Geringere als Katia Ricciarelli, den Rodolfo sang José Carreras, den Grafen von Walter Bonaldo Giaiotti und Maestro Nello Santi dirigierte...

Gerade führe ich in Genova bei Luisa Miller selbst Regie, denn die Oper fasziniert mich wirklich sehr. Zwar ist es nicht Verdis berühmtestes Werk, aber ich halte es für ein richtiges Kleinod, denn es ist, 1849 in Neapel uraufgeführt, gleichsam eine Vorstudie dessen, was Verdi später schreiben sollte. Wieviele wunderbare Dinge kann man hier doch entdecken! Denken wir zum Beispiel an die Szene, in der der Intrigant Wurm Luisa zwingt, den Brief an Rodolfo zu schreiben, in dem sie ihre Liebe zu Rodolfo leugnet – eine Stelle, die von der Klarinette begleitet wird, genau wie später in der Traviata, wenn Violetta den Brief an Alfredo schreibt. Oder die ganze zweite Hälfte der Arie des Grafen von Walter, da hören wir schon Filippo II im Don Carlo! Wurm ist gleichsam eine frühe Skizze zu Jago, und Miller ist weniger mit Rigoletto verwandt als viel mehr mit dem Marquis von Posa im Don Carlo: Wie Posa ist auch Miller ein stolzer und von grossen freiheitlichen Idealen geprägter Charakter. Luisa Miller ist wirklich eine grosse Inspirationsquelle für die nachfolgenden Meisterwerke Verdis!

Nun aber freue ich mich, in der erfolgreichen Inszenie­rung von Damiano Michieletto wieder ans Zürcher Opernhaus zurückzukehren. Dieses Haus fehlte mir wirklich sehr!

 

Leo Nucci

 

Ciclo Speciale Teatro alla Scala

 
DA LUNEDÌ 1 A SABATO 6 DICEMBRE 2014 SOLO SU CLASSICA HD (SKY CANALE 138)
 
 
Lunedì 1 dicembre ore 21.10
CANTO: “Gala Leo Nucci”

musiche di Rossini, Donizetti, Verdi, Giordano, Tosti, Bixio
con L.Nucci, baritono
J.Vaughan, pianoforte
Teatro alla Scala (2007)
 
 
Classica HD celebra l’inaugurazione della nuova stagione del Teatro alla Scala di Milano offrendo un ciclo interamente dedicato al teatro lirico più prestigioso del mondo con opere, balletti, documentari e un’intervista al Sovrintendente Alexander Pereira. Una serie di appuntamenti in prima serata con i grandi protagonisti che hanno reso immortale la leggenda del Teatro e del 7 dicembre: Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Roberto Bolle, Enzo Biagi, Leo Nucci, Riccardo Muti, Franco Zeffirelli, Plácido Domingo e molti altri ancora.

レオ・ヌッチ(バリトン)

偉大なレオ・ヌッチ」の理由~レオ・ヌッチ バリトンリサイタルへの期待
 加藤 浩子(音楽評論家)

 客席が息を飲んでいるのが分かった。

 《シモン・ボッカネグラ》、第1幕第2場。全曲のハイライトに数えられ議会の場面で、緊迫の情景が繰り広げられている最中に、そろそろと下がりかけ、途中で止まってしまった緞帳が、演出ではなく、ハプニングだとわかったからだ。
 舞台上の歌手たちも、その場に立ちすくんだまま、とまどっているようすが伝わってくる。
 何分も過ぎたような気がした。けれどほんの数十秒だったかもしれない。何事もなかったかのように歌い始めた主役のレオ・ヌッチの堂々とした声が、凍りついていた客席と舞台の空気をたちまち解き放ったのだ。止まった血が再び流れ出したように、劇場は一瞬にして活気づいた。歌手はそれぞれの役柄に戻り、聴衆は安堵し、そして緞帳もまた、何事もなかったかのようにするすると上がり始めたのである。レオ・ヌッチという偉大な歌手の、まさに「鶴の一声」に引っぱられて。
 レオ・ヌッチは、現代にはまれな劇場人である。すべての声、すべての動作、すべての表情に役柄が投影され、生命を注ぎ込まれて息づくのだ。この3月、イタリアのモデナの劇場で観たこの《シモン・ボッカネグラ》も、劇場のひとヌッチの至芸が凝縮された舞台だった。表情と声と動作が一体となり、シモン・ボッカネグラという多面的な人物を描き尽くす。男としての迷いと悲しみ、父としての苦悩と歓びと愛、政治家としての誇りと矜持と寛大さ、その場面ごとに表現されるそれぞれの感情が息を吹き込まれ、観客に迫ってくるのだ。離れ離れになっていた娘との再会では皺の1本1本までが歓びに輝き、娘と政敵との恋を知る場面では苦さが顔を浸し切る。大詰めの死の場面では、まさに天国に飛び行くような安らぎが、音楽とともに劇場を満たした。シモンの一生をともにたどったという充実感。そんな感慨を味あわせてくれる歌手は、今、レオ・ヌッチをおいてほかにいないだろう。レオ・ヌッチは、歌と演技の両方で、イタリア・オペラという伝統芸を極めている歌手なのだ。
 同時にヌッチほど、舞台で「人柄」を感じさせてくれる歌手もいないように思う。どんな悲劇を演じていても、カーテンコールでは明るく温かな笑みを顔いっぱいに浮かべ、共演者たちを気遣うゆとりを見せて、観客を幸せな気持ちで包み込んでくれるのだ。またヌッチの舞台に足を運ぼう、オペラでもリサイタルでも、彼のカーテンコールに接するたびにそう思ってしまう。同僚のイタリア人歌手や指揮者たちが、しばしば彼を「偉大なヌッチ il grande Leo Nucci」と形容するのもよくわかる。
 私事でたいへん恐縮だが、多くのひとが絶賛するヌッチの「人柄 personaggio」に初めて触れた時のことは忘れられない。初めて彼にインタビューした時、たどたどしいイタリア語で「イタリア・オペラの伝統は途絶えつつあるのではないでしょうか」と尋ねた筆者に、彼は言ったのだ。「その質問をきけば、あなたがオペラを愛し、理解していることがわかる」と。イタリアの人間国宝のような歌手が、どこの青二才とも知れない初対面の人間のつたない質問を真摯に受け止め、オペラへの想いを汲み取ってくれる。僭越だが、その時こみあげてきた嬉しさを、筆者は決して忘れないだろう。
 「あなたの歌、あなたの舞台、あなたの人柄に出逢えたことは、私の人生の宝です」
 モデナでの《シモン・ボッカネグラ》の終演後、いまだにつたない言葉でそう伝えたら、ヌッチはとても喜んでくれたのだった。
 レオ・ヌッチという偉大な歌手が筆者の心のページに残してくれた、人生の1ページのような数々の舞台の記憶。この秋そこにまた新しい1ページが加わるかと思うと、嬉しくて仕方がない。アリア1曲にもその場の、そしてその作品のすべてのドラマを描き出してくれるヌッチ。70を越えてさらに磨きのかかるその至芸のゆきつく先を見届けられる一夜を、今から心待ちにしている。

 

 

前半

ロッシーニ:《セビリャの理髪師》~“私は町の何でも屋”
G.Rossini : «ll barbiere di Siviglia» ~ “Largo al factotum”
トスティ:初めてのワルツ(インストゥルメンタル)
F.P.Tosti : First Waltz(strumentale)
     :君なんかもう / 魅惑
     :Non t’ amo più / Malia
ファルヴォ : 彼女に告げて
R.Falvo : Dicitencello vuje
ヴェルディ:煙突掃除屋(インストゥルメンタル)
G.Verdi : Lo spazzacamino (strumentale)
     :亡命者
     :L’ esule

後半

ベッリーニ:《清教徒》~“ああ、永遠におまえを失ってしまった”
V.Bellini : «l puritani» ~ “Ah! Per sempre io ti perdei”
ロータ:映画音楽のテーマ(インストゥルメンタル)
N.Rota : Temi da films (strumentale)
レオンカヴァッロ:四月
R.Leoncavallo : Aprile!
ジョルダーノ:《アンドレア・シェニエ》~“国を裏切る者”
U.Giordano : «Andrea Chenier» ~ “Nemico della patria”
マルカリーニ:《ファルスタッフ》~“九重唱”(インストゥルメンタル)
P.Marcarini : Falstaff’s Notturno (strumentale)
ヴェルディ:《ドン・カルロ》~ “終わりの日は来た”
G.Verdi : «Don Carlo» ~ “Per me giunto è il dì supremo”

※演奏家の希望により、曲目等公演内容に変更が生ずる場合もございます。あらかじめご了承ください。
※未就学児童の入場はご遠慮ください。

 

レオ・ヌッチ(バリトン)

Luisa Miller al Carlo Felice: una storia che non ha età

Genova - Giovedi 20 novembre 2014

Forse perché è un'opera che manca da Genova dal 1972. Forse perché la regia è del baritono Leo Nucci, considerato il più grande Rigoletto del nostro tempo. Forse perché lui stesso la interpreta anche. Forse perché è un’opera attuale. Tante possono essere le motivazioni di un grande successo.
La sera di martedì 18 novembre il Teatro Carlo Felice era gremito, quando è andata in scena la prima di Luisa Miller, il melodramma tragico in tre atti di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia Kabale und Liebe (Amore e raggiro, 1784) di Friedrich Schiller, su musiche di Giuseppe Verdi.
L’opera, la cui prima rappresentazione risale al 1849, al Teatro San Carlo di Napoli, in questa edizione è prodotta e allestita da tre teatri diversi: il Municipale di Piacenza, il Comunale di Ferrara e l'Alighieri di Ravenna.
Dirige l’Orchestra del Teatro Carlo Felice il giovane Andrea Battistoni, che manifesta tutta la sua entusiastica e giovanile energia fin dalla sinfonia iniziale, eseguita a sipario chiuso, come l’aveva pensata Verdi.
Poi inizia il metaforico mattino di primavera di una ragazza che compirà sedici anni, Luisa Miller, figlia di un vecchio soldato. L’azione originaria si svolge in un villaggio del Tirolo nel secolo XVII, ma Nucci, pur seguendo la strada della scuola italiana che si rifà a Luchino Visconti, nel rispetto attento e ossessivo delle indicazioni del compositore, spiega che l’ha spostata nell'Ottocento.
Già ai suoi tempi Schiller, per aggirare la censura, fu costretto a scegliere il 1600; Verdi, invece, dovette cambiare il nome di Ferdinando, perché coincidente con il re di Napoli, e trasformò Miller da violoncellista in soldato dignitoso e orgoglioso, certamente rivolgendo un cenno alla rivolta popolare della sua epoca contro l’autorità costituita.
Allora Nucci non farebbe che riportare, in un certo senso legittimamente, i personaggi alla contemporaneità di chi scrive: d’altra parte, secondo lui, si tratta di una storia che non ha età, come quasi tutte le opere di Verdi.
Il lungo racconto, che si dispiega in tre ore di spettacolo, intervalli compresi, si avvale di un cast meraviglioso, che si alternerà nelle recite: alla prima Leo Nucci, poi Mansoo Kim (Miller), Anna Pirozzi (Luisa), Giuseppe Gipali (Rodolfo), Carlo Colombara (Conte di Walter), Daniela Innamorati (Federica), il genovese Giovanni Battista Parodi, Cristian Saitta (Wurm), Sofia Koberidze, Margherita Rotondi (Laura).
La storia è modernissima: c’è un signore, il Conte di Walter, che ricatta una ragazza, Luisa, e lo fa attraverso il suo castellano, Wurm – che non a caso in tedesco significa verme. Nello stesso tempo, vuole imporre la propria volontà al figlio Rodolfo, innamorato contro la ragion di Stato di Luisa.
Il Conte abusa del suo potere, conquistato a prezzo di un omicidio, e vorrebbe che Rodolfo non soltanto condividesse le sue trame politiche, ma anche sposasse la Duchessa d’Ostheim, Federica, nipote di Walter.
L’azione si svolge con un effetto continuo di cambio di scena, che avviene manualmente, senza automatismi e senza intervalli inutili. Lo scenografo Rinaldo Rinaldi usa le scene dipinte che, insieme alle luci in dissolvenza di Claudio Schmid, consentono una scenografia non in antitesi con le nuove tecnologie. Ogni movimento giustifica la musica, ogni silenzio sostiene l’evento.
La solarità del popolo e della modesta casa di Miller, con lo sfondo della campagna, è in antitesi agli appartamenti del castello del despota, presentato in mezzo ai suoi libri polverosi, con un quadro a pezzi, simbolo di falsa cultura. Anche i bei costumi di Alberto Spiazzi sottolineano il contrasto tra i due gruppi, i semplici con i toni chiari e i potenti con quelli scuri.
Il Coro è un protagonista importante, un’eco potente. Salvo Piro, che a Genova ha ripreso la regia di Nucci, parla di scrittura musicale trasformata in scrittura fisica, che vince su qualsiasi regia.
L’opera risulta particolarmente affascinante, forse perché è costruita in continua transizione. Verdi qui muta le maschere in personaggi, spiega Andrea Battistoni, e la musica da accompagnamento diventa collante. Si tratta del momento di passaggio dal Verdi giovanile al Verdi romantico, con prefigurazioni di Traviata, Rigoletto e Trovatore.
Molti sono i momenti da ricordare. I primi scroscianti applausi e ovazioni a scena aperta – primi di una lunga serie – vanno a Leo Nucci, al termine del pezzo in cui canta Sacra la scelta è d’un consorte / (…) Non son tiranno, padre son io, / Non si comanda de’ figli al cor.
Bravi anche gli altri interpreti, come il tenore Giuseppe Gipali, particolarmente toccante nella celebre aria Quando le sere, al placido / Chiaror d’un ciel stellato / Meco figgéa nell’etere / Lo sguardo innamorato.
Il soprano Anna Pirozzi raccoglie meritati consensi per la sua voce piena e l’ottima estensione vocale, che modula in tutte le sfumature, dalla romanza Lo vidi, e ’l primo palpito fino a La tomba è un letto sparso di fiori, preludio della tragedia finale.
La trasformazione di Luisa Miller da ragazza ingenua in donna matura si compie. Il destino è ineluttabile, in un climax che dalla felicità iniziale precipita nella morte.
Spade, pistole, veleni. Passaggi musicali con il clarinetto, trilli ossessivi. Meccanismo drammaturgico perfetto.
  

Mentelocale.it by Linda Kaiser

Nucci da favola, largo al factotum

 Ed è qui, nel campo della lirica, e non ce ne vogliano altri stimati e blasonati interpreti, che quando canta Leo Nucci, non ce n’è più per nessuno. Il suo stupendo timbro è inconfondibile, la sua espressività è un capolavoro di drammaticità e di eleganza, la sua presenza scenica “buca” il teatro, parafrasando il linguaggio televisivo. E il tutto è racchiuso in uno stile sempre dolcissimo e affettuoso, che palesa l’amore che questo interprete ha per il canto e per il pubblico, a favore del quale spende ogni particella del suo sconfinato talento.

 

LIBERTA' by Mauro Bardelli

 

November 16 2014

Piacenza: Tra il bel canto e la canzone napoletana

Considerato il successo dello scorso anno anche la Stagione Concertistica 2014-2015 della Fondazione Teatri di Piacenza non poteva che essere nuovamente inaugurata dal recital dell’amato baritono Leo Nucci che ieri, venerdì 14 novembre alle ore 21, è salito sul palco del Municipale per regalare momenti di pura magia.

Accompagnato dall’Italian Opera Chamber, (Paolo Marcarini, pianoforte – arrangiamenti; Pierantonio Cazzulani, violino; Cesare Carretta, violino; Christian Serazzi, viola; Massimo Repellini, violoncello; Marta Pettoni, arpa), l’artista di fama mondiale, Leo Nucci, ha celebrato la tradizione italiana riproponendo le arie e i brani più significativi del nostro patrimonio musicale.

Non è un caso, infatti, che il concerto sia intitolato Cantata italiana. Un concerto che di fatto può considerarsi una prosecuzione di quanto iniziato lo scorso anno con la Parola scenica e che sarà aperto con il Barbiere di Siviglia, per poi passare alle canzoni napoletane, poi Verdi, Bellini, Puccini con Gianni Schicchi, Giordano e infine ancora Verdi. Un excursus sulla nostra grande musica che Nucci ha scelto di interpretare poiché, come ha lui stesso spiegato, “mi sento orgogliosamente italiano, lavoro in bottega ed interpreto la nostra musica”. Ed è stato lo stesso baritono ad illustrare il programma di venerdì sera che vedrà in apertura l’aria dal Barbiere di Siviglia “Largo al factotum” che Nucci ha portato in scena per la prima volta il 10 ottobre del 1967.

“Ero a Spoleto con Ruggero Raimondi (Basilio), Rosetta Pizzo (Rosina) e in camerino avevo un signore che si chiamava Gino Bechi il quale, sino all’ultimo momento, litigava con il regista Carlo Piccinato (regista del Barbiere scaligero con Maria Callas) perchè sosteneva che dovessi fare gli acuti mentre il regista diceva di non farli. Dieci anni dopo - ha proseguito il baritono - nel 1977 fu sempre Il Barbiere di Siviglia l’opera con cui debuttai alla Scala. Nel 1979 con Barbiere debuttai a Vienna. Quindi tanti ricordi perchè questo capolavoro rossiniano fu la mia opera per tanti anni e di fatto è un titolo che non ho mai abbandonato”.

La Canzone napoletana invece per Nucci rappresenta “l’immagine italiana nel mondo. Quando attacchi una canzone napoletana come bis in un qualsiasi teatro del mondo, cantano tutti. Vorrei avere scritto io O sole mio, canzone cantata, oltre che dai più grandi cantanti d’opera, anche dalle più celebri star della musica leggera quali ad esempio Elvis Presley e Frank Sinatra. La canzone napoletana è grande musica e per questa occasione ho scelto tre pezzi che hanno molto a che fare con la parola scenica: il testo di Voce ’e notte lo scrisse il giornalista Edoardo Nicolardi pensando ad un fatto realmente accadutogli; Maria mari’ e Dicitincello vuje credo che non abbiano bisogno di spiegazioni”. Come omaggio al belcanto invece l’artista bolognese ha pensato all’aria dei Puritani “Ah per sempre io ti perdei” poiché “con Bellini, non solo nasce il belcanto ma germoglia quel recitar cantando che verrà in seguito sviluppato da Donizetti e su cui Verdi si focalizzerà tanto da definirlo parola scenica. Quindi, come ho detto in precedenza, c’è un collegamento molto stretto tra quelli che sono i contenuti di questo concerto e quelli dedicati a Giuseppe Verdi lo scorso anno”.

Per quanto invece riguarda il filo conduttore che lega così saldamente Gianni Schicchi a Leo Nucci il baritono ha ricordato il suo debutto nel ruolo di Spinelloccio nel 1968, mentre era contemporaneamente doppio di Gianni Schicchi e la regia era di Carlo Piccinato con Gioachino Forzano seduto in sala. Nucci ha confidato che a casa custodisce gelosamente copia dell’originale manoscritto che gli fece fotocopiare lo stesso Forzano, su cui ovviamente sono riportate tutte le sue precise indicazioni. Ed alcuni dettagli interpretativi che gli sono giunti direttamente dal librettista.

A chiudere il Recital di venerdì è stato invece la morte di Rodrigo dal Don Carlo e questa scelta è motivata dal fatto che Verdi per Nucci rappresenta molto. “Di lui ho sempre adorato la statura artistica ma ho anche ammirato moltissimo la serietà morale - ha sottolineato il baritono che ha proseguito - Mi sento dire che con Verdi condivido gli stessi valori della vita... e con questo ho detto tutto. Per quel che concerne la morte di Rodrigo rispondo con un aneddoto che credo faccia capire quanto io ami questa grande pagina verdiana; quando fui congedato da militare e ci fu una cena, il generale Mancini mi chiese di cantare qualcosa ed io attaccai «Per me giunto è il dì supremo».

 

Piacenzasera.it

Recital Leo Nucci and Italian Opera Chamber

Anche quest'anno la Stagione Concertistica 2014-2015 della Fondazione Teatri di Piacenza sarà inaugurata dal concerto del baritono Leo Nucci venerdì 14 Novembre alle ore 21. Accompagnato dall’Italian Opera Chamber, Nucci celebrerà la tradizione musicale italiana

 

Considerato il successo dello scorso anno anche la Stagione Concertistica 2014-2015 della Fondazione Teatri di Piacenza non poteva che essere nuovamente inaugurata dal recital dell'amato baritono Leo Nucci che venerdì 14 Novembre alle ore 21 salirà sul palco del Municipale per regalare momenti di pura magia.

Accompagnato dall'Italian Opera Chamber, (Paolo Marcarini, pianoforte – arrangiamenti; Pierantonio Cazzulani, violino; Cesare Carretta, violino; Christian Serazzi, viola; Massimo Repellini, violoncello; Marta Pettoni, arpa), l'artista di fama mondiale, Leo Nucci, celebrerà la tradizione italiana riproponendo le arie e i brani più significativi del nostro patrimonio musicale.

Non è un caso, infatti, che il concerto sia intitolato Cantata italiana. Un concerto che di fatto può considerarsi una prosecuzione di quanto iniziato lo scorso anno con la Parola scenica e che sarà aperto con il Barbiere di Siviglia, per poi passare alle canzoni napoletane, poi Verdi, Bellini, Puccini con Gianni Schicchi, Giordano e infine ancora Verdi. Un excursus sulla nostra grande musica che Nucci ha scelto di interpretare poiché, come ha lui stesso spiegato, “mi sento orgogliosamente italiano, lavoro in bottega ed interpreto la nostra musica”.

Ed è stato lo stesso baritono ad illustrare il programma di venerdì sera che vedrà in apertura l'aria dal Barbiere di Siviglia “Largo al factotumche Nucci ha portato in scena per la prima volta il 10 ottobre del 1967. “Ero a Spoleto con Ruggero Raimondi (Basilio), Rosetta Pizzo (Rosina) e in camerino avevo un signore che si chiamava Gino Bechi il quale, sino all'ultimo momento, litigava con il regista Carlo Piccinato (regista del Barbiere scaligero con Maria Callas) perchè sosteneva che dovessi fare gli acuti mentre il regista diceva di non farli. Dieci anni dopo - ha proseguito il baritono - nel 1977 fu sempre Il Barbiere di Siviglia l'opera con cui debuttai alla Scala. Nel 1979 con Barbiere debuttai a Vienna. Quindi tanti ricordi perchè questo capolavoro rossiniano fu la mia opera per tanti anni e di fatto è un titolo che non ho mai abbandonato”.

La Canzone napoletana invece per Nucci rappresenta “l'immagine italiana nel mondo. Quando attacchi una canzone napoletana come bis in un qualsiasi teatro del mondo, cantano tutti. Vorrei avere scritto io O sole mio, canzone cantata, oltre che dai più grandi cantanti d'opera, anche dalle più celebri star della musica leggera quali ad esempio Elvis Presley e Frank Sinatra. La canzone napoletana è grande musica e per questa occasione ho scelto tre pezzi che hanno molto a che fare con la parola scenica: il testo di Voce 'e notte lo scrisse il giornalista Edoardo Nicolardi pensando ad un fatto realmente accadutogli; Maria mari' e Dicitincello vuje credo che non abbiano bisogno di spiegazioni”.

Come omaggio al belcanto invece l'artista bolognese ha pensato all'aria dei Puritani “Ah per sempre io ti perdei” poiché “con Bellini, non solo nasce il belcanto ma germoglia quel recitar cantando che verrà in seguito sviluppato da Donizetti e su cui Verdi si focalizzerà tanto da definirlo parola scenica. Quindi, come ho detto in precedenza, c'è un collegamento molto stretto tra quelli che sono i contenuti di questo concerto e quelli dedicati a Giuseppe Verdi lo scorso anno”.

Per quanto invece riguarda il filo conduttore che lega così saldamente Gianni Schicchi a Leo Nucci il baritono ha ricordato il suo debutto nel ruolo di Spinelloccio nel 1968, mentre era contemporaneamente doppio di Gianni Schicchi e la regia era di Carlo Piccinato con Gioachino Forzano seduto in sala. Nucci ha confidato che a casa custodisce gelosamente copia dell'originale manoscritto che gli fece fotocopiare lo stesso Forzano, su cui ovviamente sono riportate tutte le sue precise indicazioni. Ed alcuni dettagli interpretativi che gli sono giunti direttamente dal librettista.

A chiudere il Recital di venerdì sarà invece la morte di Rodrigo dal Don Carlo e questa scelta è motivata dal fatto che Verdi per Nucci rappresenta molto. “Di lui ho sempre adorato la statura artistica ma ho anche ammirato moltissimo la serietà morale - ha sottolineato il baritono che ha proseguito - Mi sento dire che con Verdi condivido gli stessi valori della vita... e con questo ho detto tutto. Per quel che concerne la morte di Rodrigo  rispondo con un aneddoto che credo faccia capire quanto io ami questa grande pagina verdiana; quando fui congedato da militare e ci fu una cena, il generale Mancini mi chiese di cantare qualcosa ed io attaccai «Per me giunto è il dì supremo».

 

Per info e biglietti è possibile rivolgersi alla biglietteria del Teatro Municipale di Piacenza, in via Verdi 41, al numero di telefono 0523.492251 o al fax 0523.320365 o all'indirizzo mail biglietteria@teatripiacenza.it. 

Interview: Mezz'ora con Leo Nucci

Luisa Miller: note di regia

Quando mi fu chiesto di mettere in scena questa “Luisa Miller” mi posi doverosamente degli interrogativi.

Che strada percorrere?

Ad un uomo che da quasi cinquant’anni fa il mestiere del cantante solo una strada era data scegliere. Quella rispettosa del Compositore. Rispettosa della Musica!

Con tante scuole di pensiero ho scelto quella che più mi affascina, non solo per nazionalismo, ma perché mi crea più emozione. La scuola italiana, lo dico con riverenza, che si rifà a Luchino Visconti. Chiarisco subito, non per vanità o presunzione. Per Amore!

Questa scuola nasce dal rispetto assoluto, quasi ossessivo, del pensiero e delle indicazioni del compositore. Scrive Verdi: “ogni nota che io scrivo, bella o brutta che sia, non la scrivo mai a caso”.

Il dettaglio interpretativo nella motivazione del valore della pausa, dell’altezza della nota cantata, nella sottolineatura dell’accento tonico, nel gesto teatrale che scavi il significato onomatopeico della parola. Questo significa la grande scuola italiana che viene come immagine più ampia dalla bottega del rinascimento. E’ difficile creare combinazioni di colori se non sai come si impastano.

Per raggiungere questo traguardo è necessaria una conoscenza legata alla dimestichezza di leggere e interpretare la scrittura musicale. Non basta l’improvvisazione, se pur geniale, di provenienze fuori dal pensiero dell’Opera Lirica specialmente italiana.

Altro interrogativo: come raccontare Luisa Miller musicata da Giuseppe Verdi? Storia romantica, ma anche piena di riflessioni riconducibili ad oggi. Come raccontare al pubblico di oggi abituato a forme di spettacolo sempre più lontane dal mondo dell’Opera?

Convinto che i valori fondamentali, i sentimenti, le ingiustizie siano sempre e comunque riconoscibili, ho pensato di ricollocare la storia nell’ottocento. Come però giustificare tale scelta con i sostenitori della tradizione assoluta?

Quando nel 1784 Schiller scrisse Kabale und Liebe l’intenzione era collocarlo nella sua contemporaneità. La censura lo impedì - troppo rivoluzionario - e quindi lo traghetto nel 1600. Verdi ingaggiato dal Teatro San Carlo di Napoli si trovò a dover cambiare i nomi dei protagonisti. Non sarebbe stato accettato l’originale Ferdinand, avendo a Napoli Re Ferdinando; Lady Milford diventa Federica; l’apetto più importante drammaturgicamente è che Verdi trasforma Miller da un modesto violoncellista in un ex soldato carico di dignità e orgoglio. Dopo questo credo che lo spostamento di epoca non sia un’offesa a Verdi, ma bensì una riflessione su come l’abuso di potere sia sempre attuale. Il rapporto fra Luisa e Wurm è il problema sociale chiamato ricatto, attualissimo ancora oggi, specialmente nei confronti delle donne.

 A questo punto l’interrogativo diventava la scelta scenica. Dove fare svolgere la vicenda?

In una riunione collegiale con i mie collaboratori: Salvo Piro (che qui a Genova ha ripreso magistralmente la regia), con lo scenografo Rinaldo Rinaldi, con il costumista Alberto Spiazzi, con l’ingegnere delle luci Claudio Schimd e in accordo con la Direzione Artistica del Municipale di Piacenza nonché dei Teatri di Ferrara e del Ravenna Festival coproduttori, abbiamo deciso di tornare alle scene dipinte; ciò affinché esse dessero appieno l’evidenza della voglia di sole quasi impressionista del popolo, in contrapposizione con il mondo conservatore e reazionario del potere, perciò ambiente scuro pieno di libri polverosi e quadri rotti, segno di cultura solo ostentata.

Poi il problema che a me come cantante e spettatore ha sempre creato imbarazzo: è possibile che dopo un quadro della durata di quindici minuti si debba perdere la concentrazione dalla vicenda per un cambio scena che dura sempre troppo, quasi ad arrivare a farci dimenticare cosa è accaduto fino a quel momento? La soluzione escogitata dallo scenografo Rinaldi mi fece esultare di gioia. Problema risolto senza artifici moderni come diapositive o meccanismi elettronici, ma bensì tutto fatto nella maniera teatrale più antica: a mano. Rimanendo tuttavia in una lettura attuale cinematografica, quella della dissolvenza della luce e qui è subentrata la magia del disegno luce di Schmid. Altro elemento sono i costumi che con toni e disegni ben definiti fossero in grado di differenziare il pensiero popolare da quello autoritario. Qui la raffinatezza di Spiazzi si è fatta sentire e vedere.

Infine l’elemento molto spesso risultante passivo nel movimento scenico: il Coro.

Il Coro nelle opere di Verdi è quasi sempre un protagonista chiarificatore. Questo problema è stato risolto in maniera determinante dalla maestria di Salvo Piro che ha coinvolto ogni artista del Coro come artista solista.

Ci saremo riusciti? Sarà il pubblico a giudicare.

Noi abbiamo lavorato con entusiasmo confortati dalla gioia delle compagnie dei giovani l’anno scorso e dalla straordinaria compagnia di professionisti di questa edizione. Tutti grandi cantanti con i quali ho avuto il privilegio di cantare e che nel rapporto dei quali, prego di essere creduto, presentandomi in veste di “regista” ho provato non poco imbarazzo. Come potevo io loro collega dire cosa dovevano fare? Come interpretare una frase. Posso dire con un pizzico di orgoglio che tutti hanno condiviso la nostra impostazione lavorando sodo. Poi metteranno la loro personalità. E che dire di tutti i collaboratori artistici del Teatro Carlo Felice che alla fine di ogni prova ci hanno palesato la loro soddisfazione…. 

Ora però tocca ai fatti dimostrare se abbiamo raggiunto le intenzioni.

Da parte mia, e a nome di tutti i miei colleghi non resta che augurarvi tante emozioni nel nome di Verdi.

Leo Nucci

Teatro Carlo Felice Genova: Luisa Miller live on streaming

Martedì 18 Novembre 2014 inizio diretta ore 20.10

 

Il mio Boccanegra, più attuale che mai

Che personaggio è l'ex corsaro che si ritrova doge di Genova?

"Come scrisse Verdi, è un uomo che conosce la vita. Al pari dei padri nelle opere verdiane, è un ruolo che ho potuto avvicinare una volta passati i 40 anni, quando impari a fare piccoli gesti, sospesi tra il ricordo e la responsabilità. Al centro dell'opera c'è un messaggio molto attuale. Bisogna superare i conflitti che minano la coesione sociale e politica basata sui tornaconti personali. E che, oggi come nella Genova del Trecento, non permettono all'Italia di diventare patria nel vero senso della parola."

Il Giorno by Luca Salvi

The new album: "Kings and Courtiers"

Famed for his sonorous tone and imposing stage presence, ‘Rigoletto du jour’ Leo Nucci is considered among the foremost interpreters of Verdi. In this new solo recording the venerable baritone performs some of the greatest arias by the Italian maestro, reprising together with instrumental accompaniment many of the operatic roles on which he has built his illustriouscareer.

by Opus Arte

Kings & Courtiers Great Verdi Arias

Giuseppe Verdi 1813–1901

 

1    Cortigiani, vil razza dannata (from Rigoletto)

 

2    Il balen del suo sorriso (from Il trovatore)

 

3    Dio di Giuda (from Nabucco)

 

4    Dagli immortali vertici (from Attila)

 

5    Eccomi solo alfine – O vecchio cor, che batti (from I due Foscari)

 

6    L’esule

 

7    Di Provenza il mar, il suol (from La traviata)

 

8    Falstaff’s Notturno (Instrumental)*

 

Tre preghiere

 

9    La preghiera del poeta

 

10  Sgombra, o gentil

 

11  Invocazione a Maria Addolorata**

 

12  In braccio alle dovizie (from I vespri siciliani)

 

13  Alzati, là tuo figlio – Eri tu che macchiavi quell’anima (from Un ballo in maschera)


 

14  Per me giunto è il dì supremo – O Carlo, ascolta (from Don Carlo)

 

15  Mal per me che m’affidai (from Macbeth)

 

Leo Nucci baritone

Paolo Marcarini piano · Pierantonio Cazzulani, Lino Pietrantoni violins Christian Serazzi viola · Massimo Repellini cello · Marta Pettoni harp

Arrangements by Paolo Marcarini


*Composed by Paolo Marcarini on Falstaff’s themes

**Lyrics by Leo Nucci after Goethe

 

L'Elisir d’Amore “..Una ventata di poesia e di ottimismo"

“Poesia, poesia, sembra che non ci sia …. “ recitavano le parole di una famosissima canzone…

Ma la poesia c’è , eccome! Ed è la “padrona di casa “ di questo Elisir d’Amore dove tutto è armonioso, armonico, coinvolgente e … bello!

A Piacenza , l’ordinario diventa …. straordinario! Ma ciò non avviene con una bacchetta magica, bensì con il lavoro di cesellatura continuo e incredibile del regista Leo Nucci coadiuvato dal regista collaboratore Salvo Piro, dalla compagnia di canto, i giovani dell’ Opera Laboratorio, dal Direttore Stefano Ranzani e dalle maestranze tutte del teatro. Leo Nucci ” …corregge ogni difetto… “ ma a differenza di Dulcamara che è un ciarlatano, egli è un grande professionista della “parola cantata” e della musica.

La sua creatività è frutto di un rigoroso studio e di una continua ricerca del particolare per far emergere il generale: il risultato è di una rara e realistica bellezza .

Adesso che pseudo- registi vogliono stupire portando in scena il volgare e il brutto, questo Elisir dimostra che il bello è sempre bello e che per crearlo bisogna possedere un pizzico di buon senso e tanta genialità!

La poesia, la pittura, la musica e il canto sono quattro forme di ARTE e sono tutte espresse in questa messa in scena realizzata dal regista Leo Nucci per il Teatro Municipale di Piacenza.

Trattandosi della rappresentazione di un’opera lirica, la musica e il canto sono gli assi portanti dello spettacolo, ma sono supportati dalla poesia presente in ogni gesto scenico e dalla pittura creata con sapienti giochi di luce.

Che cos’è un dipinto? È l’armonizzazione del colore con la luce e un artista è tanto più grande quanto sa “modellare” la luce.

La luce e il tempo scandiscono la vita dell’uomo: l ’opera “Elisir d’Amore” inizia a mezzogiorno e termina il giorno dopo.

Incantevole la realizzazione dello scorrere del tempo: la scena è fissa e il passare delle ore viene dettato dalle varie gradazioni di luce, fortissima all’inizio poi calante fino al crepuscolo per ritornare più viva all’alba del giorno seguente.

L’ inizio è affascinante, da pelle d’oca, da mozzafiato: c’è un fermo immagine con colore e luce come se si stesse rappresentando un quadro del 700. Si rimane storditi ed estasiati dalla bellezza del “dipinto” .

Non vi rivelerò null’altro per lasciarvi il giusto della scoperta, della sorpresa e dell’incanto e non toglievi la possibilità di udire i vostri “Oh” entusiastici echeggiare in teatro

Vi narrerò solo della bellezza del riflesso del sole sulle foglie dell’albero che rendono reale il paesaggio e creano l’atmosfera del mese di giugno, del fondale che presenta all’orizzonte una nebbiolina tipica della foschia estiva e contribuisce a rendere il paesaggio magico. Questo Elisir d’Amore trasmette una ventata di ottimismo proprio oggi che ne abbiamo bisogno e ci invita a credere nella vita e nell’ amore, sempre!

In questo nostro mondo caotico dove non esiste più armonia, se non avete perso la capacità di stupirvi, venite a vedere questo straordinario spettacolo.

 

Libertà by Patrizia Zamboni

Crítica de L’elisir d’amore, Piacenza

Segunda edición de un proyecto al que Leo Nucci dedica muchos esfuerzos y tiempo, recortándolo a su inagotable e infatigable carrera artística. El ilustre barítono, asesorado por la innovadora y excelente directora general Cristina Ferrari en el Teatro Municipale de Piacenza, ciudad de la región Emilia Romagna muy cercana, por cierto a la capital lombarda Milán, se propone en calidad de docente y neo-regista, en pos de los jóvenes que intentan abrirse camino en el mundo de la ópera.

Camino difícil hoy en día por la crisis económica, pero no menos por una crisis de valores y un alejamiento progresivo de una tradición italiana del genero que, según Nucci hay que defender como patrimonio de la humanidad y nacional al mismo tiempo.

“Vamos por puntos“ declara Nucci alardeando simpatía arrolladora:

“1°) quiero rescatar a Nemorino. Un personaje tierno y enamorado reducido a menudo al rol del tonto del pueblo. El que canta “chiedi al rio perché gemente / dalla balza ov‘ebbe vita / corre al mar che a sé l‘invita / e nel mar sen va a morir“ no puede ser un imbécil: es un poeta!

2°) El Elixir termina con las palabras “Ciarlatano maledetto, che tu possa ribaltar“. Quiero con mi puesta en escena imaginar que acabo con todos los charlatanes… del teatro, y que gane el amor!

3°) En 1930 Giuliano Donati-Petténi autor del libro Donizetti, escribió: “El Elixir es una deliciosa fábula de que el genio latino bien firme y apoyado en la tierra desarrolla en situaciones placenteras con caracteres muy claros y decididos” esto es lo que yo quiero representar, un cuento con caracteres claros y decididos!

4°) Escribió Verdi en 1879 “Todos nosotros, Maestros, críticos y publico, hemos hecho lo posible para renunciar a nuestra nacionalidad musical. Hemos llegados en un punto que, un paso mas, y seremos “alemanizados” en esto como en muchísimas otras cosas”. Mi sueno es que el teatro de la opera italiana vuelva a ocupar el sitio que le corresponde históricamente. Lo hemos inventado nosotros, los italianos, y podemos reinventarlo si encontramos es orgullo y el respeto hacia nuestra historia artística. El mundo cambia, el progreso justamente no puede pararse, pero nosotros aun ensenamos al mundo entero estilo y buen gusto. Todo ello se puede leer con los ojos de la experiencia de hoy en día, pero sin usar “vulgaridad” despachándola por creatividad. Eso no es “renovar” el teatro. Es tan solo una moda mercenaria.

El País que ha inventado el Renacimiento, saliendo del Medioevo, debería ofrecer ideas de Su cultura, que está basada en la Cultura Clásica. Mi presunción y mi vanidad me llevan a sonar un Renacimiento todo italiano del mundo de la Opera Lirica, en el respeto de los textos escritos por los autores de la música y del libreto.”

Parece una declaración de guerra, pero es que el artista -y con él buena parte del publico italiano- que ha sufrido de todo en las producciones de los últimos tiempos está listo para dar batalla.

Este Elisir, aun mas que la muy lograda Luisa Miller de la pasada temporada, es prueba de ello. Con una compañía joven -todos por debajo de los 30 anos- pero con la batuta segura y profesional, además que fantasiosa y musicalmente respetuosa, de Stafano Ranzani, otra garantía de director “a la italiana”, músico y ex asistente del grandísimo Gianandrea Gavazzeni, a su vez paladín de Donizetti y de la música italiana en general. La partitura se ha ofrecido, por primera vez en Italia, desde los tiempos de su creación creo yo, completamente integral: este es otro merito. Le ha seguido, obedecienndo gustos a sus ordenes, la brillante Orquesta juvenil “Luigi Cherubini”, otro crisol de elementos entusiastas y muy bien preparados.

Un doble reparto, formado todo por debutantes -algunos de ellos pisaban por primera vez un escenario de opera- seleccionado con audiciones y preparado con meses de trabajo colectivo, donde los interpretes, por frescura y lozanía vocal y física eran, de hecho, todos de un excelente nivel y credibilidad en escena: en la función del domingo día 12 de octubre se han apreciado la soprano Giuliana Giangaloni, Adina de bella línea musical y fácil al sobreagudo, con una luz de lirico y matices de sensible adherencia con el pizpireta, pero finalmente humano personaje, muy adecuados. El tenor Francesco Castoro, Nemorino de grata voz, un poco tímido en principio, pero que tras la “Furtiva lagrima” levantó el teatro con pedido de “bis” y gritos de “bravo”. El barítono Andrea Vincenzo Bonsignore, Belcore tan bien formado y bien cantado, con voz de calidad y buena escuela, que al finalizar la función vimos llorar de alegría al ofrecerle la directora Ferrari un contrato para el futuro Il turco in Italia: esas son satisfacciones! Muy bien por presencia, simpatía y adherencia tanto vocal cuan escénica el bajo/barítono Daniel Giulianini (23 anos!) cual Dulcamara y perfecta la Giannetta de la soprano Ludovica Gasparri que Nucci quiso imaginar como Gina Lollobrigida, la “bersagliera” del celebre filme neorrealista Pan, amor y fantasía.

Esta fue la clave de la regia, que trasladó la época en nuestro “renacimiento” moral y económico de la segunda posguerra mundial. Como en la película, esa en blanco y negro aquí con colores deslumbrantes y atmosferas encantadoras gracias a la magnifica iluminación de Claudio Schimd, nos encontramos en el campo. En este caso de la Pedanía, del norte de Italia: un fondo pintado tan realísticamente por el genial escenógrafo Carlo Centolavigna y su asistente Rinaldo Rinaldi que a muchos les pareció una proyección de una foto. Los montes, el rio, los arrozales: todo muy realístico. Un grande olivo (tenía que ser una encina, nos comentó el buen Leo, pero como se utilizaron restos de una escenografía regalada por el Teatro alla Scala, lo que llegó era una olivera!) y el suelo recubierto por el césped. En el bastidor a la izquierda del publico una “osteria” de antaño, con la señal del teléfono publico, del estanco y el cartel que anuncia en el cine del pueblo precisamente reposición de la película “Pan amor y fantasía”. En este ambiente único, se desarrolla toda la acción, con una genial ultimación del coro, el magnifico del Teatro de Piacenza dirigido perfectamente por Corrado Casati, donde cada elemento tiene su caracterización. Inolvidable la de una vieja ama de casa, vestida de negro y totalmente idéntica a la inolvidable Tina Pica “Caramella” en el filme, interpretada con humor y destreza por Federica Bartoli, hermana de la mas famosa Cecilia. Su cameo causó mucha risa y gracia entre el publico que, por el maquillaje, llegó a pensar que el interprete fuera un hombre.

Mención especial merece el precioso vestuario creado por Artemio Cabassi, el que firma en su atelier trajes de gran gala para damas, pero que en esta ocasión supo “rebajarse”, con realismo singular y un cromatismo muy sugerente, al ambiente campesino: vimos a la sosia de Silvana Mangano en “Arroz amargo” con sus piernas esculturales, vimos un Belcore muy similar, por elegancia vistiendo el uniforme de gala de los Carabinieri, al inolvidable Vittorio De Sica, también sentado, por cierto, en la bicicleta con motor, el modelo “mosquito”, que cabalgaba en la película llevando a la Bersagliera sentada en el cano.

Todo coherente, todo alegre, todo eficaz: una dicha para los oídos y para los ojos.

Se repone en el Teatro Dante Alighieri de Ravena. Es de confiar y esperar que gire en muchos otros teatros, no solo italianos: para los extranjeros, hartos de tanta mamarrachada, sería de veras un bálsamo. Que digo bálsamo? El Elisir d’amore!

Adina: Giuliana Gianfaloni, Nemorino: Francesco Castoro, Belcore: Andrea Vincenzo Bonsignore, Dulcamara: Daniel Giulianini, Giannetta: Ludovica Gasparri. Director: Stefano Ranzani. Regia: Leo Nucci. Decorados: Carlo Centolavigna. Vestuario: Artemio Cabassi. Iluminaciòn: Claudio Schmid. M°del coro: Corrado Casati. Orquesta Juvenil “Luigi Cherubini”. Teatro Municipale, 12 de octubre 2014.

 Operaworld by Horatio Castiglione

 

L'Elisir d'amore, ovvero la commedia italiana

Uno spettacolo avvincente ed impegnato allo stesso tempo, questo Elisir d'amore, andato in scena domenica 12 ottobre presso il Teatro Municipale di Piacenza. Avvincente in quanto, pur seguendo un solco tradizionale, la regia ha saputo filtrare alcuni aspetti contemporanei che hanno arricchito la lettura dell'opera. Impegnato perché l'opera è stata eseguita con l'apertura di tutti i tagli e con una attenzione alla visione globale, una consapevolezza collettiva dello spettacolo veramente inusitati per un cast di giovani.

L'ottima regia di Leo Nucci si è rifatta direttamente alla Commedia italiana di Vittorio De Sica e Luchino Visconti. Il riferimento però è misurato: risulta, nello stesso tempo, intrigante e commovente. Una chiara allusione al «do ut des» che sempre è esistito tra l'opera buffa (passando dalla Commedia dell'arte) e la Commedia cinematografica (passando per quella teatrale) e che permette di comprendere questo Elisir d'amore attraverso una lettura delicata e dolente d'una meta-commedia.

La visione globale, di cui dicevo prima, non sottintende la negligenza del particolare che, anzi, è ben curato e offerto con naturalezza. Costumi (l'opera è ambientata gradevolmente negli anni Cinquanta del Novecento), oggetti, posizioni dei personaggi sul palcoscenico denotano un lavoro di massima precisione esercitato sul libretto (come raramente accade).

All'inizio del primo atto, i contadini, sotto un sole cocente, mangiano nelle gavette. Il libro, che Adina legge per far passare gradevolmente il tempo ai contadini durante la sosta, diventa veicolo simbolico, se non di supremazia, quanto meno di conoscenza, fino ad arrivare nelle mani di Belcore che non sa cosa farsene del libro (è uomo d'azione! Che diamine!) mentre è impegnato a corteggiare sia Giannetta, sia Adina. Infine, Dulcamara arriva in carrozza, in una carrozza tutta d'oro, in maniera da meravigliare i contadini e metterli in soggezione.

Che dire, poi, dell'attenzione con la quale si è gestito sia il tamburino (all'ingresso di Belcore) sia la tromba di Dulcamara, entrambi sul palcoscenico, seguiti passo passo dall'attento filo invisibile che li legava (costoro giovanissimi) alle indicazioni del direttore d'orchestra.

[...]

Concludendo. Uno spettacolo bellissimo pieno di poesia e grazia. Che dovrebbe girare per i teatri italiani ed essere conosciuto in ogni dove. Il tocco leggero dedicato al cinema, che ha caratterizzato la regia, ci rimanda ancora a «Bellissima», di Luchino Visconti (con Anna Magnani), dove l'Elisir d'amore è parte integrante della colonna sonora. Ancora, le mondine che qua e là si intravedono tra il coro, e che fanno parte integrante della campagna padana degli anni Cinquanta, richiamano alla memoria, volente o nolente, «Riso amaro» di Giuseppe De Santis (che commedia non è, anzi).

Acclamiamo alla ottima riuscita di questa operazione artistica con cantanti giovanissimi (alcuni tanto giovani da essere accompagnati dai genitori, certo felici di vedere la giusta ricompensa dopo tanti sacrifici). Tanto giovani da risultare impacciati, quando non defilati, al rinfresco dopo lo spettacolo. Tanto giovani da farci sperare in futuro ancora ricco di possibilità, di capacità, di mezzi e di potenzialità per la musica e per l'arte tout court.

 

bellininews.it by Francesco Cento

Con Nucci regista l’“Elisir” di Donizetti regala brividi al pubblico di Piacenza

[...] Un banco di prova che aveva il sapore del battesimo del fuoco; ma oltre al loro indiscutibile talento, ad affiancare questi straordinari ragazzi è stata la buona stella di un precettore quale Leo Nucci, che con straordinaria abnegazione ha messo da parte i panni del mattatore per vestire quelli del fine Maestro di bottega e affiancarli nota dopo nota fino a cucir loro addosso personaggi drammaturgicamente “tridimensionali”, calati nella regia che lui stesso ha voluto firmare. Prove sfiancanti, costate al grande baritono lodigiano non poche rinunce a inviti internazionali, ma che in una manciata di settimane hanno fatto il miracolo. Un miracolo frutto di un’équipe all’unisono, dalle luci di Claudio Schmid all’aiuto regia di Salvo Piro, fino alla raffinata presenza in buca di un indagatore della partitura quale Stefano Ranzani, instancabile tessitore di suggestioni insieme ai magnifici Cherubini della omonima orchestra giovanile; ne usciva la pasta lievitata di un Donizetti vitalissimo e quasi cameristico nell’intrecciare un’insinuante danza tra strumenti e voci. E infine, il coup de théâtre del Nucci più autobiografico: la trasposizione della vicenda nella provincia italiana dell’immediato dopoguerra, tra i sassi di un borgo probabilmente romagnolo, con i manifesti sui muri e le insegne di tabacchi e telefono sullo sfondo. Qui, tra avvenenti spigolatrici rubate a una scena neorealista e botole di fieno a seccare, nella severa osservanza di un arco temporale che dal meriggio giunge all’alba successiva, la storia poetica e rocambolesca di Nemorino e Adina respirava di un’autenticità mai vista. Tutto vero. Dalle uniformi dei carabinieri ai fucili 9138, alle lire in banconota con cui Belcore - il bravo Francesco Salvadori - paga Nemorino; e ancora, la roncola con cui l’innamorato deluso minaccia un gesto estremo, l’asinella che traina il carro su cui fa la sua apparizione Dulcamara, il pappagallo che appollaiato sulla spalla di un pa- esano sorveglia l’altrettanto esotico truffatore. Un sogno magicamente ricomposto, intinto nel sapore ingenuo e pieno di speranze di un’Italia di paese, famigliare e amabilmente impicciona. Da applausi a scena aperta il Nemorino di Marco Ciaponi, riscattato dall’ottusa patina del credulone e capace di toccare le corde di una mestizia profonda; già sicura e padrona della scena la Adina di Maria Mudryak, vent’anni da qualche giorno e una vocalità già brillante. E straordinario per presenza scenica, dominio tecnico e temperamento, il Dulcamara di Daniel Giulianini, già in possesso di tutte le pozioni – veleno e balsamo, seduzione e intrugli di mimica e verbalità – che fanno di un cantante un artista di razza. Domenica si replicava, con il secondo cast. 

 

Il Cittadino by Elide Bergamaschi 

 

October 14 2014

"L’elisir d’amore" al Municipale l’anteprima per le scuole

[...] “la scena unica, con un solo mutamento ospita l’azione che si svolge dal mezzogiorno all’alba del giorno successivo con una sequenza che dà alla vicenda un’indiscutibile plausibilità. «Una furtiva lagrima» si canta nella notte che volge all’alba, quando tutto sarà risolto. La melodia è notturna, ma il passaggio dal minore al maggiore, quando Nemorino intona «Cielo...», è l’annuncio di una speranza, di una gioia inaspettata prossima a venire come il nuovo giorno che sta per spuntare. Se non sei attento a questi aspetti così ben studiati da Romani e da Donizetti, travisi il senso dell’opera”. L’azione dell’opera, che nel libretto di Romani è ambientata nell’Ottocento, nella visione di Nucci viene trasportata al secondo dopoguerra, che in Italia fu un momento di grande speranza e che ha permesso al regista di fare un esplicito riferimento a un film bellissimo, come Pane, amore e fantasia, pur senza stravolgere nulla. Una regia dunque all’insegna del rispetto del teatro, con l’esplicita volontà di ricollegarsi alla grande scuola registica italiana, quella dei Visconti, quella degli Zeffirelli, in aperto contrasto con quel teatro di regia che secondo Nucci sempre più spesso fa scempio dell’opera lirica, con soluzioni che denotano una conoscenza molto lacunosa del libretto. L’Elisir di Nucci sarà quindi un Elisir ‘reale’ dove non vi è nulla di fiabesco.

L’obiettivo che si è posto il celebre baritono è quello di credere che “sia possibile riportare al centro dell’attenzione del pubblico un teatro d’opera moderno, ma rispettoso delle scelte dei suoi autori e libero da quei condizionamenti del teatro di regia che finiscono per soffocarlo. È un’operazione che coinvolge gli spettatori, ma prima ancora i giovani cantanti, per aiutarli ad accostarsi a un’opera con cognizione di causa e ai personaggi, approfondendone la personalità”.

 

Piacenzasera

Leo Nucci e il suo Elisir d'amore: "Sarà ispirato a Pane, amore e fantasia"

L'opera di Gaetano Donizetti, L'Elisir d'amore inaugurerà la Stagione Lirica 2014- 2015 della Fondazione Teatri di Piacenza sabato 11 ottobre alle 20,30 e in replica domenica 12 ottobre alle 15,30, con un'anteprima per il giovane pubblico delle scuole giovedì 9 ottobre alle 15,30. L'opera, che vede il ritorno alla regia del celebre baritono Leo Nucci dopo il successo dell'anno scorso con Luisa Miller, è l'esito finale del progetto formativo “Opera laboratorio 2014”.
E proprio il maestro Leo Nucci, ai nostri microfoni, ha spiegato la particolarità di questo progetto: “Si può fare ovunque ma ci vuole la volontà. E questa l’ho trovata solo a Piacenza. Basta con gli scandali, come hanno fatto di recente per il Don Giovanni, trasformato in una specie di pedofilo. Non mi sembra così moderno. Credo sia moderno, invece, scavare dentro la partitura, con una recitazione contemporanea, come se mettessimo in scena un film”. Anche per questo, ha precisato il maestro con una provocazione, “metterò in scena ‘Pane, amore e fantasia’ (pellicola del ‘53 di Luigi Comencini, ndr), perché si ispira all’Elisir d’amore. E vedrete che ci sta benissimo. Spero che si noti ma credo proprio di sì”.
Alla conferenza stampa a cui hanno presenziato anche il sindaco di Piacenza Paolo Dosi, l’assessore alla Cultura del Comune di Piacenza Tiziana Albasi, il Direttore della Fondazione Teatri Angela Longieri, il Direttore Artistico della Fondazione Teatri Cristina Ferrari, il direttore d’orchestra Stefano Ranzani.

Piacenza24

See you in Piacenza for Elisir!

L’ ELISIR D’AMORE (nuovo allestimento)

9 ottobre 2014 ore 15.30 (Anteprima per le Scuole)
11 ottobre 2014 ore 20.30 
12 ottobre 2014 ore 15.30

Interpreti
Adina Maria Mudryak, Giuliana Gianfaldoni
Nemorino Francesco Castoro, Marco Ciaponi
Belcore Andrea Vincenzo Bonsignore, Francesco Salvadori
Il dottor Dulcamara Daniel Giulianini
Giannetta Ludovica Gasparri

 Stefano Ranzani, direttore

Leo Nucci, regia

Salvo Piro, regista collaboratore
Carlo Centolavigna, scene
Artemio Cabassi, costumi
Claudio Schmid, disegno luci

Corrado Casati, maestro del coro

ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA

Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza e Teatro Alighieri di Ravenna

Piacenza: Preview of "L'elisir d'amore "

Piacenza: Work in progress for the new production of "L'elisir d'amore"

L'elisir d'amore a Piacenza, messa in scena teatrale di Leo Nucci

 

Ad aprire la Stagione lirica 2014/2015 sarà quindi L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti che andrà in scena al Teatro Municipale il 9 ottobre in anteprima per il giovane pubblico delle scuole, con recite l’11 e il 12 ottobre. 

Messa in scena al Teatro Municipale per la prima volta nel 1833, l’opera donizettiana viene ora proposta in un nuovo allestimento coprodotto da Fondazione Teatri di Piacenza e Teatro Alighieri di Ravenna, con la partecipazione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta da Stefano Ranzani e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati.

L’allestimento prevede due compagnie di canto formate da artisti scelti fra oltre 100 giovani che si sono presentati alle audizioni lo scorso maggio: il progetto della Fondazione Teatri “Opera Laboratorio 2014” vede come guida didattica principale Leo Nucci, una delle più importanti personalità artistiche del panorama internazionale, che curerà anche la messa in scena.

 

Progetto OPERA LABORATORIO 2014 

L’ ELISIR D’AMORE

 

9 ottobre 2014 ore 15.30 (Anteprima per le Scuole)
11 ottobre 2014 ore 20.30 
12 ottobre 2014 ore 15.30

 

Interpreti
Adina Maria Mudryak, Giuliana Gianfaldoni
Nemorino Francesco Castoro, Marco Ciaponi
Belcore Andrea Vincenzo Bonsignore, Francesco Salvadori
Il dottor Dulcamara Daniel Giulianini
Giannetta Ludovica Gasparri

Stefano Ranzani, direttore
Leo Nucci, regia

Salvo Piro, regista collaboratore
Carlo Centolavigna, scene 
Artemio Cabassi, costumi
Claudio Schmid, disegno luci

Corrado Casati, maestro del coro

ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA


Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza e Teatro Alighieri di Ravenna 

NUOVO ALLESTIMENTO

July 26 2014 - Addio Maestro Bergonzi

Oggi, purtroppo, si gira pagina: la tua immensa arte resterà ineguagliabile!

La nostra famiglia si unisce nel dolore alla tua adorata Adele, a Maurizio e a Marco e a tutti i tuoi cari. Io è Adriana abbiamo avuto il grande privilegio di cantare al tuo fianco e tu ci hai concesso l'onore della tua amicizia.

Ora e per sempre, a ricordo eterno della tua arte, ci restano le tue magistrali incisioni discografiche, vere lezioni per quei giovani che avranno l’intelligenza e l’umiltà di ascoltarle.

Non saremo presenti al saluto d'addio che certamente tutti gli amici e gli appassionati ti tributeranno, ma, anche se da lontano, il nostro pensiero sarà per te ed io canterò rammentando i tuoi preziosi insegnamenti.

Con sincero cordoglio alla cara Adele.

Grazie Maestro!

Leo Nucci e Adriana Anelli

Nucci, sono nato in fabbrica e difendo l'Opera di Roma

L'Opera di Roma la sentivo casa mia, vi ho debuttato nel 1967. A Roma ho vissuto per sette anni, vi ho cantato di tutto di più, lavorando con Zeffirelli, Guttuso, Menotti. L'ultima volta è stata il Nabucco diretto da Riccardo Muti. Per questo ho il cuore triste per la minaccia di chiusura. Spero che i sindacati che protestano, che sono il 30 percento sul totale, come ho letto, si ravvedano.

Parla Leo Nucci [...] Il padre nobile della lirica in Italia giudica la situazione paradossale che si è venuta a creare al teatro lirico romano.

Io nasco operaio, prima di cantare sono stato maniscalco e meccanico. Mio padre era minatore. Sono stato corista. Figuriamoci se non ho sensibilità sindacale. Ma questa è una storia diversa.

 

 

About Leo, when he's not singing...

Premio Le Muse, Palazzo Vecchio si trasforma nel Parnaso

Consegnato il prestigioso riconoscimento e nominati i nuovi accademici 

Firenze, 7 giugno 2014 - Una festa in nome dell’arte, intesa sotto tutte le sue forme di creatività e di genio. Sono infatti le «Muse» l’emblema del premio ideato e promosso negli anni da Giuliana Plastino Fiumicelli, attraverso il quale vengono assegnati ricoscimenti ai personaggi più meritevoli nei loro ambiti professionali.

Oggi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, davanti a un numerosissimo pubblico e alle maggiori autorità civili, militari e religiose, la solenne cerimonia per la 49° edizione del Premio Internazionale “Le Muse”. Fondato nel 1965, da allora si è consolidato divenendo sempre più ambito e prestigioso. Una qualificata giuria seleziona terne di nomi illustri e famosi nel campo delle lettere, delle arti, delle scienze, del cinema, della televisione. Insieme al vicesindaco Cristina Giachi, quest’anno Giuliana Plastino Fiumicelli ha consegnato i premi a Wim Backers nel simbolo dell’Apollo Musagete, Ignazio Gaudiosi per la Musa Calliope, Claudio Saporetti per la Musa Clio, Enzo Cucchi nel simbolo della Musa Erato, Leo Nucci nel simbolo della Musa Euterpe, Tullio Solenghi nel simbolo della Musa Melpomene, Boris Petrushansky per la Musa Polimnia,Francesco D’Episcopo nel simbolo della Musa Talia, Davide Bombana nel simbolo della Musa Tersicore,Paolo Blasi nel simbolo della Musa Urania, Milena Vukotic nel simbolo della X Musa (Cinema), Anna Moroninel simbolo dell’XI Musa (Televisione). Nel corso della cerimonia, a cui ha preso parte anche il presidente del consiglio comunale uscente, Eugenio Giani, sono stati presentati i nuovi accademici Isabella D’Antono, Giovanni Girardi, Paola Mosi.

 

La fondatrice  Giuliana Plastino Fiumicelli ha ricordato che il premio fu fondato nel 1965, quando era sindaco Giorgio La Pira: «Subito credette nella mia idea di dar vita al Premio — ha ricordato — appoggiandomi spiritualmente e aprendomi i saloni di Palazzo Vecchio. Quanti e quanti grandi personaggi hanno ricevuto quest’ambito riconoscimento nel corso degli anni. Benvenuti gli ospiti premiati quest’anno. Tutti riceveranno il Diploma di Accademico che attesta le loro grandi qualità. Godetevi questa città unica al mondo, capace di attrarre e sedurre qualsiasi persona la veda».

 

Olga Mugnaini

 

June 7, 2014: "Premio Internazionale Le Muse" for Leo Nucci

Torna il Premio Internazionale Le Muse che quest’anno vedrà fra le undici “muse” premiate il baritono Leo Nucci (Musa Euterpe), l’attore Tullio Solenghi (Musa Melpomene), Francesco D’Episcopo (Musa Talia), Paolo Blasi (Musa Urania) e per la televisione e per il cinema rispettivamente Anna Moroni e Milena Vukotic.

Tutti i premiati e i nuovi accademici: Isabella D’Antono, Giovanni Girardi, Paolo Mosi saranno presentati ed intervistati dalla fondatrice del Premio. “Il Premio Internazionale Le Muse – ha sottolineato il Presidente del Consiglio e Consigliere Regionale Eugenio Giani – è diventata la vera e propria occasione istituzionale rivolta al mondo della cultura e che per serietà e rilevanza dei personaggi premiati ha coinvolto l’Amministrazione Comunale fino a farla sentire pienamente identificata con le scelte che rappresentano l’intera città di Firenze.

I riconoscimento saranno consegnati il 7 giugno, alle 17 nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Tra i premiati degli anni precedenti Maria Callas, Vittorio De Sica, Andrea Bocelli, Luigi Comencini, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Ingrid Bergman, Mario Luzi, Uto Ughi, Alain Delon, Sophia Loren, Pippo Baudo, Zubin Metha, Carlo Verdone, Aurelio De Laurentis, Giorgio Albertazzi, Stefania Sandrelli, Milly Carlucci, Lorella Cuccarini, Isabella Ferrari, Giovanni Veronesi. Il Premio si avvale del patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Firenze, della Provincia di Firenze, del Club Amici delle Muse e anche quest’anno della medaglia e degli auguri del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

 Fonte: ANSA

 

"A tu per tu"

Sabato 24 maggio "A tu per tu" con Leo Nucci, uno dei più grandi baritoni di tutti i tempi.

Una carriera eccezionale che a 72 anni lo vede ancora sulla cresta dell'onda, con il recentissimo record della cinquecentesima recita di Rigoletto.

 

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May 24 2014, Radio 1 RAI: "A tu per tu"

Stefano Mensurati interview Leo Nucci, at 11.32 AM on Radio 1 RAI.

Una conversazione in diretta con un solo ospite alla volta scelto tra i protagonisti dell'attualità interna e internazionale. Un faccia a faccia con chi, nel suo campo, è arrivato alla vetta: statisti, scienziati, imprenditori, premi Nobel, campioni dello sport, personalità del mondo della musica, della cultura e dello spettacolo. Il racconto di un percorso fatto di sacrifici, testardaggine, forza di volontà, colpi di fortuna, ma anche di progetti futuri, perché la capacità di sognare, anche in chi è diventato qualcuno, non viene mai meno. "A tu per tu", per svelare gli aspetti meno noti e meno appariscenti di chi è riuscito a lasciare il segno.

Leo Nucci, un barítono de más allá

 

El barítono italiano participó este lunes en el ciclo de Lied en el Teatro de la Zarzuela, una velada que culminó con 45 minutos de propinas entre las que no faltó el aria «Si, vendetta», de Rigoletto, junto a la soprano María José Moreno


ABE.es by Alberto Gonzales Lápuente


May 8 2014

Leo Nucci vuelve a Madrid y pone a la Zarzuela en pie

Cuarenta y cinco minutos. Eso ha durado el bis que el barítono Leo Nucci ha regalado esta noche al público en su vuelta a Madrid cinco años después de su histórico bis en el Real. En esta ocasión ha sido la Zarzuela, que ha enloquecido con sus "lied" a la italiana pero, sobre todo, con su generosidad

EL CONFIDENCIAL by Concha Barrigós

 

May 6 2014

April 16 2014: Happy Birthday!

Zum 500. Mal "Rigo-LEO-tto"!

Lobgesang. Ein echtes "Halbes Jahrtausend-Ereignis" in der Staatsoper: Exakt zum 500. Mal (davon 32-mal in Wien) gab Italiens grandioser Bariton Leo Nucci (71) den Hofnarren des Herzogs von Mantua in Verdis "Rigoletto", was seine glühenden Verehrer dazu veranlasste, das 163 Jare alte Meisterwerk kurzerhand auf "Rigo-LEO-tto" umzutaufen. Opern-Chef Dominique Meyer (58) machte den Jubilar unter Standing Ovations das präctige Kostüm zum Geschenk. Groß gefeiert wurde noch in Aki Nuredinis "Sole".

Kurier

April 6 2014

KURIERKURIER [112 Kb]

April 4 2014 Wiener Staatsoper: SPECIAL EVENT

RAI5 Petruska: watch the video

RAI5 Petruska: Una voce poco fa (March 27 at 21.15)

È il grande baritono Leo Nucci il protagonista della puntata di “Petruška” dal titolo “Una voce poco fa”. Storico interprete di ruoli come Figaro nel “Barbiere di Siviglia”, come Nabucco o come Rigoletto, Nucci ha collaborato con i più grandi musicisti, da Claudio Abbado a Herbert von Karajan, da Luciano Pavarotti a Marilyn Horne, cantando nei più prestigiosi teatri del mondo. Michele dall’Ongaro lo incontra nel Teatro Municipale di Piacenza, dove sta interpretando “Simon Boccanegra” di Verdi. Insieme ripercorrono la straordinaria carriera del cantante, parlano di tecnica vocale, di interpretazione musicale e di arte scenica. La puntata prosegue con un’approfondita analisi della voce nell’opera, con esempi musicali che spaziano dal soprano leggero fino al basso profondo. Prezioso il contributo del foniatra Oskar Schindler e del didatta Erik Battaglia, che svelano i segreti dello strumento musicale per eccellenza: la voce umana.

Scavare il personaggio fino ad appropriarsene anche fisicamente

Dire che Leo Nucci è un grande Boccanegra non è una novità. Quello che colpisce nella sua interpretazione, oltre alla immutata resa vocale, è la voglia di continuare a scavare il personaggio fino ad arrivare ad appropriarsene anche fisicamente. Ci sono gesti, espressioni, reazioni che vanno oltre il cantante, oltre l'interprete. “Inventare il vero” scriveva Verdi, è quello che fa Leo Nucci ogni volta che sale su un palcoscenico.

 

 Patrizia Monteverdi Operaclick

 

Attesa per il "Simon Boccanegra"

Teatro sold out. Poche ore al debutto ufficiale di Simon Boccanegra, quinto titolo della Stagione Lirica 2013-2014 della Fondazione Teatri di Piacenza, in scena al Teatro Municipale domani 14 marzo alle 20,30 (Turno A) e in replica il 16 marzo alle 15,30 (Turno B).  Sono passati venticinque anni dall’ultima volta che il dramma verdiano fu rappresentato nel teatro piacentino, ma questo fatto non ha scalfito la sua attrattività sul pubblico, tant’è che entrambe le recite sono ormai sold out. Tanti i motivi alla base di tale successo. Da un lato un’opera, Simon Boccanegra, abbastanza complessa nel suo alternarsi di dramma politico e romantico allo stesso tempo, ma caratterizzata da una musica sublime e affascinante; dall’altro un cast “stellare”.  Al Municipale, infatti, a dar vita al Doge Boccanegra sarà il celebre baritono Leo Nucci affiancato dal soprano Davinia Rodriguez nei panni della figlia Maria, dal basso Carlo Colombara, il rivale Jacopo Fiesco e dal noto tenore Fabio Sartori, alias Gabriele Adorno il nobile amato da Maria. Insieme a loro sul palco il baritono Alexey Bogdanchikov, un perfido Paolo Albiani, il basso Simon Lim nei panni di Pietro, il tenore Ernesto Petti in quelli di un capitano dei balestrieri e infine il soprano Federica Vitali nelle vesti di un’ancella. A completare questo cast di elevate doti canori e interpretative l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna diretta da Francesco Ivan Ciampa e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza guidato da Corrado Casati. A Piacenza l’allestimento del Simon riprende quello del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno, avvalendosi quindi delle scene e dei costumi di Alfredo Troisi e delle immagine curate da Jean Baptiste Warurzel che conferiscono allo spettacolo una punta di astratto, così come ha voluto il regista Riccardo Canessa che ha concepito uno spettacolo estremamente snello, dai cambi veloci e semplici, ma non privo di citazioni sull’architettura genovese e su pochi simboli, netti e allegorici assieme.

 

Piacenza Sera

Premio speciale Milano per la Musica

Domenica 9 marzo al Teatro Filodrammatici di Milano Roberto Porroni consegna al Maestro Leo Nucci, il più importante baritono verdiano, il Premio Milano per la Musica – ITALIANA Assicurazioni. Un Quartetto originale con chitarra e trascrizioni d’epoca costituiscono la particolarità di questa matinée con le note di Schubert, respirando a fondo l’atmosfera Biedermeier di raffinati appuntamenti musicali. Prima dell’inizio dello spettacolo il direttore artistico della rassegna Roberto Porroni consegna al Maestro Leo Nucci, uno dei più grandi cantanti lirici verdiani, il premio Milano per la Musica – ITALIANA Assicurazioni. Leo Nucci, uno dei più grandi baritoni della storia dell’opera, è un interprete tuttora attivissimo ed è l’unico ad avere interpretato ben 500 volte il Rigoletto.

Recanati canta Gigli con Leo Nucci

La serata, organizzata dall’Associazione Beniamino Gigli, dall'Assessorato alle Culture del Comune di Recanati e dalla Fondazione Civica Scuola di Musica, ha aperto ufficialmente le celebrazioni per il centenario del debutto artistico di Beniamino Gigli, con il conferimento della Cittadinanza Onoraria al Maestro Leo Nucci, autentica leggenda della lirica. “Artista lirico tra i più acclamati del melodramma internazionale, musicologo colto, attento studioso degli strumenti vocali e interpretativi, individua ed indica nella maestria canora del nostro concittadino Beniamino Gigli i requisiti fondamentali per il conseguimento dell’eccellenza nell’arte lirica. Con il prezioso dono della sua voce fa onore all’Italia e alla musica lirica nel mondo, e con essa a tutti i più grandi protagonisti di questa nobile arte, primo tra tutti il nostro amato Beniamino.”

--> concert part 1

--> concert part 2

Nikla Cingolani

 

Cittadinanza Onoraria di Recanati

Il grande baritono sarà a Recanati il 28 febbraio per ricevere l’onorificenza. 

 L’Associazione Beniamino Gigli insieme all’Assessorato alla Cultura, ha deciso di conferire al grande baritono Leo Nucci la cittadinanza onoraria della Città di Recanati. Con questo riconoscimento inizieranno le celebrazioni del centenario del debutto di Beniamino Gigli. Leo Nucci canterà le più belle romanze del suo repertorio e le canzoni simbolo di Beniamino Gigli.  

Leo Nucci, presente a Recanati nel 2007 per la consegna del “Giglio D’Oro”, come grande appassionato di Beniamino Gigli, ha accettato di venire per questa occasione, con entusiasmo. E’ un personaggio che si distingue per generosità, simpatia e umanità. Con le 500 apparizioni nei panni del Rigoletto che si avvicina alla leggenda, perché nessuno come lui è riuscito a combinare perfettamente il canto con la gestualità del corpo e rendere l’interpretazione così intensa. Alla base di tutto vi sono lo studio e un’approfondita ricerca psicologica della verità del personaggio, basato su ciò che voleva l’autore. Dopo 40 anni di onorata carriera, la sua voce mantiene la freschezza di un tempo, ed è forse l’unico caso nella storia dell’opera che ha cantato il Rigoletto e il Barbiere in tutti i teatri più importanti del mondo.

Nikla Cingolani

Il baritono Leo Nucci registra il nuovo CD ai Teatini

Il celebre baritono Leo Nucci ha scelto Piacenza, e in particolare la Sala dei Teatini, per registrare il suo prossimo CD con l'etichetta londinese Opus Arte, molto conosciuta nel campo lirico in quanto etichetta della Royal Opera House Covent Garden di Londra.  Dal 3 al 5 febbraio il baritono sarà quindi impegnato insieme all'Italina Opera Chamber nella registrazione de “La parola scenica” - Riletture cameristiche del pensiero verdiano di Paolo Marcarini e Leo Nucci. Il CD, che dovrebbe essere realizzato entro il prossimo autunno, sarà distribuito in tutto il mondo sia in formato digitale sia nell'usuale supporto.

Il gigante Leo Nucci un ospite molto speciale sul palco del Maggio

Il 4 aprile, pochi giorni prima di compiere 72 anni, Leo Nucci indosserà per la cinquecentesima volta il costume di Rigoletto. Succederà all' Opera di Vienna, teatro dove il baritono di Castiglione dei Pepoli ha cantato 300 volte. Del resto Nucci è Rigoletto. È anche Nabucco però (lo ha impersonato 220 volte).E insommaè pure l' interprete di riferimento per tutti gli altri personaggi che Giuseppe Verdi ha scritto per voce di baritono. Perciò sarà davvero una festa (domenica 26 ore 15.30, e giovedì 30) ascoltarlo nel "Nabucco" in scena al Comunale.


"Rigoletto l'ho debuttato non prima dei trent' anni, a Legnano, 1973, con mia moglie Adriana Anelli incinta di sei mesi che interpretava Gilda. Per Nabucco ho aspettato lo scoccare dei cinquant' anni: in precedenza me l' avevano proposto mille volte, eppure non avevo mai ceduto. Lo stesso successe con Macbeth. Nel 1979 Claudio Abbado mi propose di tenerne tre recite alla Scala in sostituzione di Cappuccilli, sul momento accettai, ma per fortuna Adriana mi fece aprire gli occhi. Mi disse: se lo canti bene, nessuno se ne accorgerà dato che ci sono già due grandi come Cappuccilli e Bruson che lo fanno divinamente; se invece lo canti male, ti pioveranno addosso le critiche del mondo intero. Perciò andai nell' ufficio di Abbadoa disdire l'impegno. Lui non voleva che rinunciassi. A convincerlo fu Cappuccilli, nel frattempo entrato nella stanza, quando gli disse: ' Se proprio vuoi rovinarlo, costringilo a fare questo Macbeth'. Perciò il mio primo Macbeth data al 1987, nella versione cinematografica con la regia di Claude D' Anna presentata a Cannes, e in teatro lo cantai nell' 89 a Marsiglia".


E ora, quali parti rifiuta di cantare? «Per esempio il Conte di Luna nel ' Trovatore' . Che senso avrebbe? E' un ragazzo di diciott' anni. Preferisco concentrarmi piuttosto sui padri verdiani». Lei considera la recitazione, nell' opera, non meno importante del canto. Mai pensato di dedicarsi alla prosa? «Ho iniziato recitando in filodrammatiche di provincia e mi sono sempre considerato un attore che canta. Al punto da vagheggiare spesso una messinscena del ' Falstaff' shakespeariano con l'amico Gigi Proietti, lui protagonista, io nella parte di Ford».

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Leo Nucci intona il «Nabucco» ed è un trionfo

L’interpretazione del complesso personaggio verdiano è  veramente ardua sia sul piano  scenico che su quello vocale. La gestualità è intenzionalmente ridotta da Nucci all’essenziale. Al suo ingresso – senza , Deo gratias e sentite grazie al regista, il solito sbrilluccicante cocchio alla Cecil De Mille – basta qualche suo lento passo e l’attenzione si concentra tutta su di lui sino alla fine dell’opera.

All’interprete di Nabucco è richiesta una ricchissima tavolozza timbrica che Nucci dispiega in maniera emozionante. Svaria infatti dalla smisurata hybris del vincitore («Giù… Prostrati, non son più Re, son Dio») all’atterrito smarrimento dinanzi alla terribile punizione inflittagli da Jehovah («Ahi miserando veglio, l’ombra tu sei del re»), dalla richiesta di perdono al «Dio degli Ebrei», alla graduale ripresa di dignità regale e di forza spirituale («Oh prodi miei, seguitemi») sino al pentimento e all’adorazione del Dio «di Israello», deposta ogni superbia («Ei solo è grande, è forte»). E non dimentichiamo i toccanti accenti che Verdi conferisce a Nabucco-padre. Nucci conosce insomma a menadito il significato della verdiana “parola scenica”.

Si parla di una seconda giovinezza canora di questo grande baritono. Indubbiamente sin dall’esordio poté esibire una straordinaria facilità agli acuti: ricordo un travolgente Figaro nel «Barbiere di Siviglia». Ma accanto ai generosi doni della natura, c’è stato un ininterrotto studio (il «lungo studio e ‘l grande amore» di dantesca memoria), un paziente e continuo bilancio e scandaglio dei propri mezzi vocali, insieme ad una approfondita analisi psicologica dei personaggi affrontati. I risultati sono  tangibili e manifesti. Una lezione da meditare per chiunque voglia intraprendere la a dir poco difficile carriera di cantante lirico.

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January 20

"La musica ha perso uno dei più grandi Direttori d’orchestra di tutti i tempi, l’Italia ha perso un grande uomo di Cultura ed io anche un caro amico.

Ciao Claudio"

Piacenza sede della nuova “Opera laboratorio”


Sarà Piacenza la città prescelta per ospitare il nuovo progetto del noto baritono Leo Nucci, “Opera Laboratorio”: in pratica per tre anni la nostra realtà diventerà un vero e proprio laboratorio di formazione di nuove voci, che saranno scelte nelle audizioni di maggio e che poi verranno impiegate nella realizzazione di una opera lirica da rappresentare al Teatro Municipale.

Ad annunciarlo sono stati, oltre a Nucci, il sindaco Paolo Dosi, l’assessore alla Cultura Tiziana Albasi, il direttore e il direttore artistico della Fondazione Teatri Angela Longieri e Cristina Ferrari.

Piacenza: "La parola scenica" recital di Leo Nucci

“La Parola Scenica”, questo il titolo delle spettacolo che lo stesso Nucci, insieme al pianista Paolo Marcarini, ha ideato con l'evidente obiettivo di focalizzare l'attenzione su uno dei basilari requisiti pretesi da Giuseppe Verdi agli artisti protagonisti delle sue opere. 


In quest'anno di festeggiamenti legati al bicentenario verdiano, fra i tanti eventi che non hanno portato nulla di nuovo né di particolarmente indimenticabile, riteniamo questo approfondimento di Nucci sul significato di parola scenica e vocalità verdiana, fra le poche realizzazioni veramente degne di nota e di memoria. 

La serata piacentina si è conclusa con il pubblico del Teatro Municipale tutto in piedi ad omaggiare con straripante entusiasmo Leo Nucci. 

Nucci, da Attila a Falstaff con ardore

Tanti applausi al recital del baritono con l’Italian Chamber Orchestra    

Stagione Concertistica, pioggia di applausi per Leo Nucci

Concepito come un nuovo, vero spettacolo, col susseguirsi di romanze da camera e arie d’opera col ritmo incalzante delle azioni di un dramma verdiano, l’imperdibile appuntamento, che ha visto Leo Nucci accompagnato dall’Italian Chamber Opera Quintet (Paolo Marcarini, pianoforte – arrangiamenti; Pierantonio Cazzulani, violino; Christian Serazzi, viola; Andrea Cavuoto, violoncello; Marta Pettoni, arpa), è stata un ulteriore occasione per celebrare i duecento anni della nascita del grande compositore bussetano e per la quale la Fondazione Teatri ha ottenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali la possibilità di fregiarsi del logo nazionale per le celebrazioni del Bicentenario della nascita del Maestro nonché di quello regionale denominato “Verdi200”.

Porto in scena la parola musicale

Leo Nucci stasera al Municipale apre con un recital la Concertistica    

Leo Nucci domani al Municipale: "Cantare Verdi è sempre un'emozione"

La strada nel bosco RAI TV

Scommessa vinta per “Luisa Miller” firmata Leo Nucci


"É andata!"  sussurra Leo Nucci, dietro le quinte di un Municipale “tutto esaurito”, mentre scrosciano gli elettrizzati applausi del pubblico alla fine del primo atto della Luisa Miller di Giuseppe Verdi.


E gli occhi del leggendario baritono, che per molti è il massimo cantante verdiano tuttora in atttività, si riempiono di lacrime...  

Luisa Miller, un'eroina da applausi


Un successo caldissimo ha salutato ieri sera, in un Municipale gremito, la rappresentazione dell'opera di Giuseppe Verdi Luisa Miller, con un cast di giovani voci molto applaudito, che ha aperto la stagione lirica 2013-­2014 in un allestimento che rientra nelle manifestazioni ufficiali del Bicentenario verdiano, con l'ambito imprimatur del ministero per i Beni e le Attività culturali. Questa Luisa Miller è coprodotta dalla Fondazione Teatri di Piacenza, dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e dal Teatro Alighieri di Ravenna in collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna.

Grande successo per la prima di Luisa Miller al Municipale di Piacenza

In platea anche Michele Mirabella. Applausi per i giovanissimi interpreti e diretta streaming


Non proprio un debutto per Nucci la messa in scena, ma certo in questo caso l'emozione di stare dietro le quinte si legava anche ad altro, all'impegno di guidare verso il grande teatro, giovanissimi interpreti e promesse del belcanto. Orgoglio e soddisfazione per questa Luisa Miller, ottima produzione  nonostante le poche risorse. Un successo caloroso la prima di sabato scorso al Municipale, prima anche di tutto un cartellone in gran parte dedicato a Verdi. 


La produzione piacentina, divulgata per la prima volta in diretta streaming sul sito della regione, verrà replicata martedì 15.00 sempre alle 20.30. Aspettando i Vespri siciliani, in programma venerdì 29 novembre e soprattutto ancora leo Nucci, questa volta in scena, con il recital "Tutto Verdi-La parola scenica" un progetto che parte da Piacenza il primo novembre e che il grande baritono porterà in tutto il mondo.


Luisa Miller a Piacenza


Intervista a Leo Nucci

Luisa Miller a Teatro per i 200 anni dalla nascita di Verdi


Secondo Nucci è importante rimettere al centro il dramma, Verdi, la coerenza e l’intelligenza della drammaturgia che spesso e volentieri non viene rispettata dalle scelte dei registi.


Lui stesso non si definisce regista perchè “il regista è Verdi. Io mi limito a mettere in scena Luisa Miller”.


Un compito comunque per nulla facile poiché “si tratta di rappresentare il dramma curando con attenzione la coerenza di ogni gesto, coordinando i gesti stessi con il canto, dando pieno risalto alla drammaturgia musicale”.

...queue in Tokyo: autographs after Rigoletto's premiere!

Rigoletto's premiere in Tokyo: "Cortigiani, vil razza dannata" live

 

Listen live

Luisa Miller a Piacenza, messa in scena teatrale di Leo Nucci

Giovedì 10 ottobre 2013 ore 15.30 (Anteprima per le Scuole)
Sabato 12 ottobre 2013 ore 20.30
Martedì 15 ottobre 2013 ore 20.30


Interpreti: Solisti del Corso d’alto perfezionamento per interpreti del canto con specializzazione nel repertorio verdiano


Direttore: Donato Renzetti 

Messa in scena teatrale: Leo Nucci


Orchestra giovanile Luigi Cherubini 

Coro del Teatro Municipale di Piacenza

In Giappone per l'ottava tournée a Tokyo del Teatro alla Scala

"Nei cast, in cui spiccano alcune delle più belle voci italiane come Ambrogio Maestri, Barbara Frittoli e Daniela Barcellona,  un personale record spetta a Leo Nucci, che in Giappone canterà il suo Rigoletto numero 493."

"In particolare la rappresentazione di Rigoletto del 15 settembre sarà registrata con il nuovo sistema sperimentale super High Vision, visibile in diretta nel piazzale NHK di Tokyo, nella sede di Sendai della NHK e,  in Public Viewing, nelle località della regione di Tohoku colpite dalla catastrofe naturale e dall’incidente nucleare di Fukushima." 

La "Luisa Miller" dei giovani sotto lo sguardo di Verdi

Va, pensiero...

Concorso Internazionale Voci Verdiane